Angelica Bove arriva al Festival di Sanremo 2026 tra i Giovani dopo un percorso iniziato lontano dai riflettori e costruito passo dopo passo. Il pubblico ha iniziato a conoscerla grazie alla sua partecipazione a X Factor e ai video diventati virali su TikTok, tra cui la cover di “Atlantis” dei Seafret. Da lì, la qualificazione a Sanremo Giovani lo scorso dicembre e l’approdo sul palco dell’Ariston con “Mattone”, un brano intenso e autobiografico.
Per la cantautrice romana, il Festival rappresenta una tappa importante ma affrontata con uno spirito personale. Nel corso di una lunga intervistintervista a Fanpage.it ha dichiarato: “Preparare è una parola che io non conosco. Essendo molto indisciplinata, sono molto fuori da quel contesto. Il mio modo di prepararmi è vivere. Mi godo il sole, le amicizie, gli amori, gli affetti, il cibo. Sembra una banalità, però quella cosa ti carica tantissimo a livello interpretativo”.
L’ansia del palco e la ricerca dell’autenticità
Nonostante la spontaneità che rivendica, Bove ammette che l’emozione del palco resta forte: “Anticipatoria no però se penso ai dieci minuti prima di salire sul palco, lì ho ansia. Ho paura di come reagirò a quel momento lì”.
La cantante ha scelto di non provare troppo il brano per non perdere l’intensità emotiva: “Perché sento che più provo il pezzo, più diventa artificioso. Piuttosto mi concedo due errori in diretta, però più che errori sono permettermi di essere umana. Se no divento un robottino”.
Il significato di “Mattone” e il dolore personale
Il brano presentato a Sanremo ha un significato profondo e nasce da un’esperienza personale difficile: “Prima di essere una canzone è un momento importantissimo della mia vita. È una canzone autobiografica, parla di un momento decisivo che ha segnato un prima e un dopo. È stato tragico e traumatico”.
Bove ha perso entrambi i genitori a 19 anni, un evento che ha segnato profondamente la sua vita e la sua musica. Il dolore, però, è diventato anche una forma di consapevolezza: “Parla del dolore in sé, e di come mi ci sono vestita per tutto il periodo in cui mi ha resa piccolissima, fragile. E anche di come per un attaccamento alla vita ho dovuto sopravvivere a quel dolore”.
La cantautrice sottolinea come la sofferenza possa trasformarsi in forza: “Non c’è rassegnazione nel mattone, e non c’è rassegnazione nella mia vita. Il dolore può anche essere un valore aggiunto”.
Dalla povertà all’ambizione di una nuova vita
Nel suo racconto emerge anche un passato segnato da difficoltà economiche, che ha influenzato il suo rapporto con il successo e il denaro: “Io ho un rapporto forte coi soldi perché non li ho mai avuti. Sono cresciuta poverissima, siamo sei fratelli, ricca di affetto ma povera di cose materiali”.
Oggi, però, rivendica il desiderio di cambiare la propria condizione: “Si dice sempre ‘non sono materialista’, io lo sono perché non ho mai avuto niente. Ho avuto affetto, valori veri, ma ora voglio anche la parte materiale”.
La musica nata quasi per caso
La scelta di fare della musica una professione è arrivata in modo inatteso, dopo un periodo di trasformazione personale: “Non era un sogno, era una cosa intimissima. L’idea di condividerla diventa un lavoro perché prendi la tua intimità e la rendi di tutti”.
Un video pubblicato quasi per caso ha cambiato tutto: “Ho fatto questo video in pigiama, inguardabile, in cui cantavo un pezzettino di una canzone in inglese. E quel video è diventato viralissimo in America. Non era minimamente nei piani”.
Da quel momento, la musica è diventata una necessità: “Se riesco a comunicare, anche senza raccontare nulla di preciso, e la gente percepisce qualcosa, è una cosa grossa”.
La consapevolezza e la voglia di vincere
Se inizialmente la partecipazione a Sanremo non era un obiettivo, oggi la prospettiva è cambiata: “Quando arrivi ti dici: ‘L’importante è che canti e fai il tuo’. Poi una volta che sei qua dici: ‘Meglio vincere’. Sono affamata, non gioco per partecipare e basta”.
Nonostante la forte esposizione emotiva, la cantante affronta il palco con determinazione: “Finché sono io la casa di questo racconto, finché lo rispetto e lo porto con dignità, nessuno può toccarmi”.
Il futuro dopo il Festival
Guardando oltre Sanremo, Angelica Bove pensa già ai concerti e al rapporto diretto con il pubblico: “Dopo Sanremo, live, non vedo l’ora: è la parte più bella. Sanremo è ansia… dopo invece ci sono i live, che sono la parte che preferisco”.
Con “Mattone” e il suo album, la cantautrice apre una nuova fase della sua vita artistica, trasformando le esperienze più dolorose in musica e dimostrando una chiara volontà di costruire il proprio futuro, un passo alla volta.