Ninni Bruschetta è stato ospite di “Stasera che serie” su Radio Kiss Kiss per parlare della nuova stagione di Don Matteo, del suo legame con Boris e dei suoi ultimi progetti tra televisione e teatro. Ecco cosa ha raccontato ai microfoni della trasmissione.
Don Matteo 15: Ninni Bruschetta svela il clima sul set e le novità della serie
Ninni Bruschetta è tornato nel cast di Don Matteo, la celebre fiction di Rai 1 giunta alla quindicesima stagione. L’attore ha raccontato l’atmosfera che si respira sul set:
“Le belle produzioni hanno sempre una bella atmosfera e questa, in modo particolare. Io poi ho un’età per cui, quando vado sul set, conosco tutti e tutti sono carini con me, quindi il mio giudizio è facile da dare. Non vedevo Raoul da un bel po’ di tempo ed è stato un grande piacere ritrovarsi, anche perché il personaggio che interpreto questa volta è molto particolare e molto divertente, sia da fare che da vedere, ma anche abbastanza profondo. C’è una crescita: anche nelle grandi fiction italiane ormai la scrittura, quella che noi chiamiamo in gergo drammaturgia, sta migliorando tantissimo, perché il grande mercato delle piattaforme ha elevato il livello”.
Bruschetta ha sottolineato come la serie sia riuscita a rinnovarsi anche dopo tanti anni:
“Tieni conto che quando cambi un protagonista così importante in una serie così lunga, in realtà è quasi una nuova serie. Tutto quello che è stato fatto fino a quando c’era Terence Hill è cambiato, addirittura il nome del personaggio: la serie si chiama sempre Don Matteo, ma lui ora si chiama Don Massimo. È proprio una cosa nuova e, secondo me, sono cambiati anche i temi trattati”.
Il successo di Boris e il rapporto con Duccio Patanè
Durante l’intervista, Ninni Bruschetta ha parlato anche del suo legame con Boris, la serie cult che lo ha reso celebre nel ruolo di Duccio Patanè. Alla domanda di Lucilla se sia felice di essere sempre associato a quel personaggio, Bruschetta ha risposto:
“Logicamente sì, ma per un motivo che va oltre il personaggio e il successo. In un libro che ho scritto quattro o cinque anni fa l’ho definito un successo non istituzionale, e Boris è proprio questo: un successo non istituzionale. È una cosa partita in misura ridottissima, quando ancora non esistevano le piattaforme e Fox si affacciava alla fiction. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla riuscita, anzi: noi attori, nel momento in cui abbiamo letto il copione, abbiamo capito subito che era incredibile”.
L’attore ha ricordato anche la nascita della serie:
“Mi ricordo che feci vedere il pilota, che spesso è una cosa che finisce nel nulla. Una sera a cena lo feci vedere a un mio amico giornalista: durava quindici minuti, lui mi guardò vincendo qualsiasi pessimismo e mi disse ‘Ve lo fanno fare sicuro!’. Io gli risposi: ‘Ma davvero dici così?’ E lui: “È troppo bello, come puoi pensare che non ve lo facciano fare?’. Infatti poi la cosa fu fatta e piano piano è diventata quello che è diventata, con un successo basato su una critica al nostro Paese, una critica severissima ma giusta. La cosa più bella è che, nell’ambiente dello spettacolo, che è più sereno da questo punto di vista, quelli che vengono più presi in giro nella serie sono anche quelli che la amano di più”.
Nuovi ruoli tra fiction e teatro: L’invisibile Matteo Messina Denaro e Mirror
Oltre a Don Matteo, Bruschetta è protagonista anche della serie “L’invisibile – Matteo Messina Denaro”, in onda su Rai 1. Sulla preparazione per questo ruolo, l’attore ha dichiarato:
“Nessuna, perché questa gentaglia la conosco troppo bene, quindi non mi è costato rappresentarla. Fare i personaggi cattivi è più facile. Io sono un difensore della concentrazione vera, quella che etimologicamente significa andare verso il centro. La concentrazione te la puoi dare solo quando fai quella cosa. C’è una preparazione che può essere culturale, niente di più. Gli attori che si medesimano al punto da raccontare di aver sofferto durante una lavorazione mi fanno un po’ ridere”.
Bruschetta è anche impegnato a teatro con lo spettacolo “Mirror” insieme a Greg.
“Sì, è uno spettacolo fortemente politico. È un racconto distopico di un ministero che governa la scrittura teatrale. Sam Holcroft, questa scrittrice che per gli inglesi non è più giovane perché ha più di quarant’anni ma per noi è giovanissima, fa un grande discorso sul teatro, ma anche sulla libertà e sulla democrazia, esattamente su quello che oggi non esiste più. Diciamolo: non ci prendiamo in giro”.
In chiusura, Bruschetta ha consigliato le sue tre serie tv “must watch”: Killing Eve, la Linea Verticale di Mattia Torre e L’uomo nell’alto castello.
Un incontro ricco di aneddoti, riflessioni e ironia, in cui Ninni Bruschetta ha raccontato con sincerità il suo percorso tra televisione e teatro. Tra ritorni importanti e nuovi progetti, l’attore conferma ancora una volta la sua capacità di muoversi con naturalezza tra intrattenimento e contenuto, lasciando sempre il segno.
