Simona Ventura sorprende il pubblico e si allontana, almeno per un momento, dalle luci dei palinsesti per raccontare una scelta che affonda le radici in una dimensione più intima. La conduttrice ha annunciato di essere al lavoro, insieme al marito Giovanni Terzi, a un documentario dedicato a Padre Pio, un progetto coltivato per oltre tre anni e sviluppato attraverso la loro Ventura Academy. Un’operazione che promette di portare sullo schermo un ritratto inedito del santo di Pietrelcina, costruito su documenti esclusivi e testimonianze mai diffuse.
Non si tratta di un’idea recente né di un’iniziativa improvvisata. Ventura racconta che il lavoro è in fase di elaborazione da tempo e che nel corso della ricerca sono emersi materiali che lei stessa definisce “scioccanti”, a partire da alcuni aspetti legati alle stimmate e alla dimensione più controversa della figura del frate cappuccino. L’obiettivo dichiarato è quello di superare l’immagine stereotipata e restituire la complessità di un uomo che, pur riconosciuto come santo, era profondamente umano.
La conduttrice non nasconde il motivo personale che l’ha spinta a intraprendere questo percorso. Padre Pio, spiega, è una figura che la affascina per il suo carisma e per il carattere divisivo che lo ha sempre accompagnato. In questa combinazione di forza spirituale e ruvidità caratteriale, Ventura dice di ritrovare anche qualcosa di sé: un temperamento “controcorrente”, capace di attirare consensi ma anche critiche, e proprio per questo fortemente identitario.
Nel racconto emerge anche un rapporto con la fede che affonda nell’infanzia. Ventura ricorda le messe frequentate da bambina, quando le veniva affidata la lettura del Vangelo sull’altare, un’esperienza che lei stessa rilegge oggi come una precoce familiarità con il palcoscenico. Un rituale religioso che, in modo quasi profetico, anticipava la futura vita in televisione, ma che allo stesso tempo ha lasciato una traccia profonda nel suo modo di vivere la spiritualità.
Il documentario si propone di esplorare anche il lato più misterioso e discusso del santo, in particolare la narrazione della sua lotta contro il male. Ventura dichiara di credere a questa dimensione, interpretando il “diavolo” come la personificazione del male in tutte le sue forme, e sottolinea l’esistenza di numerose testimonianze legate ai miracoli attribuiti a Padre Pio. Una visione che orienta l’impianto del progetto, destinato a intrecciare fede popolare, documentazione storica e racconto umano.
Al momento il lavoro non ha ancora una collocazione televisiva ufficiale, ma la sua esistenza aggiunge un capitolo inatteso al percorso pubblico di Simona Ventura. Lontana dai format e dai reality, la conduttrice sceglie di mettersi in gioco come produttrice culturale, dando vita a un’opera che promette di far discutere e di riaprire il dibattito su una delle figure più amate e controverse del cattolicesimo italiano. Un progetto che, come il santo a cui è dedicato, nasce sotto il segno della complessità e dell’inquietudine, e che potrebbe presto trovare spazio nel panorama audiovisivo nazionale.