Frida Kahlo: il senso della vita. La mostra approda a Sanremo

La mostra, in programma dal 15 luglio al 29 ottobre 2023 presenta un viaggio sensoriale sull’intero universo di vita della pittrice, icona e mito del Messico.

Arriva a Sanremo dal 15 luglio al 29 ottobre 2023, presso il Palafiori, la mostra Frida Kahlo – Il senso della vita, prodotta da Navigare srl con il patrocinio del Comune di Sanremo e l’assessorato alla Cultura dedicata alla grande pittrice messicana scomparsa 67 anni fa, ma immortale icona di stile, femminilità e libertà.

Caratterizzata dall’uso della multimedialità, l’esposizione occupa lo spazio museale del Palafiori ed è un viaggio sensoriale alla scoperta del meraviglioso universo di Frida attraverso riferimenti storici e culturali, documenti, oggetti, fotografie, amori e passioni.

Curata da Vincenzo Sanfo, la mostra presenta gli aspetti più intimi della quotidianità di Frida, ritratta ad esempio dal celebre gallerista d’arte americano Julien Lévy che la conobbe a New York, diventandone amante negli anni ’30. Le immagini provengono dall’archivio privato di Lévy, recentemente ritrovato.

Preziosa è anche la sezione fotografica, nella quale si segnalano gli scatti del noto fotografo colombiano, Leo Matiz, intimo amico di Frida, ma anche quelli di altri celebri “sguardi” del suo tempo, tra i quali: Nickolas Muray, Carl Van Vechten, le fotografe Lucienne Bloch, Imogen Cunningham e Lola Álvarez Bravo, della quale si osserva una particolare immagine di Frida Kahlo sul letto di morte.

Per tentare di comprendere il fluido caos di Frida occorre entrare nel suo mondo. Un caleidoscopio di frammenti culturali e politici, di radici familiari ossimoriche (madre di origini spagnole e amerinde e padre tedesco naturalizzato messicano, il fotografo Guillermo Kahlo Kaufmann), di sofferenze per la malattia e poi per il grave incidente che la immobilizzò 18enne a letto e per gli aborti, ma anche di amori e passione, come quello per il muralista messicano e marito infedele Diego Rivera, nonché per altri uomini carismatici, come il bolscevico rivoluzionario Lev Trockij.

Lungo il percorso sulle tracce di Frida si presentano, quindi, le ricostruzioni fedeli in scala reale degli ambienti principali di Casa Azul a Città del Messico, dove la pittrice visse fino alla morte, nel 1954, a 47 anni, e poi le riproduzioni di abiti e gioielli caratterizzanti lo stile di Frida, a tutt’oggi omaggiato anche da grandi stilisti. Ancora, in mostra, lettere autografe, pagine di diario personale, incisioni, terrecotte della cultura Maya tanto cara all’artista e al marito Diego e, infine, la sezione dedicata alla immortale fama della pittrice, testimoniata da 41 bolli filatelici provenienti da tutto il mondo. A Frida è anche dedicata l’opera luminosa dello scultore Marco Lodola, in prestito alla mostra.

Frida Kahlo – Il Senso della vita è realizzata con il patrocinio del Comune di Sanremo, l’Ambasciata del Messico in Italia, il Consolato Generale del Messico a Milano e il Consolato Generale del Messico a Genova.

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Info, prenotazioni e costi biglietti: https://mostrafridakahlo.it/

Frida Kahlo – Una vita per immagini.

Di Vincenzo Sanfo


Frida Kahlo non è solo un’artista, è ormai una sorta di leggenda, che ha travalicato la storia dell’arte per entrare nel mito. Un mito che si alimenta di un’aura misteriosa e terrifica nelle sue vicende umane che sono, in fondo, la parte più importante di un percorso che attraversa è vero anche l’arte, ma che non ne costituisce l’aspetto principale. Infatti, di Frida Kahlo, quello che interessa maggiormente sono le sue esperienze di vita, i suoi amori, le sue passioni, la sua fierezza di donna indomita, che combatte in
egual misura le sue malattie e le sue infermità. Una donna che lotta per affermare la sua identità e la sua autonomia, sia umana sia intellettuale.

Tutto questo, all’interno di un momento storico di grande importanza, sia per il suo Paese sia per il mondo intero in cui è stata volontariamente o involontariamente coinvolta anche in vicende ancora oggi oscure e controverse. Ѐ sufficiente pensare alla tragica fine del suo amico e occasionale amante Leon Trotsky. Vicende vissute all’ombra di un amore, quello per Diego Rivera, che ha segnato
indelebilmente la sua vita sia artistica sia privata. Un rapporto denso di passionalità e di conflitti, anche a volte crudelmente sopportati in un altalenare di odio e amore, che sarà comunque la linfa vitale del suo essere donna e artista.

Una vita, quella di Frida, che non lascia indifferenti, soprattutto nel racconto che ella stessa fa delle sue vicende umane, attraverso il suo diario, i suoi scritti, nelle tematiche dei suoi dipinti i quali sono nient’altro che il racconto per immagini della sua travagliatissima vita e nei quali, con una sorta di perverso compiacimento unito ad un desiderio di esorcizzazione, immortala tutte le tormentate fasi della sua esistenza.

Ma se nei dipinti racconta in maniera quasi ipnotica le fasi più crude della sua vicenda
terrena in una sorta di lenta terapia psicanalitica, a volte piena di visioni allucinate – a cui non è certo estranea la confidenza con la morfina, di cui era già, per ragioni mediche, un’ abituale frequentatrice – è pero nelle numerose fotografie a lei scattate dai suoi amici che il suo volto ci parla, ci attrae raccontandoci dei suoi umori, delle sue passioni, della sua eleganza e della sua ambigua visione della vita.
In queste immagini fotografiche, gli aspetti più crudi delle sue sofferenze ci sono in qualche modo risparmiate, a favore di immagini che la ritraggono come lei probabilmente voleva essere: una donna elegante, emancipata, circondata da affetti e da persone gioiose.

Quello che colpisce e viene messo in evidenza in tutte le fotografie è quella forte impronta etnica popolare, intrinsecamente messicana che rimane tale anche nelle fotografie a lei scattate fuori dal Messico. Frida, anche lontano dal suo Paese, tiene comunque sempre a rimarcare la sua identità, fiera della sua appartenenza ad un mondo, quello messicano, che ha duramente conquistato una sua libertà e per questo merita il rispetto che gli è dovuto. La si vede sempre vestita con abiti lunghi e variopinti, acconciata con i capelli raccolti e ornati di fiori e foulard coloratissimi, colma di anelli etnici e con splendide collane di gusto tribale.

Nelle fotografie si mostra sempre con uno sguardo altero, con gli occhi profondamente espressivi, tesi a nascondere il senso angosciante di un’infermità che la perseguitava sin dalla giovinezza e che era ormai diventata per lei, una compagnia di vita ineludibile. In questa mostra, le fotografie la ritraggono nei momenti più felici, accanto agli amici, nelle pause rilassate dell’ozio festivo o in compagnia degli occasionali visitatori del suo Diego, allora la star assoluta dell’arte centro americana, il maestro incontrastato e riconosciuto della pittura muralista.

Pittura da lui tardivamente scoperta dopo il suo soggiorno parigino ma subito scippata, intuendone la forte portata promozionale oltre che artistica, agli amici e compagni d’arte, Leal e Siqueiros. Frida, in queste fotografie, si lascia sorprendere in maniera rilassata, a volte anche posata. Comunque, sempre con una confidenza verso il mezzo fotografico che le deriva, indubbiamente, dalla paterna attitudine, visto che Guillermo Kahlo, suo padre, era un ottimo e apprezzato fotografo, chiamato per questo ad un lungo lavoro di documentazione delle coloniali e barocche chiese del Messico. Lavoro che lo portò a realizzare una serie di immagini che, ancor oggi, sono viste come un capolavoro della fotografia documentaria.

La straordinaria vita di Frida è qui riproposta e immortalata, nelle fotografie che la vedono ritratta da alcuni dei più grandi fotografi del suo tempo, molti dei quali sono poi diventati dei miti. Basti citare Imogen Cunningham, Edward Weston, Nickolas Muray, Lucienne Bloch, per capire quali erano le sue frequentazioni.

Tutto questo ci fa comprendere come la sua pur breve vita sia stata comunque straordinariamente vissuta. Colma di incontri che ne hanno arricchito il senso e il fascino, contribuendo a creare attorno a lei un mitico alone, quell’aura, che solo le grandi personalità sanno emanare, e che è in grado di tracimare al di là del tempo, delle mode e delle latitudini.

Vincenzo Sanfo
Curatore mostra

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