Il Ministero della Cultura italiano ha recentemente acquisito l’Ecce Homo di Antonello da Messina, un capolavoro del Quattrocento, per 14,9 milioni di dollari. L’opera, destinata inizialmente a un’asta presso Sotheby’s, è stata ritirata dalla vendita a seguito dell’interesse manifestato dal governo italiano.
Dettagli dell’acquisizione
L’acquisto è stato effettuato attraverso la Direzione Generale dei Musei del Ministero della Cultura. La conferma ufficiale è giunta dalla casa d’aste Sotheby’s, dopo che la Fondazione Federico Zeri di Bologna aveva anticipato la notizia, dichiarando che l’opera “è proprietà dello Stato italiano”.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha sottolineato l’importanza dell’operazione, definendola “di altissimo livello culturale” e aggiungendo che l’opera rappresenta “un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano”.
Caratteristiche dell’opera
L’Ecce Homo è un piccolo pannello dipinto su entrambi i lati. Da un lato, presenta un intenso ritratto di Cristo coronato di spine; dall’altro, una raffinata rappresentazione di San Girolamo penitente in un paesaggio roccioso. Le dimensioni ridotte e la doppia raffigurazione suggeriscono che l’opera fosse destinata alla devozione privata.
Realizzato intorno al 1460-1465, il dipinto è considerato il primo Ecce Homo di Antonello da Messina e l’unico noto eseguito su tavola dipinta su entrambi i lati. Altre versioni del soggetto sono conservate in musei come il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Londra e il Louvre.
Significato e destinazione dell’opera
L’acquisizione dell’Ecce Homo rappresenta un evento significativo per il patrimonio culturale italiano, considerando la rarità delle opere di Antonello da Messina sul mercato. Secondo alcune fonti, l’opera potrebbe essere destinata al Museo di Capodimonte a Napoli, città che ha avuto un ruolo importante nel percorso artistico del pittore siciliano.
La Fondazione Federico Zeri ha ricordato che fu proprio Federico Zeri, nel 1985, a attribuire l’opera ad Antonello da Messina, descrivendola come “un’opera giovanile ancora ignota alla letteratura artistica”.