In un’intervista rilasciata a Fanpage.it, Michele Bravi ha raccontato il suo ritorno al Festival di Sanremo 2026, anticipando il significato del brano in gara e la trasformazione estetica che porterà sul palco dell’Ariston. Dopo i look di forte impatto del 2022, quest’anno il cantante si presenterà con uno stile completamente rinnovato, più essenziale ed elegante, costruito attorno a un concetto centrale: la goffaggine, una dimensione emotiva che sente profondamente sua.
Il significato della goffaggine tra musica e identità
Il filo conduttore della partecipazione di Bravi al Festival sarà proprio la goffaggine, un sentimento che l’artista ha dichiarato di vivere da sempre. «Ma guarda, io ho 31 anni ed è da 31 anni che lo sento mio! Diciamo che per anni ho cercato di combatterlo, di nasconderlo e di fingermi sempre performativo», ha spiegato a Fanpage.it.
Il brano in gara, “Prima o poi”, rappresenta un passaggio importante anche nel percorso artistico del cantante, anticipando un progetto pensato per il teatro. «Nella canzone racconto il momento della goffaggine», ha raccontato, sottolineando come questo sentimento sia stato tradotto anche dal punto di vista estetico, attraverso abiti che raccontano visivamente la fragilità e l’imperfezione.
La trasformazione stilistica per il palco dell’Ariston
Per questa edizione del Festival, Michele Bravi ha scelto di affidarsi a una visione stilistica coerente e unitaria, collaborando con lo stilista Antonio Marras. L’obiettivo è costruire un racconto completo, in cui musica, immagine e interpretazione convivano.
Il cantante ha sottolineato quanto la moda sia parte integrante dello spettacolo: «Il mondo sartoriale per me è sempre un modo per dare tridimensionalità allo spettacolo. Io non ho mai capito quelli che dicono: “La moda distoglie l’attenzione”. No, lo spettacolo è spettacolo».
Per Bravi, ogni elemento scenico contribuisce a rafforzare il messaggio della canzone, rendendo la performance un’esperienza completa.
Il rapporto con il palco e la sicurezza nella musica
Nonostante le insicurezze personali, il palco rappresenta per lui un luogo di libertà. «Io quando sono lì ci tengo che il mio corpo venga prestato alla canzone. E infatti è l’unico momento in cui mi sento più sicuro, perché sono in prestito, non sono io», ha raccontato.
Questa visione gli permette di superare le proprie fragilità e trasformarle in forza espressiva, mettendo la musica al centro della propria identità artistica.
L’approccio al Festival tra serenità e consapevolezza
Michele Bravi ha spiegato di affrontare Sanremo con un atteggiamento più equilibrato rispetto al passato, cercando di vivere l’esperienza con serenità e senza eccessiva pressione. «Io ci tengo così tanto che gli ho trovato lo spazio giusto che meritava. Le cose belle sono belle, le cose brutte sono brutte», ha dichiarato.
Il cantante ha anche raccontato alcuni dettagli personali, come il suo carattere riservato e la tendenza a rifugiarsi nella tranquillità dopo le esibizioni: «Quando finiva correvo a dormire!».
Un nuovo capitolo artistico dopo gli anni difficili
Guardando al passato, Bravi ha ricordato il suo precedente Sanremo segnato dalle restrizioni della pandemia, un’esperienza molto diversa rispetto a quella attuale. Oggi il ritorno al Festival rappresenta un nuovo inizio, più vicino allo spirito originario della manifestazione e alla sua evoluzione personale.
Con questo nuovo progetto, Michele Bravi si presenta al pubblico con maggiore consapevolezza, pronto a raccontare le proprie fragilità senza nasconderle più, trasformando la goffaggine in una chiave autentica della sua espressione artistica.