Kirsti Moseng ricorda il marito Oliviero Toscani: “Non aveva paura di morire, ma amava pazzamente la vita”

La moglie del celebre fotografo racconta a La Repubblica gli ultimi momenti insieme e la loro straordinaria vita condivisa.

Kirsti Moseng, moglie del fotografo Oliviero Toscani, ha condiviso, nel corso di un’intervista a La Repubblica, ricordi toccanti sulla loro vita insieme e sugli ultimi momenti trascorsi con lui. In un’intervista, ha raccontato come, durante un viaggio a Zurigo mentre Toscani era già malato, lui le abbia detto: “Visto che siamo qui, chiamo il mio amico Marco Cappato e mi faccio accompagnare là dove si muore senza soffrire”. Nonostante questa intenzione, non ha poi intrapreso quella strada. Moseng ha sottolineato: “Non mi sarei opposta, dobbiamo essere liberi di scegliere. Per fortuna la sua malattia è stata breve”. 

Una vita insieme tra amore e lavoro

Moseng ha incontrato Toscani a 24 anni, dando inizio a un percorso condiviso ricco di avventure e successi. “Ci siamo divertiti come pazzi. Lui mi ha travolto”, ha dichiarato. Nonostante la sua riservatezza e la scelta di rimanere lontana dai riflettori, ha sempre supportato il marito nella sua carriera, curando contratti e agenda, e viaggiando insieme a lui per il mondo. “Non litigavamo mai. In cinquant’anni. Oliviero in realtà avrebbe voluto litigare, però diceva che con me era impossibile. Mi chiamava ‘freno a mano’ perché lo tenevo ben ancorato alla realtà”, ha aggiunto.

Il ricordo di una voce e di una presenza insostituibile

Dopo la scomparsa di Toscani, Moseng ha confessato che ciò che le manca di più è la sua voce. “Quando passi la vita insieme a una persona, quel timbro, quel suono diventa parte di te”, ha detto. Ha descritto il lutto come un’onda che un giorno travolge e il giorno dopo si acquieta. Attualmente, si trova a Santo Domingo, ospite della figlia Ali, ma ha in programma di tornare presto nella loro casa in Toscana, tra i boschi e i cavalli, dove ha condiviso gran parte della sua vita con Oliviero. 

L’eredità di un genio spesso frainteso

Parlando dell’eredità artistica di Toscani, Moseng ha osservato che, mentre in Francia il suo lavoro è stato meglio compreso, in Italia è spesso stato visto principalmente come un provocatore per le sue campagne sociali. “Certo, lo era, ma era anche un genio”, ha affermato. Ha ricordato come Toscani non avesse paura di morire, ma amasse profondamente la vita, e come la sua malattia, l’amiloidosi, diagnosticata due anni prima della sua morte, sia stata breve.

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