L’importanza dell’imprinting nel cane

Si tratta di una fase molto importante e delicata per il cucciolo, tanto importante che condizionerà la sua vita da adulto. Spesso, però, si commette l'errore di sottovalutarla.

Durante la fase chiamata “imprinting” il cane impara a conoscere la propria specie e l’uomo. Si tratta di una fase molto importante e delicata per il cucciolo, tanto importante che condizionerà la sua vita da adulto. Spesso, però, si commette l’errore di sottovalutarla.

La teoria dell’imprinting è nata dalle osservazioni di Konrad Lorenz, padre dell’etologia, che durante gli anni ’30 arrivò ad una approfondita analisi del fenomeno studiando le oche. Lorenz osservò che le oche consideravano “mamma” il primo essere vivente che si trovavano di fronte, compreso l’uomo. Per il cane, però, è un fenomeno un po’ diverso.

Come spiega l’educatore cinofilo Massimo Perla, intervenuto a Radio Kiss Kiss, dalla quarta settimana di vita il cane inizia il suo apprendimento. Per i primi due mesi, però, saranno la mamma e i fratellini a dare informazioni al cucciolo. Dopo i due mesi, quando il cane sarà allontanato dalla cucciolata, entra in gioco la famiglia che lo adotterà. (È fondamentale che il cucciolo non sia allontanato prima dei due mesi di vita; in tal caso, oltre ad essere un’azione illegale, l’animale andrà incontro a problemi, piccoli o grandi, da risolvere.)

Quando un cucciolo di cane entra in famiglia, la prima cosa che solitamente si fa è portarlo dal veterinario. In molti casi, i veterinari consigliano ai padroni di non far uscire i cani prima che vengano a loro somministrate le vaccinazioni. In realtà, come sostiene l’esperto Massimo Perla, il cane dai due ai quattro mesi necessita di avere tutte le informazioni del luogo in cui andrà a vivere. Perciò, bisognerebbe insegnare al cane tutti quegli elementi che caratterizzeranno la sua vita, come ad esempio i rumori della città. Con il cane non ancora vaccinato, quindi, sarebbe comunque opportuno portarlo in giro, anche in braccio se necessario, per introdurlo alla vita che lo aspetta. L’unica accortezza da seguire è quella di non farlo incontrare con altri cani.

Bisogna capire che, quando non facciamo uscire il nostro cucciolo con l’intento di proteggerlo, in realtà potremmo rappresentare noi stessi un veicolo per qualunque virus. I cani, quindi, con le dovute accortezze, vanno introdotti al mondo. Al contrario rischiamo di farli diventare “cani ombrati“, cioè cani che hanno paura anche della loro ombra.

Massimo Perla, inoltre, precisa che durante il periodo di imprinting sarebbe opportuno portare a conoscere la città anche ai cani che vivono in campagna, per educarli ai rumori, perché potrebbe capitare anche a loro di dover andare nel caos cittadino durante la loro vita. 

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