Terza serata e seconda esibizione per Tredici Pietro, al suo primo Festival tra i Big con Uomo che cade. Un debutto atteso, arrivato dopo un percorso costruito lontano dalle scorciatoie, tra rap, introspezione e una forte volontà di affermare la propria identità artistica.
Gli inizi e la scelta del nome
All’anagrafe Pietro Morandi, nato a Bologna il 9 agosto 1997, sceglie lo pseudonimo Tredici Pietro per separare l’uomo dall’artista. Il “13” è il numero fortunato del suo gruppo di amici, mentre l’assenza del cognome è una dichiarazione d’intenti: costruire una carriera autonoma.
Il rap diventa presto il suo linguaggio. Inizia a scrivere alle scuole medie e nel 2018 pubblica Pizza e fichi, brano ironico che attira subito attenzione. Seguono progetti come Assurdo, X questa notte, Solito posto, soliti guai e l’album Non guardare giù, nato in un periodo complesso della sua vita.
Nell’estate 2025 si fa notare anche dal grande pubblico grazie a Che gusto c’è, in collaborazione con Fabri Fibra.
La vita privata e la crisi a Milano
Le esperienze personali hanno segnato profondamente la sua scrittura. Nel 2020 si trasferisce a Milano per convivere con la fidanzata storica, con cui aveva una relazione durata sette anni. La rottura, avvenuta nel febbraio 2024, rappresenta un momento doloroso e destabilizzante.
In quel periodo racconta di essersi sentito smarrito, di aver attraversato difficoltà emotive e di aver vissuto comportamenti autolesionistici legati anche all’uso di sostanze. Un momento “nerissimo”, come lo ha definito lui stesso, da cui è riuscito a riemergere grazie alla musica, considerata “una grande amica” capace di salvarlo e tenergli compagnia.
Oggi si dice pronto a rimettersi in gioco, più consapevole e maturo.
“Uomo che cade”: il significato del brano
Il brano in gara a Sanremo 2026 è una riflessione sulla fragilità e sull’errore. Uomo che cade racconta il valore delle cadute, delle figuracce e delle sconfitte che fanno parte del percorso di crescita.
L’immagine centrale è quella di uomini che cadono dall’alto, simbolo di un ciclo continuo che riguarda tutti. Il concept richiama l’album Non guardare giù: accettare la vulnerabilità senza lasciarsi paralizzare dalla paura.
Nel ritornello canta:
“Chiudimi la porta in faccia,
se rivedermi piangere un po’ ti rilassa…”
Versi che danno voce a chi fatica a trovare il proprio posto, ma continua a cercarlo nonostante tutto. La caduta non è la fine, ma parte integrante del cammino.
Un’identità in costruzione
Tredici Pietro arriva all’Ariston con una poetica che rifiuta scorciatoie e rivendica autenticità. Ha dichiarato di non aver mai considerato l’opzione dei talent show e di voler costruire passo dopo passo il proprio percorso.
Il suo sogno? “Fare un disco che lasci il segno nella storia della musica italiana”. Tra gli artisti con cui vorrebbe collaborare cita Geolier, Lazza, Lucio Corsi e Giorgia.
Con Uomo che cade, Tredici Pietro porta a Sanremo 2026 un racconto generazionale fatto di inciampi, consapevolezza e desiderio di riscatto. Una caduta che diventa slancio verso qualcosa di nuovo.