Simone D’Andrea: “Tommy Shelby il personaggio che doppio più facilmente. Ecco perché scioperiamo”

Simone D'Andrea è stato ospite su Radio Kiss Kiss, parlandoci del suo mestiere di doppiatore, ma anche dello sciopero indetto dal settore.
Lucilla ha intervistato Simone D’Andrea in Stasera… che serie!

Oggi c’è una grande sorpresa, è collegato con noi l’iconico doppiatore nonché la voce di Radio Kiss Kiss in persona: Simone D’Andrea! Buongiorno.

«Buongiorno a tutti.»

Beh, se pensiamo a Radio Kiss Kiss ci viene subito in mente la tua voce.

«È vero, da anni ormai.»

Abbiamo deciso di fare questo collegamento per svelare un po’ cosa c’è dietro le quinte del doppiaggio. Tu hai doppiato tantissimi attori, ricordiamone alcuni: Matt Damon, Adrien Brody, Jared Leto, Edward Norton e Cillian Murphy, indimenticabile capo dei Peaky Blinders, solo per citarne alcuni. quale ruolo hai sentito più tuo?

«Devo essere sincero, quello che mi calza meglio degli ultimi tempi è Tommy Shelby. Doppio Cillian Murphy dal 2003, ho iniziato con 28 giorni dopo di Danny Boyle, e me lo sono portato dietro tutti questi anni. Anche per lui è stato così, quel ruolo gli ha dato una notorietà che prima non aveva, pur essendo un attore bravissimo e nonostante avesse già fatto film molto belli.»

Ricordiamo che lo vedremo con “Oppenheimer” di Christopher Nolan, non vedo l’ora.

«Sì, non posso dire nulla ovviamente. Quindi, mi riconosco molto nel suo modo, è un attore che non faccio fatica a “prendere”, come si dice in gergo, e a incollarmi.»

Quanto ci vuole per doppiare un film e quanto per una serie?

«Dipende dal ruolo svolto dall’attore che doppi. Diciamo che di base i turni sono strutturati della durata di tre ore. Se è un cinematografico si parla di 80-100 righe di copione a turno, non di più. Per le serie la cosa è più articolata, perché arrivano i gruppi e sono tre episodi alla volta. Ma ultimamente, essendo molto in linea con la messa in onda d’oltreoceano, arriva uno o due episodi alla volta e si lavora su quelli.»

Mi hai dato un assist per ricordare che in questo periodo siete in sciopero, uno sciopero a oltranza perché la mole di lavoro che vi arriva è troppa.

«Grazie che mi passi questa palla, perché purtroppo quando una categoria entra in sciopero non è mai un piacere, il momento è complicato. Noi siamo entrati in sciopero al di là del contrato CCNL doppiaggio che è fermo alle retribuzioni del 2008. Ma il problema sono le cessioni di diritti, che da liberatorie sono diventate proprio cessioni di diritti, che sono vessatorie e pericolose, nel senso che siamo in un momento storico pericolosissimo in cui l’Intelligenza Artificiale galoppa alla velocità della luce e noi gli diamo la voce per fare tutto ciò che vogliono.»

Stai aprendo il vaso di Pandora.

«Diventa una cosa allucinante, non tanto per quanto riguarda il doppiaggio. C’è la musica in ballo, c’è la politica. Un domani possono far dire qualsiasi cosa a chiunque.»

In questo campo c’è un vuoto normativo.

«Qui deve entrare la politica, devono entrare mezzi di supporto che non siano solo noi che ci fermiamo, al di là che siamo stati i primi del comparto cineaudiovisivo. E poi i ritmi di produzione dalla pandemia in poi sono diventati un fuggi fuggi, ritmi di produzione che non rispettano la qualità del lavoro e anche della vita, perché il doppiaggio è sempre stata un’eccellenza italiana e viene buttata non dico dove, per i ritmi di lavoro. Con l’avvento delle piattaforme è stato un moltiplicarsi di produzioni; questo è il problema maggiore. Mi scuso per lo sfogo.»

No, anzi.

«Perché poi si fa di tutta l’erba un fascio e si dicono cose che non stanno né in cielo né in terra. Volevo ringraziare tutte le sigle sindacali che stanno facendo un lavoro straordinario, quindi la CGIL, la CISL e la UIL; poi le associazioni di categoria, siamo tutti sulla stessa barca perché qui la condizione è diventata insostenibile.»

C’è tutto il sostegno anche di Radio Kiss Kiss. Sono contenta che sia stata l’occasione di chiarire quello che troppo spesso viene liquidato in modo superficiale dai titoli di giornale.

«Grazie.»

A questo punto il domandone delle tue tre serie tv must watch!

«La casa di carta per me, nelle prime stagioni, è stata straordinaria a livello di scrittura. Peaky Blinders non posso non dirla. E una serie di cui mi sono innamorato facendola è Shantaram. È straordinaria, tratta da un romanzo fantastico di più di mille pagine, parla di quest’evasione di un ragazzo che fugge in India. Bellissima, si sentono i profumi e i colori dell’India, una serie girata benissimo, gli attori sono straordinari, e il racconto dell’amicizia è toccante.»

Hai anche una candidatura su questa serie se non sbaglio!

«Ho una candidatura come migliore voce protagonista e una come migliore direzione di doppiaggio per The First Lady, che ho diretto io, con un cast d’eccezione. Una bellissima serie che parla delle lady che hanno accompagnato i presidenti degli Stati Uniti.»

Ti capita mai di guardare delle serie in cui tu non ci sei nel doppiaggio e, anziché guardarle, ti concentri con un orecchio critico sul doppiaggio?

«Non posso più guardare niente, perché qualsiasi cosa diventa lavoro. Questa è una croce che ci portiamo. Devo dire che quando il doppiaggio è fatto bene non me ne accorgo e fruisco del racconto.»

Però se c’è qualcosa di stonato.

«Diventa un tecnicismo. Ma penso capiti in tutte le professioni.»

Grazie mille a Simone D’Andrea!

«Grazie a te Luci, Kiss Kiss a voi!»

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