Gianmarco Tognazzi: “All’estero ci affidano solo il ruolo dell’italiano. Vi presento la mia ultima serie”

Gianmarco Tognazzi è stato ospite con Max e Max, parlandoci della sua ultima "Everybody Loves Diamonds" e del cinema italiano.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di cinema con Gianmarco Tognazzi.

Buongiorno a Gianmarco Tognazzi, benvenuto!

«Buongiorno a voi, come state?»

Partiamo dalle ultime novità. Sei su Amazon Prime Video con la serie “Everybody Loves Diamonds“, con Kim Rossi Stuart e Anna Foglietta. Non perdetela, perché è una storia vera. È successo tutto, vero?

«Sì, perché la realtà supera di molto quello che uno riproduce nel cinema. Solo che il cinema delle volte dà la sensazione di essere sopra le righe, ma non è così. Devo dirvi che siamo molto contenti perché sta andando benissimo, sta piacendo molto. È stata un’avventura bellissima, tratta da un fatto avvenuto nel 2003, quando Leonardo Notarbartolo, uomo di Torino, riesce a svaligiare il Diamond Center di Anversa, portando via un miliardo di euro di diamanti.»

Un miliardo! La storia è avvincente, guardatela. Con Anna Foglietta che è un’attrice con una marcia in più.

«Anna è straordinaria, lo è anche nella vita. La fortuna di fare un lavoro così quando hai come protagonista il migliore attore della nostra generazione [Kim Rossi Stuart, ndr]. Ho un affetto particolare perché siamo cresciuti insieme, abbiamo studiato insieme, ma abbiamo lavorato poco insieme. Però ci siamo ritrovati e si è creato un gruppo insieme a Leonardo Lidi e Carlotta Antonelli che hanno lavorato molto bene. Poi Gianluca Tavarelli è un regista con cui ho già lavorato per Maria Montessori, con Paola Cortellesi, ed è un regista con cui mi trovo in maniera straordinaria. Era complesso raccontare questa storia che va avanti e indietro nel tempo, perché non va in ordine cronologico. Quindi bisogna stare attenti a capire cos’è successo prima, durante e dopo questo colpo. Però è stata veramente una grande produzione di Prime Video e White Side. Mettere su un cast e una storia così internazionali, con la collaborazione di Rupert Everett e Malcolm McDowell, non è stato semplice. Ma siamo soddisfatti e ripagati dal successo che sta avendo. Lo vedo dai commenti che arrivano e dal fatto che la gente, se inizia a vederla, vuole assolutamente arrivare alla fine.»

Gianmarco, “Lo sposo indeciso” per il grande schermo, il palcoscenico con “L’onesto fantasma”. Cinema, serie, teatro: qual è il linguaggio che preferisci, dove ti trovi meglio?

«In realtà è lo stesso, solo che lo applichi in maniere diverse in base alle tempistiche. Lo sposo indeciso è un film molto piccolo che abbiamo realizzato molto velocemente, ma con una narrazione che conoscevo bene, con Giorgio Amato. Devi solo applicarlo nella rapidità dei mezzi che hai a disposizione. Il teatro è diverso, hai quelle due ore di grande concentrazione, ma a livello interpretativo non c’è grande differenza. Così come non c’è stata molta differenza tra Lo sposo indeciso ed Everybody Loves Diamonds nel senso che sono due linguaggi diversi e due storie assurde. Anche se la Everybody è una storia vera che abbiamo pensato come heist comedy; c’è la rapina però in forma di commedia. Va ad attingere, come linguaggio, un po’ da La casa di carta e un po’ da Lupin. Chiaramente italianizzata.»

A proposito. Dopo quello che ha detto Pierfrancesco Favino, la polemica sollevata dalle interpretazioni italiane per personaggi italiani, vogliamo chiederti: che personaggio straniero vorresti interpretare?

«Sai che non vi so rispondere? Io ormai prendo questo mestiere anche in maniera un po’ fatalistica. La mia gioia di fare l’attore è anche legata al tipo di opportunità che ti viene data. L’attore è a servizio di una storia e anche dell’ipotesi di fare qualcosa di diverso da quello che ha fatto. Per quello che mi riguarda, lo stimolo è fare qualcosa che si differenzi da quello che già ho messo in scena. Quando parlo della fortuna di aver perso i capelli, per cui quando mi dicono “pelato” pensano che sia un insulto ma per me è un grandissimo complimento, mi aiuta ad andare verso la trasformazione in un personaggio per non vedere me stesso che ripeto le stesse cose. Il discorso di Favino è stato enfatizzato in maniera sbagliato. Nel senso che penso Pierfrancesco volesse dire che se gli americani ti affidano un ruolo, generalmente è quello dell’italiano. Noi italiani abbiamo un po’ questa tendenza, da tempo immemore. Ricordo Christopher Lambert che fa la parte del siciliano. Non è una novità e non è al prima volta che capita per un italiano. Quindi, capisco la riflessione di Pierfrancesco, ma diciamo che il nostro cinema è un po’ esterofilo di suo da sempre.»

Grazie a Gianmarco Tognazzi!

«Ciao a voi!»

Notizie del giorno

ti potrebbe interessare