Greenwashing, cos’è e cosa rischia chi lo pratica

Il Greenwashing, "ecologismo di facciata", è un fenomeno che inganna i consumatori. Ne parliamo con Federico Spadini di Greenpeace.
GREENWASHING

Questa mattina in Good Morning Kiss Kiss abbiamo parlato di Greenwashing (ecologismo di facciata), che indica la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale.

Per approfondire l’argomento è intervenuto Federico Spadini, che si occupa della campagna Clima Greenpeace:

«Un’azienda che fa greenwashing in Italia rischia di subire una condanna in tribunale o da agenzie preposte a controllare la comunicazione dell’impresa. Il rischio per l’azienda comporta non solo conseguenze legali, ma anche un contraccolpo alla reputazione del brand e dell’immagine, perché poi le persone non si fidano più del prodotto e della comunicazione. Per Greenpeace è importante sottolineare che quelli che rischiano di più sono i consumatori, perché sono i più esposti e rischiano di essere ingannati e presi in giro dalla comunicazione dell’azienda che non corrisponde alla realtà. Purtroppo una grande azienda, che non opera in maniera ecosostenibie ma millanta di essere green, ha un’impatto sui consumatori, sull’ambiente e anche sulle altre aziende concorrenti che operano bene ma che non hanno le risorse, anche solo di marketing per poter raccontare quanto sia ecosostenibile il proprio ciclo produttivo. In generale, non è così facile definire qual è il prodotto sostenibile, perché si parla di tantissimi settori e ogni prodotto ha un consumo di materie ed energia. Sicuramente quei prodotti che vengono realizzati utilizzando l’energia 100% rinnovabile o l’energia circolare (recupero delle componenti del prodotto) possono essere considerati sulla buona strada e sostenibili.»

«Il Greenwashing, però, non è riferito al singolo prodotto, ma è relativo a come l’azienda comunica quel determinato prodotto. Un’azienda che produce combustibili fossili e si dichiara amica dell’ambiente è un classico esempio di greenwashing. Bisogna stare attenti alla comunicazione che si fa, cercando di non ingannare letteralmente le persone che comprano quei prodotti. Se un cittadino vuole segnalare un caso di greenwashing deve rivolgersi ad agenzie preposte, tra cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e ci si può unire a campagne di sensibilizzazione. Greenpeace, per esempio, ne sta portando avanti una per chiedere il divieto delle pubblicità e delle sponsorizzazioni delle industrie più inquinanti.»

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