Negli ultimi due anni, il basket universitario americano ha vissuto una vera e propria rivoluzione grazie all’introduzione dei diritti di immagine e sponsorizzazione per i giocatori, il cosiddetto NIL (Name, Image, Likeness). Questa normativa consente agli atleti di guadagnare milioni attraverso sponsorizzazioni e campagne pubblicitarie, anche prima di entrare a pieno titolo nel mondo professionistico.
Il caso Amari Bailey
Amari Bailey, 21 anni, ex giocatore di UCLA, non è solo stato scelto nel Draft NBA, ma ha già disputato dieci partite nella massima lega con i Charlotte Hornets. Successivamente ha giocato nelle affiliate dei Brooklyn Nets e dei Minnesota Timberwolves, guadagnando in totale 565.000 dollari.
Eppure, Bailey ha dichiarato apertamente di voler tornare nel circuito universitario per disputare un ultimo anno di NCAA: “Non pretendo avere 27 anni e continuare a fare il giocatore universitario. Senza offendere chi lo fa, quella è la loro carriera. Io sono già stato un professionista. Ho imparato molto e affrontato esperienze importanti. Questo non è un trucco pubblicitario”, ha detto a ESPN, aggiungendo che la sua intenzione è dimostrare di poter guidare una squadra alla vittoria.
Il precedente legale: Charles Bediako
Bailey punta a seguire le orme di Charles Bediako, che ha ottenuto dal tribunale statale della NCAA il diritto di tornare a giocare all’università nonostante avesse già firmato un contratto professionistico. Nel caso di Bediako, tuttavia, la storia ha avuto alti e bassi: inizialmente gli era stato permesso di giocare ad Alabama, ma poi è stato bloccato.
Il giovane talento di UCLA si è già affidato a un agente e a un avvocato per valutare la fattibilità della sua richiesta, sfruttando eventuali falle nel regolamento e il grande interesse economico legato ai contratti NIL.
Una situazione senza precedenti
Se Bailey riuscisse a tornare, sarebbe il primo giocatore a disputare la NCAA dopo aver già giocato in NBA, una situazione praticamente senza precedenti. La sua mossa mette in luce le contraddizioni e le potenzialità di un sistema che sta rapidamente trasformando il basket universitario: da semplice palestra di talenti a vero e proprio mercato economico globale.
In un’epoca in cui il fenomeno NIL consente guadagni astronomici anche in una sola stagione – basti pensare a Cooper Flagg, numero uno del Draft 2025, che ha incassato 28 milioni di dollari in un anno con Duke – la linea tra professionismo e status di studente-atleta si fa sempre più sottile.
Il caso di Amari Bailey apre un dibattito fondamentale: quanto può spingersi la NCAA nella gestione dei diritti dei giocatori senza stravolgere lo spirito originale del basket universitario? La volontà di Bailey di tornare alla NCAA è motivata dalla voglia di guidare una squadra e dimostrare il proprio valore, ma anche dalla possibilità di accedere ai ricchi contratti offerti dalle sponsorizzazioni.
Una storia che segna un nuovo capitolo nella storia del basket americano e che farà discutere nei prossimi mesi, tra tribunali, regolamenti e, soprattutto, parquet.