Super Bowl LX, Trump contro l’Halftime Show: “Il più brutto di sempre”

Duro scontro al Super Bowl LX: mentre Bad Bunny lancia un messaggio di unità durante l’Halftime Show, Donald Trump attacca lo spettacolo definendolo “il più brutto di sempre” e “uno schiaffo all’America”.

Il Super Bowl LX non ha acceso solo i riflettori sul football americano, ma anche un durissimo scontro politico e culturale. Al centro delle polemiche lo show dell’intervallo firmato da Bad Bunny, finito nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che su Truth ha attaccato frontalmente l’esibizione definendola “uno schiaffo in faccia all’America”.

L’attacco di Trump su Truth

Poche ore dopo l’Halftime Show, Trump ha affidato ai social il suo giudizio senza appello:
“Lo show del Super Bowl è stato assolutamente terribile, uno dei peggiori di sempre! Non ha alcun senso ed è un affronto alla grandezza dell’America”.
Nel messaggio, il presidente ha criticato in modo diretto Bad Bunny, accusando la performance di non rappresentare “gli standard di successo, creatività o eccellenza” del Paese. Ancora più duro il passaggio sul linguaggio e sulle coreografie: “Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio e il ballo è disgustoso, soprattutto per i bambini che lo guardano”.

Trump ha poi allargato il tiro al sistema mediatico, prevedendo recensioni positive da parte di una stampa che, a suo dire, “non ha la minima idea di cosa succede nel mondo reale”, chiudendo il post con il consueto slogan: “MAKE AMERICA GREAT AGAIN!”.

Il Super Bowl in campo: Seahawks senza rivali

Sul terreno di gioco, la finale non ha avuto storia. I Seattle Seahawks hanno dominato i New England Patriots imponendosi per 29-13 in un Super Bowl a senso unico. Una vittoria netta che, però, è passata quasi in secondo piano rispetto al clamore suscitato dallo spettacolo dell’intervallo e dalle reazioni politiche che ne sono seguite.

Il trionfo di Bad Bunny e il messaggio di unità

Secondo il racconto dell’ANSA, il vero protagonista della notte è stato proprio Bad Bunny. Forte delle tre vittorie ai Grammy della settimana precedente, tra cui il premio per il Best Album, l’artista portoricano ha portato al Levi’s Stadium di Santa Clara la sua “casita rosa” e un messaggio esplicito di unità.
“Assieme siamo l’America, l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”, ha dichiarato dal palco, trasformando l’Halftime Show in una celebrazione delle diverse anime del Paese.

Un’America plurale sul palco

Lo spettacolo ha ricreato allo stadio un vero e proprio villaggio multiculturale: tra il pubblico e sul palco sono apparse star come Lady Gaga, Ricky Martin, Cardi B, Pedro Pascal e Jessica Alba, insieme a persone comuni. Non sono mancati riferimenti simbolici, come una taqueria di Los Angeles e uno degli ultimi social club portoricani di New York.
Un momento particolarmente evocativo è stato quello del bambino a cui Bad Bunny ha regalato il grammofono d’oro dei Grammy, gesto che per molti ha richiamato recenti casi di cronaca legati alle deportazioni e che ha toccato emotivamente parte dell’opinione pubblica americana.

Trump assente e lo scontro culturale

Trump ha seguito il Super Bowl da Mar-a-Lago, spiegando l’assenza allo stadio con la distanza dalla West Coast ma anche con la contrarietà alla scelta della Nfl di affidare l’Halftime Show a un artista che canta prevalentemente in spagnolo. Alla vigilia aveva già preannunciato che lo spettacolo lo avrebbe offeso.
In alternativa, il presidente ha dichiarato di aver seguito in streaming un concerto pro-MAGA organizzato da Turning Point USA con Kid Rock, in netto contrasto con il messaggio di inclusione proposto al Super Bowl.

Una festa che divide

Tradizionalmente il Super Bowl è considerato una festa laica capace di unire gli Stati Uniti, al pari del Thanksgiving. L’edizione LX, però, ha messo in evidenza una frattura profonda: da un lato la visione di un’America plurale e multiculturale rappresentata da Bad Bunny, dall’altro la reazione durissima di Trump, che ha letto lo show come un affronto ai valori nazionali.
Ancora una volta, lo sport e lo spettacolo si sono trasformati nello specchio di un Paese diviso, dove anche l’Halftime Show diventa terreno di scontro politico e identitario.

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