Amadeus, la nuova serie Sky Original, ha debutta ieri in prima serata rilanciando una delle rivalità più celebri della storia della musica: quella tra Wolfgang Amadeus Mozart e Antonio Salieri. A quarant’anni dal film cult di Miloš Forman, la leggenda torna sullo schermo in una versione seriale più cruda, intensa e contemporanea, pronta a confrontarsi senza timori con un caposaldo del cinema.
La miniserie, composta da cinque episodi, va in onda da ieri sera su Sky Atlantic, con i primi due appuntamenti trasmessi in prima serata. Gli episodi successivi arriveranno nelle settimane seguenti, fino al finale, e sono disponibili anche in streaming su NOW e on demand. Scritta da Joe Barton e ispirata alla celebre opera teatrale di Peter Shaffer, Amadeus si propone non come un semplice rifacimento, ma come una rilettura audace e disturbante di una storia senza tempo.
A incarnare il genio ribelle di Mozart è Will Sharpe, già apprezzato in The White Lotus 2, mentre Paul Bettany veste i panni di un Salieri tormentato, divorato dall’invidia e dal senso di ingiustizia divina. Vienna, fine Settecento, fa da sfondo a un racconto che mette in scena la maturazione e la caduta di un talento assoluto, osservata attraverso lo sguardo sempre più ossessivo del suo rivale.
Mozart ha 25 anni, non è più il bambino prodigio osannato dalle corti europee, ma un giovane uomo irriverente e ingovernabile, deciso a liberarsi dall’ingombrante figura del padre Leopold e a conquistare una piena autonomia creativa. Accanto a lui c’è Constanze Weber, interpretata da Gabrielle Creevy, qui finalmente centrale e complessa: non solo moglie devota, ma donna attraversata da conflitti, fragilità e determinazione. Dall’altra parte c’è Salieri, compositore di corte stimato e profondamente religioso, che vede nel talento di Mozart una minaccia alla propria fede, alla carriera e al senso stesso dell’esistenza.
Il cuore della serie è proprio questa frattura insanabile: la domanda che perseguita Salieri — perché Dio concede il genio a chi non sembra meritarlo — diventa il motore di un’ossessione destinata a trasformarsi in autodistruzione. La rivalità professionale scivola rapidamente in un conflitto intimo, viscerale, che consuma entrambi i protagonisti.
Will Sharpe offre un Mozart lontano dall’immagine più iconica del cinema anni Ottanta: meno infantile, più rabbioso, capace di risultare sgradevole e vulnerabile allo stesso tempo. Un genio irregolare, attraversato da eccessi e fragilità. Paul Bettany, dal canto suo, costruisce un Salieri acido e famelico, in cui l’invidia non è solo sentimento, ma identità. La sua interpretazione, densa e dolorosa, restituisce un uomo che si logora dall’interno, incapace di accettare la propria mediocrità.
Il formato seriale consente di approfondire zone rimaste in ombra nel film di Forman: la vita coniugale di Mozart, la Vienna decadente e barocca, il rapporto conflittuale con il potere e con la religione. La città stessa diventa un personaggio, mostrata senza edulcorazioni, tra splendore e miseria, pulsioni carnali e repressioni morali.
Il confronto con il film del 1984 è inevitabile, ma la serie non cerca di emularne l’eleganza. Dove Forman costruiva una parabola che dalla leggerezza scivolava lentamente nel buio, Amadeus sceglie fin dall’inizio una narrazione più sporca e inquieta. Il risultato è un racconto più fisico, talvolta disturbante, che punta a scavare negli abissi dell’animo umano piuttosto che a celebrare il mito.
Non si tratta di stabilire quale versione sia migliore, ma di riconoscere due visioni diverse della stessa leggenda. Il film resta un monumento cinematografico; la serie Sky è una discesa viscerale nella gelosia, nel talento e nel fallimento. Due anime, due linguaggi, un’unica storia che continua a parlare al presente.
