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Sanremo 2026, Luchè sul palco dell’Ariston con ‘Labirinto’: testo e significato della canzone

Una canzone intensa sulla fine di un amore, dove il “labirinto” diventa metafora di pensieri ossessivi, orgoglio e difficoltà a lasciarsi andare, tra dolore e ricerca di luce.

Luchè è il settimo cantante in gara a salire stasera sul palco dell’Ariston. Classe 1981, cresciuto a Marianella, Luchè porta al Festival un brano scritto con Davide Petrella e prodotto da D-Ross e Zef. Una canzone che unisce rap e melodia per raccontare la fine di una relazione e il vortice mentale che resta quando tutto sembra finito ma niente è davvero chiuso.

Il testo di “Labirinto”

Io non so come ci si lega ma so bene quanto vale un contratto
Nulla è per sempre nel rimorso l’odio annega potevamo rimanere in contatto
E invece niente siamo polvere sui mobili dentro una casa vuota
L’orgoglio è un brutto vizio ed io il bambino che ci gioca
Mai stato troppo in alto mai caduto nella droga
La notte è nera asfalto aspetto l’alba che mi trova
Un po’ di luce
Adesso che non riesco più ad immaginarti
E non ho voce
Nemmeno per gridare che lo so che parti
Solo per stare lontano via da me
Stai meglio lontano via da me
Non abbiamo più scuse
Quanto ci vuole per dimenticarsi
E quello che so di te
È che sei bella come una bugia
Detta per non piangere
Non piangere
Non dormirò più tra le braccia tue
In questo labirinto siamo in due
E quello che so di te
Nasconde un po’ di me
Anche se poi te ne vai
Non ti scordare di me
Di me
Di Noi
Di Noi
Anche se poi te ne vai
Non ti scordare di me
Di me
Di Noi
Di Noi
Non conta l’ego contano i concetti
Nessuno l’ha capito competiamo con noi stessi
Forse più salgo in alto più non vedo i miei difetti
Quando non so chi sono
Me lo urlano ai concerti
Di crisi già ne ho avute
L’inverno con le tute
Le corse e le cadute
Scontrarsi a mani nude
Mentre gli altri giocano
Io mi distinguo tra pochi che osano
E troverò
Un po’ di luce
Adesso che non riesco più ad immaginarti
E non ho voce
Nemmeno per gridare che lo so che parti
Solo per stare lontano via da me
Stai meglio lontano via da me
Non abbiamo più scuse
Quanto ci vuole per dimenticarsi
E quello che so di te
È che sei bella come una bugia
Detta per non piangere
Non piangere
Non dormirò più tra le braccia tue
In questo labirinto siamo in due
E quello che so di te
Nasconde un po’ di me
Anche se poi te ne vai
Non ti scordare di me
Di me
Di Noi
Di Noi
Anche se poi te ne vai
Non ti scordare di me
Di me
Di Noi
Di Noi
Le chiavi dell’uscita
Le ho messe nelle mani tue
Ma in questo labirinto siamo in due
Siamo in due
Anche se poi te ne vai
Non ti scordare di me
Di me
Di Noi
Di Noi
Anche se poi te ne vai
Non ti scordare di me
Di me
Di Noi

Il significato di “Labirinto”

Il titolo è la chiave di lettura del brano. Il labirinto non è solo la metafora di una storia complicata, ma il simbolo dei pensieri ossessivi che si rincorrono dopo un addio. Ricordi, rimorsi, orgoglio, parole non dette: tutto si intreccia fino a diventare una prigione emotiva.

«Siamo polvere sui mobili dentro una casa vuota»

In questa immagine c’è la fotografia di un amore consumato dal tempo e dall’orgoglio. La casa resta, ma è svuotata di significato. Il rapporto non esplode: si spegne lentamente.

Nel ritornello emerge una richiesta che non è un appello disperato a restare, ma un desiderio più sottile:

«Anche se poi te ne vai, non ti scordare di me, di noi»

Non chiede di tornare. Chiede di non cancellare. Perché anche quando si trovano le “chiavi dell’uscita”, il labirinto continua a vivere dentro.

Tra amore e identità

“Labirinto” non parla solo di coppia. Luchè inserisce una riflessione più ampia sul proprio percorso umano e artistico. Il successo, le crisi, la pressione, la solitudine sotto i riflettori: tutto diventa parte dello stesso dedalo.

«Non conta l’ego, contano i concetti / competiamo con noi stessi»

È una dichiarazione di maturità. La vera sfida non è contro gli altri, ma contro le proprie insicurezze. Più si sale, più si rischia di perdere il contatto con sé stessi.

Sul palco di Sanremo 2026, Luchè non tradisce la sua identità: porta un pezzo intenso, personale, lontano dalle concessioni facili. “Labirinto” è una confessione in musica, un viaggio dentro una relazione finita e dentro la mente di chi prova – ancora – a trovare un po’ di luce.

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