Alla serata cover del Festival di Sanremo 2026, Nayt sceglie un classico della canzone d’autore italiana e lo porta sul palco insieme a Joan Thiele: “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André.
La storia del brano
Pubblicata nel 1966 e inclusa nell’album Tutto Fabrizio De André, la canzone è ispirata a una vicenda personale del cantautore ligure, legata alla fine del matrimonio con Enrica Rignon.
Musicalmente, il brano si basa sull’Adagio del Concerto in re maggiore per tromba, archi e basso continuo di Georg Philipp Telemann: una scelta che contribuisce a creare quell’atmosfera sospesa, malinconica e solenne che ancora oggi colpisce.
Testo e significato
“Ricordi sbocciavan le viole…”: l’amore viene raccontato come un fiore che nasce, promette eternità, ma inevitabilmente appassisce.
De André descrive la fine di una passione intensa – “l’amore che strappa i capelli” – con lucidità e dolcezza insieme. Non c’è rabbia, ma una consapevolezza dolorosa: i sentimenti cambiano, le promesse si consumano, e ciò che resta è una tenerezza fragile, quasi un rimpianto.
Eppure, nel disincanto, resta uno spiraglio: la vita continua e lascia spazio a nuovi amori. È una riflessione sul tempo, sulla trasformazione dei sentimenti e sull’impossibilità di fermare ciò che sfiorisce.
Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezzae un po’ di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
Il duetto all’Ariston
Per Nayt, al debutto sanremese, è una scelta identitaria: portare De André significa rivendicare una dimensione cantautorale, oltre il rap.
Accanto a lui Joan Thiele, artista raffinata e internazionale, aggiunge profondità e delicatezza. Insieme possono restituire nuova luce a un brano che, a sessant’anni dalla sua uscita, conserva una forza emotiva intatta.
All’Ariston, “La canzone dell’amore perduto” non è solo un omaggio a Faber, ma un ponte tra generazioni: la tradizione che incontra il presente, sotto le luci della serata più attesa del Festival.