Otto miliardi di persone sulla Terra: quali sono le conseguenze?

Gli abitanti della Terra sono diventati otto miliardi: come accogliere questo dato? Ce lo spiega la Prof. Giulia Rivellini.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato dell’aumento della popolazione della Terra, che ha raggiunto quota otto miliardi di unità. Per capire cosa comporta questo evento, è intervenuta Giulia Rivellini, professoressa di statistica e demografia all’Università Cattolica di Milano.

Buongiorno professoressa, benvenuta! Subito una curiosità: abbiamo raggiunto quota otto miliardi, ma come si stabilisce il numero esatto di abitanti del pianeta come ha fatto l’ONU? Ci sono dei sistemi, degli algoritmi, dei dati ufficiali, come si fa?

«Buongiorno a voi! Intanto, dobbiamo dire che nessuno può sapere con esattezza l’ammontare reale della popolazione, che è compreso in una forchetta variabile: ci possono essere differenze di più o meno cento milioni rispetto alle stime. Questa è una proiezione che le Nazioni Unite fanno ogni due anni. Nelle proiezioni giocano diversi elementi, anche di valutazione del futuro e dei comportamenti delle persone, sulle tendenze riproduttive, la fecondità, la mortalità, come si comporteranno gli individui sui territori. Stiamo parlando di un dato relativo al mondo intero, le Nazioni Unite fanno anche previsioni distinte per tutti i territori, cioè ben 237 Paesi. Quindi è importante capire che ogni contesto ha le sue dinamiche, che sono diverse.»

Quindi possiamo dire che, in linea di massima, siamo otto miliardi.

«Sì, e quello che forse è interessante dire è che non si deve guardare solo all’andamento della numerosità della popolazione, perché le Nazioni Unite dicono che alla fine del secolo arriveremo a dieci miliardi circa, e tra pochissimi anni i nove miliardi. Per un po’ di anni la crescita si noterà. Però bisogna anche dire che il tasso di incremento si sta riducendo.»

Però bisogna anche sapere che in futuro la natalità si ridurrà. Ma otto miliardi sono pochi o sono tanti? Perché ci son stati periodi in cui rischiavamo l’estinzione, per via di catastrofi e carestie che facevano tante morti e pochi nati. Molti governanti parlano di indice di natalità basso e ci fanno capire che siamo in pochi, in realtà. Come dobbiamo orientarci?

«Dipende dall’atteggiamento di ognuno di noi nei confronti di questi numeri, che possono sia spaventare che far porre molti interrogativi. Però, non sarei in grado di affermare che siamo in pochi o che siamo in tanti. Certamente ci sono delle dinamiche in atto nella popolazione che son difficili da bloccare o modificare in breve tempo. La dinamica di crescita ci accompagnerà per altri anni, quindi bisogna attrezzarsi. Fa bene a sottolineare come i nostri governanti ci allarmano sul pericolo di decrescita o crescita zero, ma parliamo della popolazione italiana, non mondiale. A fine secolo è comunque prevista una crescita zero, cioè nulla. Insomma, dipende da noi, dalla nostra capacità di capire come l’impatto della presenza umana sia legata a tre fattori: l’ammontare della popolazione; il tenore di vita e il benessere; e la tecnologia.»

In conclusione, quindi, la popolazione crescerà per poi arrestarsi a fine secolo. Ma bisogna tenere conto che la Terra è una e bisogna far tesoro di ciò che abbiamo per poterci vivere tutti quanti. Prof, per ora la saluto, ma torneremo presto sul tema. Grazie per essere stata con noi!

«Grazie a voi!»

Notizie del giorno

ti potrebbe interessare

“All I Want For Christmas Is You” è il classico natalizio per eccellenza. Ma quanto porta, ogni anno, nelle tasche di Mariah Carey?
Nasce il primo “sindacato” per animali lavoratori: ne ha parlato su Radio Kiss Kiss il fondatore Nicolò Bissolati.