Il Festival di Sanremo 2026 non è solo musica, ma anche spettacolo visivo. L’architetto Riccardo Bocchini, intervistato da Benny da Casa Kiss Kiss, ha raccontato come è nata la scenografia di quest’anno, svelando dettagli tecnici, aneddoti dal backstage e il suo legame con Radio Kiss Kiss.
Sanremo 2026: una scenografia avvolgente e innovativa
Durante l’intervista su Radio Kiss Kiss, Riccardo Bocchini ha spiegato la filosofia dietro la scenografia di Sanremo 2026. “La scena è asimmetrica, nasce da un teatro come se fosse una bocca a scena teatrale e questo bocca a scena teatrale parte a sinistra, si innalza va in alto, gira per 360 gradi e finisce dall’altra parte quindi lasciando la scena asimmetrica con tecnologicamente dei sipari che si aprono dei sipari che scendono e poi nell’ultimo sipario che è un led che si apre compare la scala e la scala entra come se fosse un attore teatrale”, ha raccontato Bocchini.
La scala, elemento tanto discusso e temuto, diventa così protagonista, entrando in scena come un vero attore. Bocchini ha sottolineato anche l’effetto immersivo della scenografia: “Io l’ho chiamato proprio il tempio della percezione perché questo è quello che volevo: avvicinare il cantante a tutto il pubblico e quindi in realtà sei avvolto completamente da tutta la scenografia e da questa atmosfera”. Un esempio concreto è stato l’esibizione di Arisa, dove la scenografia è scomparsa per lasciare spazio a una proiezione fiabesca che ha coinvolto soffitto e pareti laterali del teatro, trasformando l’ambiente in un’esperienza unica per tre minuti.
Il dietro le quinte: tra tecnologia e imprevisti
Non solo ciò che si vede in televisione, ma anche il backstage è fondamentale per la riuscita dello spettacolo. Bocchini ha spiegato: “La progettazione della scenografia nasce dal backstage perché avendo fatto nella vita poi nell’inizio della mia carriera televisiva l’assistente di studio so perfettamente come si muove la macchina televisiva e gli spazi sono importanti lì dietro ci sono pedane batteria pianoforti che entrano e ci sono 300 persone tra discografici cantanti persone della sicurezza macchinisti e lì dietro è un mondo”.
Quest’anno, grazie a un gioco di pareti concave e convesse, è stato possibile ottenere più spazio sia dietro che sul palco: “Siamo riusciti a fare una cosa molto importante più ampia dell’anno scorso e perché con questo gioco che ho fatto di pareti concave e convesse siamo riusciti a prendere più spazio e per assurdo il palco ha anche più spazio quindi è un miracolo”.
Bocchini ha anche condiviso un aneddoto inedito: “Vi racconto adesso una chicca ecco l’aneddoto di ieri sera che non sa nessuno: noi abbiamo fatto giorni giorni giorni di prove con queste 35 automazioni che si muovono perfette e ieri all’inizio durante la canzone dove entra il Ditonellapiaga dopo Olly e c’era una pedana batteria dentro, si è bloccata la porta lì e per assurdo è l’unica l’unica porta manuale, si è bloccata sono arrivati i macchinisti con i piedi di porco per aprirla però è stata una tensione totale immaginate mentre stanno cantando lì se non fossimo riusciti a sbloccarla sarebbe stato un disastro”.
Il legame con Radio Kiss Kiss e la sfida degli studi televisivi
Oltre al Festival di Sanremo, Riccardo Bocchini ha un rapporto speciale con Radio Kiss Kiss. Durante l’intervista, ha ricordato: “Tra i tanti tuoi lavori non solo l’albero azzurro che ho visto da poco e mi ha fatto tornare un attimo bambino con tanti ricordi ma anche proprio gli studi di Radio KISS KISS che tutti i nostri ascoltatori stanno guardando e guardano da anni sul canale 158 e da dove stanno attualmente trasmettendo Max & Max perché anche quella è una tua creazione di cui noi ti diciamo grazie”.
Bocchini ha raccontato la sfida di progettare gli studi della radio: “Ho anche fatto con voi una grande scommessa per fare questi studi e devo dire ne abbiamo fatti parecchi perché poi ci sono varie rubriche ed era stata una grande scommessa nel 2019 e ancora “tiene” quindi vuol dire che questa scommessa ha funzionato e perché comunque ci portava avanti per la prima volta cioè una radio si affacciava all’immagine televisiva”.