Motta a Kiss Kiss: “Quando si spengono i riflettori la vivo male”

Intervistato a Io, Tu e Kiss Kiss, Motta ha parlato delle sue esperienze in tour, della sua musica, di cinema e della sua squadra del cuore.

Motta è stato ospite di Stefano Piccirillo in collegamento da Treviso, dove è uno degli headliner per il festival Suoni Di Marca. Riviviamo insieme l’intervista.

Buonasera Francesco Motta. Domani un impegno importante per Suoni Di Marca, di cui siamo radio partner, il meraviglioso festival a ingresso libero sulle mura di Treviso. Hai qualche sorpresa per il pubblico trevigiano?

«La sorpresa è che dopo due anni ho una voglia matta di suonare. Adesso, poi, è due settimane che non facciamo concerti, quindi sento che ho tanta voglia. La band ormai è una famiglia, la gente vedrà un concerto col nome “Motta”, ma sarà un live di una band a tutti gli effetti.»

Tre dischi, una targa Tenco, tantissimi premi, e se non sbaglio per il tour del primo album hai fatto qualcosa come 110 concerti: come è tornare e che differenza c’è rispetto al passato?

«Quel tour fu l’inizio di tutto. Mi ricordo che dissi ai musicisti che suonano con me che avevamo 8 concerti, poi la settimana dopo gli dissi che erano diventati 15, poi 20, poi 30, poi 40, abbiamo speso tanto in quell’anno. è cambiato che sono usciti altri dischi, le produzioni sono sempre più grosse. Sarebbe difficile replicare un tour così perché io sono invecchiato e non so se ci siano così tanti locali per un tour. Nel mentre siamo diventati una famiglia e suoniamo meglio di allora.»

Quando si spengono i riflettori, tu come la vivi?

«Male. Adesso un po’ meglio, ho anche i motivi per essere più felice di tornare a casa. Però in generale è scioccante, è il motivo per cui questi due anni mi hanno fatto molto male. Ci ho messo una vita a trovare il mio posto nel mondo, il palco, e il fatto che me l’hanno levato non mi faceva stare bene.»

Tu indirettamente sei protagonista della musicoterapia del cantautorato italiano. Hai duettato con tua sorella Alice Motta, esperta in musicoterapia, in un album del 2021, in una canzone in cui si parla d’amore. Un conto è parlare d’amore agli amici, come è stato parlarne con tua sorella?

«Tutto questo arriva da un sogno che ho fatto: De Gregori che parlava con mio padre e veniva da me a registrare quel pezzo. Sotto consiglio di Caterina Caselli, ho mandato la canzone, anche solo per etica perché si sente la sua influenza. De Gregori mi ha fatto i complimenti e mi ha consigliato di registrarla con una donna. Alice è stata un valore aggiunto perché non solo ho parlato d’amore con lei, ma è bravissima, è una delle voci che preferisco in Italia.»

Francesco, non so se hai seguito la polemica dei rapper o i trapper a Sanremo. Tu fai parte di un mondo musicale diverso, ma vuoi dire la tua?

«Per me possono cantare tutti, basta che siano canzoni. Quelle lo sono, al di là del mio gusto.»

Tu hai fatto tantissime cose, ingegnere musicale, leader di una band, e anche colonne sonore per film e docufilm. In quella sede, come funziona la tua composizione?

«Dipende. Mi è successo di scrivere sulla sceneggiatura su carta o sul montato finito. Per me scrivere canzoni o colonne sonore non fa così tanta differenza, è come scrivere la musica a un testo già scritto diciamo. L’altra cosa bella è che io mi sono ritrovato in una band: il montatore del suono, il regista. è una band perché devo pensare sia alla musica che al film. Sapere che così tanta gente lavora a un solo obiettivo è splendido.»

Ho visto che reciterai ne “I Delitti del Bar Lume”.

«È un reboot per me! Sì, ho un cameo, una scena.»

Oltre alla musica, che ne dici di Jovic alla Fiorentina, ti piace come acquisto?

«Beh ora sono meno preparato di prima, ma se vuoi ti dico la formazione della Fiorentina 1994/95. Da quando ha smesso Batistuta ho un po’ lasciato il calcio e mi sono dedicato più alla musica.»

Proviamo con questa formazione allora.

«Toldo, Carnasciali, Luppi, Cois, Màrcio Santos, Malusci, Robbiati, Carbone, Batistuta, Rui Costa, Baiano.»

Per uno di Pisa tifare la Viola…

«E pensa che mio padre era abbonato per il Livorno, era allucinante!»

Ciao Francesco, Kiss Kiss a te.

«Kiss Kiss a voi!»

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