Rkomi: «Per un artista è importante esplorare territori nuovi»

Rkomi è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss per parlare della sua carriera e del suo tour di successo.

Questa mattina Rkomi è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss.

Pochi giorni fa è stato il tuo 28° compleanno. Hai festeggiato?
«In realtà non ho festeggiato, perché avendo molte date una dietro l’altra, dovevo fare il bravo. Però nell’ultimo anno ho fatto valanghe di feste e avevo già dato. Ho fatto una cena con amici e poi a letto presto. Non sono un grande amante del mio compleanno.»

Lo scorso 4 aprile il tuo album “Taxi Driver” ha ricevuto il quinto disco di Platino.
«Sì, sono felicissimo e abbiamo festeggiato. Però io dico sempre che fare musica è come farsi la barba, perché il giorno dopo devi ripartire da zero. Sono felicissimo ma si riparte.»

Tra il tuo penultimo album “Dove gli occhi non arrivano” e il tuo ultimo “Taxi Driver” sono passati due anni. Come hai impegnato questo tempo?
«Ho fatto tante cose tra cui accompagnare il pubblico nei miei progetti, perché gli ascolti cambiano. È complicato far rendere conto il pubblico del tuo presente, perché il tempo passa e si cambia.»

Stai facendo tanti concerti in questo periodo che anticipano il Summer Tour.
«Sì, e il Summer Tour sarà ancora più intenso con circa 36 date. Si tratterà di piazze e grandi Festival.»

Rkomi, nella tua carriera artistica c’è stata un’evoluzione, giusto?
«Sì, e ci doveva essere, per come sono fatto. Il discorso “Taxi Driver” è una questione di dialogo, che è veramente importante per il lavoro che faccio. È importante circondarsi di persone giuste che ti capiscano, con cui parlare e con cui confrontarsi. Non sono una grande fan del team “yes man”, realtà a cui molti sono abituati, ed è forse per questo che mi sta andando bene, e speriamo continui così (non vorrei tirarmela addosso). È molto importante avere persone intorno che ti dicano di no se stai sbagliando e se non è corretto ciò che stai dicendo. “Taxi Driver” arriva un po’ da questo confrontarsi anche con gli artisti e cambiare territorio. Soprattutto, (cosa che non facevo all’inizio) sto andando in territori in cui non pensavo di poter fare bene. Per esempio, in un brano come quello con Tommaso Paradiso, più nelle sue corde, temevo non fosse adatto a me, poi in studio mi sono trovato benissimo ed è nato naturalmente. Quindi è importante scontrarsi con qualcosa di nuovo per poi capire se può essere il tuo forte.»

Tu hai dimostrato grande talento e di avere nervi saldi. Ma ogni tanto piangi?
«Sì, tantissimo. Ed è quella la peculiarità che mi ha reso così forte. Sono molto sensibile. Poi più che piangere, mi commuovo. Se mi trovo una scena triste davanti, mi commuovo, ma non piango. Mi faccio influenzare al punto da sentirmi male, come se fossi io la persona coinvolta. Mi piace essere introspettivo.»

Tu sei molto spesso senza maglietta. Ma cosa ti hanno fatto le t-shirt?
«In realtà, ci sono due cose al riguardo: la prima è che non me ne frega niente, la seconda è che si sta più comodi. E soprattutto, io sono uno che si lancia sul palco, infatti i pantaloni di pelle che indosso, e che si rovinano, sono fatti proprio per questo.»

A parte la doccia e altro, Rkomi cosa fa di solito nudo?
«Beh, in realtà io in casa sto sempre in slip. Poi non è che faccio molto altro. Ora ho iniziato un percorso di teatro in cui c’è del contatto, ma non siamo nudi.»

A giugno aprirai il concerto degli Imagine Dragons. Sei emozionato?
«Me la sto facendo sotto, si può dire? Perché ci saranno 35mila persone non mie, ed è quello il bello. Comunque sono contento, sarà una bella sfida quella di prendere un pubblico che non è tuo.»

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