Dotan – Diamonds In My Chest

DOTAN torna a «parlarci» con la sua musica Diamonds In My Chest su Radio Kiss Kiss dal 29 settembre

Il ritorno dell’artista che ha bucato i nostri cuori

“Numb”, “No Words”, “There Will Be A Way”, “Mercy”… Quattro Hit saldamente nelle classifiche per mesi, due dischi d’oro… Non (solo) in Israele o in Olanda, le due patrie natie di Dotan, ma in Italia.
Sì, il nostro Paese è come casa per questo artista e i numeri raccolti negli anni, i suoi successi sul nostro territorio sin dall’esordio, sono una conferma di un più ampio riscontro internazionale. Questo riconoscimento sancito dal Bel Paese è la conseguenza di una peculiarità, un valore intrinseco del Dotan artista e uomo: la professionalità.

Il cantautore, polistrumentista e produttore discografico israeliano naturalizzato olandese è un musicista, un perfezionista, non un entertainer che fa spettacolo tra fumi e luci, distraendo la platea dal contenuto. Potremmo definirlo riservato, schivo, eppure Dotan ha bucato i nostri cuori, parlandoci direttamente. Come? Con la sua musica. Dotan si esprime in note, in pentagrammi, e il suo approccio professionale è un bell’esempio di come la qualità possa ancora trovare spazio tra le pieghe di un palinsesto o di una playlist.

Un viaggio che batte al tempo neo-folk.
Dotan torna da un viaggio attraverso il deserto della California, e oltre a documentare il percorso con la sua macchina fotografica, scrive un disco, il suo nuovo album in uscita nel 2024, di cui Diamonds In My Chest è l’apripista (in radio dal 29 settembre).

In questo percorso ritrova appunto se stesso, torna alle origini del suo sound, tralascia l’elettronica, o meglio la tiene racchiusa tra le mani per far sfogare la sua chitarra acustica. La ricerca di un sound più organico, in cui i suoni sintetici sono al servizio della scena e non attori protagonisti.
Lo stile è sempre targato Dotan, ma il tessuto sonoro si rinnova per un senso di riscoperta delle radici. Il Dotan che tutti abbiamo fin qui apprezzato era crepuscolare, meditativo, concavo: il Dotan odierno è più luminoso, più aperto: in una parola solare.

«Volevo sentire i cigolii della chitarra e le imperfezioni del suono, per renderlo grezzo». Così certifica la propria ispirazione odierna Dotan.
I cigolii ci sono tutti, così come i cori da stadio del ritornello e la cassa in quattro che genera una naturale sensazione di musica live. Come un busker, artista di strada che però ha dalla sua l’effetto megafono di una grande produzione, una cassa di risonanza che si propaga da un ideale palcoscenico. Il pubblico che dalle radio ascolterà Diamonds In My Chest sarà una teorica platea virtuale, con ramificazioni ipoteticamente infinite.

DIAMONDS IN MY CHEST – TESTO

Like a stranger to myself
With these pockets empty
Oh, my head’s a carousel
It’s a long way down to never land

I left my soul on the shelf
Never cried for help
In my blood, now my bones are ready
Oh, my love, you never left
Like diamonds in my chest
We will roam to where our legs will carry

Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh

Oh, your eyes like rising suns (oh)
The light is blinding (oh)
Like whispers from your tongue
It’s a long way out and back again
It’s a long way out and back again

I left my soul on the shelf
Never cried for help
In my blood, now my bones are ready
Oh, my love, you never left
Like diamonds in my chest
We will roam to where our legs will carry

Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh

It’s a lonely house when no one’s home
It’s a long way down, so don’t let go
It’s a lonely house when no one’s home
It’s a long way down, long way down
It’s a lonely house when no one’s home (Oh-oh, oh-oh, oh)
It’s a long way down, so don’t let go
It’s a lonely house when no one’s home (Oh-oh, oh-oh, oh)
It’s a long way down, long way down
It’s a lonely house when no one’s home (Oh-oh, oh-oh, oh)
It’s a long way down, so don’t let go
It’s a lonely house when no one’s home (Oh-oh, oh-oh, oh)
It’s a long way down, long way down
Oh-oh, oh-oh, oh
Oh-oh, oh-oh, oh-oh, oh

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