La ‘Dottrina Donroe’: Giampiero Gramaglia spiega le nuove sfide geopolitiche a Radio Kiss Kiss

Il giornalista Giampiero Gramaglia interviene su Radio Kiss Kiss per analizzare la rinnovata attualità della Dottrina Monroe dopo gli ultimi eventi in Venezuela e le dichiarazioni di Donald Trump.

La puntata mattutina di Radio Kiss Kiss si è aperta con un tema di grande attualità: gli sviluppi geopolitici internazionali dopo l’attacco in Venezuela e la rimozione di Maduro da parte degli Stati Uniti. In collegamento, il giornalista Giampiero Gramaglia ha offerto la sua analisi sulle implicazioni della Dottrina Monroe, citata da Donald Trump in conferenza stampa.

Dottrina Monroe: ritorno al passato o nuova strategia globale?

Durante la trasmissione, Max e Max hanno introdotto il tema chiedendo a Giampiero Gramaglia di spiegare il significato della Dottrina Monroe nel contesto attuale. Gramaglia ha risposto:
“La dottrina Monroe, che oggi è stata ribattezzata anche Donroe, una fusione tra Donald (Trump ndr.) e Monroe, afferma che il continente americano, inteso come Nord e Sud America, America Latina e America del Nord, sia il giardino di casa degli Stati Uniti. All’epoca gli americani non erano una superpotenza, né una vera potenza, ma consideravano comunque quell’area come il loro territorio di influenza e non accettavano ingerenze altrui”.

Gramaglia ha ricordato come questa dottrina abbia avuto un ruolo importante anche all’inizio del Novecento, citando la guerra di Cuba contro la Spagna.
“In base a questa dottrina, già all’inizio del Novecento, gli Stati Uniti combatterono la guerra di Cuba contro la Spagna, che voleva affermare una propria presenza e una propria prevalenza nei Caraibi, in quell’area. Poi sappiamo com’è andata a finire la storia di Cuba, con Castro, una vicenda che in parte dura tuttora”.

La sfera di influenza americana oggi: limiti e contraddizioni

Nel corso dell’intervista, Gramaglia ha sottolineato come la dottrina sia stata rivisitata e corretta nel tempo.
“Questo vorrebbe dire che l’America continua a ragionare con le categorie di Monroe, ma nel frattempo, rispetto all’epoca del presidente che diffuse questa teoria, gli Stati Uniti sono diventati una superpotenza. A un certo punto sono stati l’unica superpotenza, oggi condividono questo ruolo con altri Paesi, in particolare con la Cina, forse più ancora che con la Russia, che comunque possiede tante armi nucleari quanto l’America. Così, da una proclamazione di sfera di interesse regionale, la sfera di interesse americana è diventata globale”.

Gramaglia ha poi evidenziato le possibili conseguenze di questa visione:
“Se tu richiami la dottrina Donroe, o meglio, se non la proclami apertamente perché Trump non proclama teorie, ma metti in pratica comportamenti che sembrano richiamarsi a questa dottrina, gli altri Paesi possono pensare: va bene, tu hai la tua sfera di influenza e io la mia. Quindi io in Ucraina faccio quello che voglio e io a Taiwan faccio quello che voglio. La paura è proprio questa. Ci si muove in un mondo di progressivo esercizio della forza per aree di influenza e non certo di esercizio del diritto su scala globale”.

Le nuove mappe del potere: tra social e storia

Durante la diretta, la discussione si è spostata anche sulle rappresentazioni grafiche della divisione del mondo. Max e Max hanno citato una cartina diffusa sui social dall’economista russo Kirill Dmitriev, che mostra il mondo diviso in aree di influenza:
“Sta girando sui social questa cartina pubblicata da Kirill Dmitriev, un economista russo, in cui si vede praticamente il mondo diviso con una sorta di linea tracciata come con una matita russa: da una parte le Americhe, con scritto ‘me’, poi l’Europa e parte dell’Africa con scritto ‘Putin’, e infine tutta la parte orientale con scritto “Xi”. Ed è davvero un po’ quello che stai dicendo tu”.

Gramaglia ha commentato:
“Sì, in effetti ricorda i continenti sovrapposti di 1984. Ricorda anche la bolla papale che, nel XVI secolo, divise la Terra tra Spagna e Portogallo. Speriamo che siano solo esercizi che restino sulla carta”.

La trasmissione si è conclusa con un saluto e un auspicio da parte di Gramaglia:
“Speriamo che siano esercizi che restino sulla carta e che il 2026 sia l’anno della pace universale. Io lo dico, anche se non ci credo minimamente, però diciamolo: proviamo almeno a farlo diventare, in qualche misura, reale”.

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