Rocco Hunt: “Vi racconto quella volta con Pino Daniele”

Rocco Hunt ospite di Radio Kiss Kiss durante il programma "Fuori Tutto" condotto da Pippo Pelo. Ha raccontato del suo album, della sua vita e di Pino Daniele.
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Rocco Hunt è il protagonista del nuovo appuntamento con “Fuori Tutto” condotto da Pippo Pelo. Centinaia di milioni di streaming, milioni di visualizzazioni e il quinto album “Rivoluzione” pubblicato da pochi giorni. Il cantante salernitano si è raccontato ai microfoni di Radio Kiss Kiss.

Pippo Pelo: «”Rivoluzione” è il titolo del tuo nuovo album, ma è un termine impegnativo. Cosa vuol dire per questo disco?»
Rocco Hunt: «È un titolo forte ed emblematico. In realtà vuol significare la mia rivoluzione personale e professionale. Quello che è successo negli ultimi dieci anni non lo avrei mai immaginato. Cinque album in dieci anni è una media che voglio continuare ad incrementare. Ho 26 anni e ancora tante cose da fare. Sono molto ispirato e stimolato. Questo album rappresenta la mia rivoluzione personale e anche musicale.»

Pippo Pelo: «Le persone sono incattivite da questi due anni. Credi che la musica possa aiutare a tornare positivi?»
Rocco Hunt: «Direi sicuramente sì. E lo vedo già quando faccio i firmacopie in giro per l’Italia. Le persone hanno bisogno di contatto fisico, di sentirsi dire parole belle. Soprattutto i miei fan che non potevo incontrare da tempo. Le persone hanno bisogno di liberarsi da questi (quasi) due anni così difficili, e speriamo che ora si possa ripartire anche grazie alla cultura. Il mio album, infatti, è figlio della quarantena, in cui anche io ho scritto tanto. “Te pens ancor” è un brano dedicato proprio a chi non c’è più.»

Pippo Pelo: «Tu stai vivendo anche una rivoluzione musicale, ora sei un po’ mainstream e fai grandi collaborazioni. È una grande crescita artistica?»
Rocco Hunt: «Sì, dopo vari singoli pop fatti tra Italia e Spagna in questo album avevo proprio l’esigenza di ritornare anche un po’ alle mie “origini”, al rap. Quindi, nonostante le canzoni un po’ più mainstream che piacciono tanto, ho voluto far capire alle persone che questo è un altro lato di me.»

Pippo Pelo: «La tua città natale, Salerno, è stata fonte di ispirazione per i tuoi esordi. Lo è diventata anche Milano dove vivi ora?»
Rocco Hunt: «Anche se la mia base è Milano, ho la fortuna di viaggiare tanto e di tornare spesso anche a casa. Il posto dove sono nato sarà sempre fonte di ispirazione. È chiaro che vivere altrove amplia gli orizzonti e l’immaginario. Aiuta ad avere altre opportunità lavorative e nuove collaborazioni.»

Pippo Pelo: «Ci sono pezzi che scrivi proprio pensando di trasmetterli in radio?»
Rocco Hunt: «Sicuramente ogni tanto qualche pezzo cerco di farlo più “radiofonico”, più aperto a tutti, ma poi è sempre una scelta dei programmatori musicali se inserirli in radio. Per esempio “Fantastica” è una canzone fatta con l’obiettivo di piacere a tutti, anche perché doveva lanciare l’album e avevo bisogno di un singolo mainstream.»

Pippo Pelo: «Il tuo successo è iniziato quando eri giovanissimo. Cos’è cambiato in te da allora?»
Rocco Hunt: «Ringrazio il ragazzo che ero perché mi ha portato fin qui e mi ha dato grandi soddisfazioni, per me e per la mia famiglia. Sicuramente qualcosa potevo farla meglio e qualcosa peggio, ma in ogni caso ringrazio il ragazzo che ero. Dal punto di vista personale non posso rimpiangere nulla.»

Pippo Pelo: «La svolta per te è stata Sanremo. Cosa è cambiato dopo l’esperienza al Festival?»
Rocco Hunt: «Io venivo da un rap duro, di denuncia, e non avrei mai pensato poi di finire col far piacere la mia musica un po’ a tutti, anche a persone anziane e a preti. Dopo Sanremo mi sono un po’ responsabilizzato, sapevo di avere una lente di ingrandimento puntata su di me e ho sentito di dover scrivere anche con un certo linguaggio, proprio perché le persone mi vedono semplice (come sono) e come il ragazzo della porta accanto.»

Pippo Pelo: «Dal 2017 sei divento papà di Giovanni. Com’è cambiata la tua vita?»
Rocco Hunt: «La vita è cambiata radicalmente. La nascita di un figlio non è minimamente paragonabile alle soddisfazioni professionali, perché i figli sono le basi solide della vita. Si diventa più responsabili e ti viene ancora più voglia di fare e di lavorare non solo per te stesso. Si diventa meno egoisti, vivi la vita non più solo per te stesso, ma per un’altra anima che ti vibra dentro.»

Pippo Pelo: «C’è qualcosa che ti manca o che non puoi più fare da quando sei papà?»
Rocco Hunt: «Io credo che l’essere umano non si accontenterà mai di ciò che ha. Chi è single vorrebbe sposarsi, poi se ci si sposa, non si è contenti e si vorrebbe tornare ad essere single. La semplicità, l’accontentarsi, è il segreto della serenità. La felicità è “accontentarsi” e apprezzare ciò che si ha.»

Pippo Pelo: «Rocco, hai un talento nascosto che non tutti conoscono?»
Rocco Hunt: «Mi piace comprare prodotti, come carne e pesce, e affettarli a casa. Io infatti lavorai in una pescheria e un po’ questa cosa mi manca. Il lavoro manuale mi piaceva e mi dava molta soddisfazione.»

Pippo Pelo: «Io, da tuo concittadino, fui orgoglioso quando ti vidi sul palco con Pino Daniele. Cosa puoi raccontarci di quell’esperienza?»
Rocco Hunt: «Uno dei ricordi più belli della mia vita è proprio quando Pino mi invitò a partecipare al suo concerto al Palapartenope. Fu una grandissima opportunità e un grandissimo onore. Pino mi chiamò mesi prima per invitarmi, poi non lo sentii fino ad un mese prima del concerto. Pensai che se ne fosse dimenticato. Poi mi ricontattò e mi chiese che pezzo volevo cantare. Io risposi: “Quanno Chiove“. Pino provò a dissuadermi perché sapeva era un pezzo molto difficile e a cui i fan tenevano particolarmente, ma io avevo 18 anni, ero un po’ incosciente e volevo cantare proprio quello. Quando salimmo sul palco e iniziammo a cantare “Quanno chiove” io feci una stecca. A sera tarda, dopo il concerto, Pino mi telefonò e mi “riprese”, dicendomi che la sera successiva sarebbe stato meglio fare un’altra canzone. Quando gli chiesi quale potevamo fare, lui mi rispose “Puozze passà nu guaio“, che in realtà è un suo pezzo, ma io lo percepii anche come simpatico “richiamo ufficiale”.»

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