Rosa Chemical a Kiss Kiss: “C’è troppo odio nella politica di oggi”

Rosa Chemical è stato ospite su Radio Kiss Kiss per parlarci della sua arte e del suo percorso nel mondo della musica.
Rosa Chemical è stato ospite ai microfoni di Radio Kiss Kiss con Marco e Raf.

Un artista a 360 gradi: cantante, pittore, tatuatore, modello, il tuo nome è Manuel Franco Rocati, ma tutti ti conosciamo come Rosa Chemical!

«Buongiornissimo!»

Buongiorno, tutte le cose che abbiamo elencato sono giuste?

«Tutte giuste.»

Quindi sei un artista poliedrico, vedi l’arte un po’ ovunque.

«L’arte è una visione.»

Hai dichiarato che per fare arte bisogna tornare bambini. Allora, citando un vecchio film, ti chiediamo: spiega Rosa Chemical come se fossimo dei bambini di quattro anni.

«Ieri durante un talk fatto nel nostro van abbiamo chiesto a un bambino cosa non è normale e lui ha risposto che tutto è normale, senza una visione fatta di pregiudizi e senza ancora il condizionamento della società. Perciò, mi viene da dire che per spiegare Rosa Chemical bisogna chiedere a un bambino che cosa non è normale.»

Ci spieghi anche come nasce il nome d’arte?

«Certo. Io sono stato sempre fan di Marilyn Manson. Grazie a lui ho scoperto che si poteva essere sia uomini che donne e che lui per scegliere il suo nome d’arte ha unito Marilyn Monroe e Charles Manson, ovvero una delle donne più sex symbol del mondo e l’uomo più cattivo del mondo per definizione.»

Due poli opposti.

«Sì. Allora io ho deciso di unire i My Chemical Romance, una band che mi ha formato, e il nome di mia mamma, che è la parte centrale della mia vita.»

Alcuni hanno detto che somigli ad Achille Lauro, altri ti hanno accostato al primo Renato Zero. C’è qualcuno che ti ha influenzato?

«Justin Bieber. Non si direbbe, ma mi è piaciuto tutto tranne il suo penultimo album. L’ultimo, invece, mi è piaciuto molto.»

Per promuovere il tuo ultimo singolo, “Non è normale“, stai girando l’Italia con il tuo camper. C’è un graffito, l’hai fatto tu?

«Avrei voluto, ma ho passato la palla al mio grafico, il lavoro è incredibile.»

Rosa ha fatto un graffito, una scritta, sulla pelle di Raf. Nel mentre voglio citare il graffito fatto a Milano, per cui Rosa Chemical ha dovuto prendere il patentino per salire su un braccio meccanico, e disegnare le varie frasi che non risultano normali alle persone. Tutto quello che viene percepito come “non normale” è scritto nel disegno. Rosa, correggimi se sbaglio.

«Tutto giustissimo.»

Intanto tu hai terminato il disegno sul corpo di Raf.

«È venuto bene!»

Raf si sarà davvero tatuato il disegno fatto da Rosa Chemical? Scoprilo in questo video!

Credi che rispetto al passato ci siano stati progressi o no?

«Credo che sessualmente abbiamo fatto un po’ di progressi, è tutto più facile da reperire e i ragazzi arrivano più in fretta alle cose. Sul versante del razzismo, invece, si stanno facendo dei passi indietro, ci sono molti più discorsi d’odio che di accettazione nella politica di oggi.»

Se pensiamo a certe produzioni cinematografiche o di serie tv, abbiamo visto indignazione, anche se l’obiettivo non era quello.

«No, l’obiettivo era opposto, si voleva includere, ma il risultato è sempre il popolo di Facebook scandalizzato.»

Ci si scandalizza anche per le parolacce nelle canzoni, ad esempio. Pensi ci sia dell’ipocrisia in questa forma di linguaggio?

«Le parolacce le diciamo tutti. Così come il sesso, lo fa la stragrande maggioranza delle persone.»

Tu ti definisci politicamente scorretto, giusto?

«Sì, perché la maggioranza è sempre l’opposto.»

Secondo te l’utilizzo di certe parole, che sono censurate, sia una forma di ipocrisia?

«Il proibizionismo non ha funzionato. Quello che faccio io è utilizzarle nelle canzoni, quindi in un’opera d’arte, in modo da provocare nell’ascoltatore un’emozione, e da lì creare una discussione per informare la gente ed educarla.»

Rosa, per chiudere ti chiediamo di scegliere secondo le tue personali priorità etiche una cosa che per cui vale la pena dire ai nostri microfoni “non è normale”, nel senso proprio di “non è giusto”.

«Non è normale, non è giusta la discriminazione, intesa a trecentosessanta gradi.»

Rosa, grazie per essere stato con noi e Kiss Kiss a te.

«Kiss Kiss a tutti!»

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