In un’intervista esclusiva al Corriere del Veneto, Gigliola Cinquetti racconta il suo ritorno sulle scene dopo dieci anni di pausa e la nuova tournée teatrale che toccherà il Veneto: oggi al teatro Remondini di Bassano del Grappa e il 3 febbraio al Camploy di Verona.
«Il filo conduttore di questo concerto sarà l’affetto unito alla consapevolezza di quanto esso sia prezioso», spiega l’artista veronese, che riflette anche sul cambiamento della musica e del rapporto con il pubblico: «Oggi tutti mettono in piazza i propri affari privati, c’è una comunicazione dettata da format televisivi dove ci sono pure gli spazi adibiti a confessioni e confidenze. All’epoca non era divistico, non si usava».
Sul rapporto con i suoi grandi successi, Cinquetti confessa: «Con le mie hit ci ho litigato tanto tempo fa, ma poi ci ho fatto pace. La più problematica è stata Non ho l’età: ci sono stati anni in cui non la cantavo molto volentieri, ora lo faccio con estrema dolcezza».
Il ritorno a Verona è speciale: «Cantare nella mia città sarà un’emozione. È più complicato e difficile, ma penso sarà un grande abbraccio affettuoso». E sulla sua lunga carriera: «Di errori o canzoni belle che non ho fatto ce ne sono una marea, ma non ho rimpianti perché preferisco ricordare le cose che sono andate bene».
Gigliola racconta anche episodi curiosi dei suoi concerti nel mondo, dal Giappone degli anni Sessanta a Rio de Janeiro e Medellin, dove il pubblico mangiava asado mentre lei cantava. Infine, un pensiero sul rap: «Prendere le parole come suoni e farne un ritmo è davvero geniale. Credo sia più divertente farlo che ascoltarlo».
