Renato Zero e la canzone napoletana: “Non è mai morta, è un fuoco che cova per poi esplodere”

Renato Zero è atteso a Napoli per una due giorni di concerti (21 e 22 giugno) che si terranno in Piazza del Plebiscito. L’evento, denominato “Autoritratto”, è una sorta di festa e un modo per ringraziare il pubblico partenopeo che lo ha sempre sostenuto con calore.

Lo show prevede poi la partecipazione di alcuni artisti napoletani, tra cui Enzo Gragnaniello, Lina Sastre, Angela Luce, Peppe Barra e Peppino di Capri. A dirigere il tutto ci sarà il maestro Adriano Pennino.

Sul quotidiano Il Mattino il cantante romano ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato della canzone napoletana.

“In principio era la canzone napoletana, poi è venuta quella italiana. Il mio mestiere è nato qui, rendo onore a quella stagione e ad un’incredibile categoria di artisti. Di amici a Napoli ne ho tanti, qualcuno non potrà esserci, come Avitabile e D’Alessio, con altri ci divertiremo insieme”.

Ha quindi espresso la sua ammirazione per talenti come Peppe Barra: “Peppe Barra lo seguo da quando andava in scena con mamma Concetta: è un maestro perché è stato discepolo di cotanta maestra. E come erano e sono belle le famiglie d’arte napoletane: i Barra, i supremi De Filippo, i Rondinella, i Da Vinci, i Maggio…”

Renato Zero ha quindi concluso con una riflessione sulla canzone napoletana di oggi: “La canzone napoletana non è mai morta, al massimo il fuoco che sembrava spento covava sotto le ceneri. È sempre nata in strada, ai tempi di Caruso come ora che la star è il giovane rapper. E, ai tempi del tenorissimo come di Geolier, i talenti esplodono, non li puoi fermare”.

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