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Addio a James Van Der Beek, l’attore di Dawson’s Creek aveva solo 48 anni

James Van Der Beek, celebre per il ruolo di Dawson Leery nella serie cult Dawson’s Creek, è morto a 48 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon-retto. Volto simbolo della televisione anni ’90, aveva raccontato pubblicamente la malattia trasformandola in un messaggio di consapevolezza e forza.

Il mondo della televisione dice addio a James Van Der Beek. L’attore statunitense, diventato celebre a livello internazionale per il ruolo di Dawson Leery nella serie cult Dawson’s Creek, è morto a 48 anni dopo una lunga malattia. La notizia, diffusa nelle ultime ore dai media statunitensi, ha colpito profondamente i fan che negli anni ’90 e nei primi Duemila avevano trovato in lui il simbolo delle inquietudini adolescenziali.

Con lo sguardo malinconico, la voce pacata e quell’aria da sognatore introspettivo, Van Der Beek ha incarnato un personaggio capace di segnare un’epoca televisiva. Il suo Dawson, aspirante regista cresciuto nella cittadina immaginaria di Capeside, è diventato il volto romantico e fragile di una generazione.

Dalle tavole di Broadway al successo mondiale

Nato l’8 marzo 1977 a Cheshire, nel Connecticut, James Van Der Beek aveva iniziato la sua carriera giovanissimo, debuttando a Broadway prima di approdare sul piccolo schermo. Il successo arrivò nel 1998 con Dawson’s Creek, serie che lo consacrò accanto a Katie Holmes, Michelle Williams e Joshua Jackson.

Per cinque stagioni, fino al 2003, il suo personaggio ha raccontato sogni, amori e delusioni di un gruppo di adolescenti alle prese con il passaggio all’età adulta. Un racconto che ha saputo parlare a milioni di spettatori nel mondo.

Cinema, serie tv e la voglia di reinventarsi

Dopo la fine della serie, Van Der Beek cercò di affrancarsi dal ruolo che lo aveva reso famoso. Recitò nel film Varsity Blues (1999), che gli valse un MTV Movie Award, e partecipò a numerose produzioni televisive, tra cui Criminal Minds, How I Met Your Mother e Pose.

Tra le interpretazioni più apprezzate degli ultimi anni, quella autoironica nella comedy Don’t Trust the B in Apartment 23, dove vestiva i panni di una versione esagerata di sé stesso, dimostrando di sapersi mettere in gioco anche con leggerezza.

Negli anni più recenti aveva scelto uno stile di vita più riservato, trasferendosi in Texas con la moglie Kimberly Brook, sposata nel 2010, e i loro sei figli. Sui social condivideva momenti di quotidianità familiare, mostrando un lato intimo e riflessivo lontano dai riflettori di Hollywood.

La malattia e il messaggio di speranza

Nel novembre 2024 l’attore aveva reso pubblica la sua diagnosi: un tumore al colon-retto scoperto nell’agosto 2023. Da tre anni combatteva contro la malattia, affrontando cure e terapie con discrezione.

In un video diffuso in occasione del suo 48° compleanno, aveva parlato apertamente del percorso affrontato e delle lezioni apprese. “Ho imparato che la vera ricchezza sta nel sapere chi sei, non in cosa fai”, aveva dichiarato. Il filmato, intitolato Cosa mi ha insegnato il cancro, era diventato virale, trasformando la sua esperienza personale in un messaggio di consapevolezza e prevenzione.

L’assenza alla reunion e l’ultimo saluto ai fan

Nel settembre 2025 non aveva potuto partecipare alla reunion benefica di Dawson’s Creek, una serata dedicata alla lettura pubblica della sceneggiatura del primo episodio. A causa di un doppio virus gastrointestinale, era intervenuto soltanto in collegamento video per salutare colleghi e fan. Al suo posto, Lin-Manuel Miranda aveva letto le battute del protagonista.

Nonostante l’assenza fisica, il legame tra Van Der Beek e il personaggio di Dawson era rimasto fortissimo, segno di un’identificazione che ha attraversato il tempo.

Un’eredità emotiva

Oltre alla carriera, l’attore aveva parlato pubblicamente anche delle difficoltà personali vissute con la moglie, tra cui due aborti spontanei. La sua sincerità nel raccontare dolore e fragilità aveva rafforzato il rapporto con il pubblico, che negli anni non aveva mai smesso di seguirlo con affetto.

Con la sua scomparsa, se ne va uno dei volti più riconoscibili della serialità anni ’90. Resta però l’immagine di quel ragazzo con la videocamera in mano, pieno di sogni e paure, che ha accompagnato l’adolescenza di milioni di spettatori e continua a vivere nella memoria collettiva della televisione.

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