Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso il suo netto dissenso rispetto al piano del governo israeliano di accelerare l’annessione della Cisgiordania. A riferirlo è Axios che, citando fonti della Casa Bianca, riporta: ” Una Cisgiordania stabile mantiene Israele sicura e si trova in linea con l’obiettivo dell’amministrazione di raggiungere la pace nella regione”. Trump avrebbe comunicato direttamente la propria posizione al premier Benjamin Netanyahu, sottolineando che un passo simile potrebbe minare la stabilità della regione. Fonti americane citano anche preoccupazioni per le possibili conseguenze internazionali di una mossa unilaterale da parte di Israele, segnando un cambio rispetto alle posizioni statunitensi precedenti sulla questione israelo-palestinese.
Le mosse del governo israeliano
Nonostante le pressioni internazionali, il premier Netanyahu non ha rilasciato commenti pubblici sulla posizione di Trump. Il governo israeliano starebbe valutando misure drastiche per accelerare la costruzione di insediamenti nei territori palestinesi, ribadendo l’intenzione di proseguire con il piano di espansione. Il dibattito interno al governo rimane acceso, con alcune fazioni che chiedono di non cedere alle richieste statunitensi.
Nuove misure per gli insediamenti
Israele ha già avviato procedure per facilitare la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, invalidando la legge giordana del 1953 che limitava l’acquisto di terre da parte di cittadini ebrei. Le misure prevedono l’apertura dei registri di proprietà, l’ampliamento del controllo israeliano su Hebron e la creazione di governi locali paralleli per i coloni. Le autorità palestinesi hanno definito queste azioni “una provocazione”, chiedendo l’intervento della comunità internazionale.
Reazioni della comunità internazionale
Secondo esperti di diritto internazionale come Eitan Diamond (Centro Internazionale di Diritto Umanitario), le nuove misure israeliane costituiscono un’annessione de facto di zone della Cisgiordania, contravvenendo al diritto internazionale e agli Accordi di Oslo. La Corte Internazionale di Giustizia e l’ONU considerano la Cisgiordania territorio occupato, e la presenza israeliana deve essere temporanea e amministrata per il beneficio della popolazione locale. La UNESCO e la UE hanno ribadito che l’espansione degli insediamenti viola i diritti dei palestinesi e ostacola la soluzione a due Stati.
Il punto di vista israeliano
Alcuni giuristi come Eugene Kontorovich sostengono che Israele possa derogare la legge giordana, definendo la Cisgiordania “territorio in disputa” e non parte ufficiale dello Stato giordano. Il governo israeliano ha approvato le misure tramite il gabinetto di sicurezza, senza passare dal Parlamento, con l’obiettivo di applicarle prima delle elezioni nazionali di ottobre 2026. Il ministro ultranazionalista Bezalel Smotrich ha confermato che le decisioni entreranno in vigore senza ulteriori ratifiche parlamentari.
L’allarme dell’ONU e dell’UE
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha invitato Israele a revocare le misure, ribadendo che gli insediamenti nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, sono illegali e violano il diritto internazionale. Il portavoce dell’ONU, Stéphane Dujarric, ha definito le azioni “coercitive” e dannose per le prospettive della soluzione a due Stati. La UE, tramite Anouar El Anouni, ha condannato le decisioni israeliane, sottolineando che contraddicono direttamente gli Accordi di Oslo e rischiano di creare nuove realtà che minano la pace nella regione.