Patty Pravo, all’anagrafe Nicoletta Strambelli, torna a Sanremo per l’undicesima volta, dopo le partecipazioni del 1970, 1984, 1987, 1995, 1997, 2002, 2009, 2011, 2016 e 2019. A 77 anni e con 60 anni di carriera alle spalle – oltre 120 milioni di dischi venduti – la cantante veneziana firma un nuovo capitolo della sua storia artistica con “Opera”.
Il brano è scritto da Giovanni Caccamo e rappresenta la terza collaborazione tra i due, iniziata nel 2019 con “Pianeti” e proseguita sul palco dell’Ariston con “Un po’ come la vita”, cantata insieme a Briga.
Il testo di “Opera”
Sulla terra siamo soli,
Solitari in compagnia,
Circondati da parole, parole,
Affidati a un’utopia.
Siamo santi e peccatori,
Naviganti e sognatori,
Un po’ satelliti,
Filosofi del niente.
Semplicemente la vita,
Semplicemente follia.
Cantami ancora il presente,
Nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera, l’Opera.
Ho viaggiato per il mondo
Tra oasi, deserti, e misteriose profezie
Dove il tempo è sospensione dell’eternità.
Ma poi sono le emozioni che ci cambiano,
Che ci spingono ad andare via da noi
Verso un’altra dimensione, tralasciando la ragione.
Semplicemente la vita,
Semplicemente pazzia.
Cantami ancora il presente
Nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera, l’Opera.
Io canto alla notte, respiro la notte,
Cammino di notte;
Sono Musa, colore tagliente e poi Opera
Il significato: un inno all’unicità
Come dichiarato dall’artista, “Opera” è «un inno alla nostra unicità: siamo tutti meravigliosi come opere d’arte». La riflessione centrale ruota attorno all’idea che ogni individuo sia irripetibile, concepito come un’opera unica e non replicabile.
Il brano parla dell’esistenza con una patina onirica, ma trova il suo nucleo nella consapevolezza che sono le emozioni a trasformarci, a spingerci “ad andare via da noi” verso un’altra dimensione, anche tralasciando la ragione. È una presa di coscienza sul potere dell’arte e della musica, capaci di muovere e ridefinire l’identità.
Un sogno diventato canzone
Ai microfoni di RaiPlay e di TV Sorrisi e Canzoni, Patty Pravo ha raccontato che il brano è nato da un sogno: il suo assistente l’avrebbe immaginata ricoperta di brillantini. Da quell’immagine è scaturita l’idea di una canzone che abbraccia tutti, perché “siamo opere d’arte uniche”.
L’artista ha invitato ad ascoltarla guardando il mare da una scogliera, paragonandola all’aria fresca, ai profumi e al sole primaverile. Un’immagine che restituisce la cifra del brano: essenziale nel testo, ampio nella suggestione, pensato per lasciare spazio alla voce e all’emozione.
Con “Opera”, Patty Pravo firma così una nuova apparizione sanremese che unisce classicità e visione contemporanea, trasformando il palco dell’Ariston in una celebrazione dell’essere umano come opera irripetibile.