Per la prima volta sul palco dell’Ariston, Nayt – all’anagrafe William Mezzanotte, nato a Isernia nel 1994 e cresciuto a Roma – debutta tra i Big di Sanremo 2026 con “Prima che”. Attivo dal 2012, è considerato uno dei nomi più raffinati del circuito rap italiano, grazie a una scrittura profonda e a un conscious rap personale e riconoscibile.
Nel corso degli anni ha collaborato con artisti come Ernia, Shablo, Emis Killa, Frah Quintale e Gemitaiz, ottenendo importanti traguardi: album certificati disco d’oro e concerti in location come il Palazzo dello Sport di Roma e il Forum di Assago. Dopo il successo dell’ultimo disco Lettera Q, ha annunciato l’uscita del nuovo album Io individuo, prevista per il 20 marzo, un concept incentrato sull’identità.
Il testo di “Prima che”
Prima della prima donna
Prima della prima volta
Prima della prima droga
Prima della prima idea
Prima del mio vero amico
Che l’ho visto andare via
Prima di essere partito
Prima di tornare qui
Dell’idea di aver fallito
Ogni volta che mi fido
Che la gente mi fa schifo
Che la gente è come me
Prima di farmi domande
Prima di essere svogliato
Prima del giusto e sbagliato
Io chi sono, chi sei te?
Finché sai cosa prendi
Non lo sai cosa perdi
Forse è tardi dicevi
Ce la fai? Non lo so
La realtà non si vede
Finché io non ti vedo
Finché tu non ci vedi me (me)
Supportarci a vicenda
Sopportarci dicendo
Che ne vale la pena
Dimmi è vero o non ci credi?
La realtà non si vede
Finché tu non mi vedi
Finché io non ci vedo te (te)
Senza oggetti o costumi, progetti
Immaginare i posteri
Costretti al presente
Sfuggirci ubriachi o con i postumi
Chi aspetti? Io nessuno a salvarci
Fissare il muro e stancarsi
Trovare un buco e saltarci
Io non credo a chi mi chiama
Credo abbia sbagliato nome
Io non credo a chi mi ama, di più,
Non credo abbia valore
Perché in tutta questa roba che c’ho addosso mi confondo
E non so se mi conforta
O mi ostacola il confronto
Finché sai cosa prendi
Non lo sai cosa perdi
Forse è tardi dicevi
Ce la fai? Non lo so
La realtà non si vede
Finché io non ti vedo
Finché tu non ci vedi me (me)
Supportarci a vicenda
Sopportarci dicendo
Che ne vale la pena
Dimmi è vero o non ci credi?
La realtà non si vede
Finché tu non mi vedi
Finché io non ci vedo te (te)
Prima che qualcuno parli
Prima che tu ti dica è tardi
Prima che continui a farmi
Com’è che continuo a farmi?
Prima di essere scontato
O di essere scordato
Prima di essere qualcuno
Che vuol essere ascoltato
Prima che tu faccia un post
Prima che controlli i like
Prima che tu dia potere agli altri
Su quello che fai
Prima di mettere i vestiti
Dell’amore di esserne investiti
Di crescere aggressivi
Chi siamo?
Finché sai cosa prendi
Non lo sai cosa perdi
Forse è tardi dicevi
Ce la fai? Non lo so
La realtà non si vede
Finché io non ti vedo
Finché tu non ci vedi me (me)
Supportarci a vicenda
Sopportarci dicendo
Che ne vale la pena
Dimmi è vero o non ci credi?
La realtà non si vede
Finché tu non mi vedi
Finché io non ci vedo te (te)
Come vorrei, come vorrei
Come vorrei, come vorrei
Come vorrei, come vorrei
Che tu vedessi me.
Una canzone firmata con Zef
“Prima che” è scritta dallo stesso Nayt insieme al produttore Zef, nome di riferimento nell’ambito pop e urban, già al fianco di Fabri Fibra, Marracash e Annalisa. Un brano rap che non cerca scorciatoie elettro-pop, ma si presenta come una sintesi del percorso artistico più recente del rapper.
La costruzione del testo si distingue anche per l’uso dell’anafora “Prima”, che apre le strofe e scandisce un flusso di domande esistenziali:
«Prima di tornare qui /
Dell’idea di aver fallito /
[…]
Io chi sono, chi sei te?»
Il fulcro è una questione universale: chi siamo davvero, al di là delle sovrastrutture sociali e delle aspettative esterne?
Identità, confronto e disillusione
Nel brano emerge una riflessione sulle abitudini, sulla paura e sull’ignoranza, ma soprattutto sul confronto personale. Nayt mette in discussione la stabilità delle proprie certezze e dei propri confini:
«Io non credo a chi mi ama, di più /
Non credo abbia valore /
Perché in tutta questa roba che c’ho addosso mi confondo /
E non so se mi conforta /
O mi ostacola il confronto».
Il rapper rivendica il diritto di essere visto per ciò che è realmente, e non per il ruolo o lo status di artista. Il testo si muove tra disillusione e desiderio di autenticità, tra la tentazione di chiudersi e la necessità di esporsi.