Pif a Kiss Kiss: “Forse è giusto che io faccia film sulla mafia”

Pif è stato ospite di Lucilla, parlandoci di "Caro Marziano", di cinema e del suo ultimo romanzo e delle sue serie tv preferite.
Pif è stato ospite in Stasera …che serie! Ecco l’intervista integrale

È con noi stamattina Pierfrancesco Diliberto, ovvero Pif! Buongiorno Pif! Come stai?

«Buongiorno! Beh, sto facendo una vita un po’ dura perché sono in fase di montaggio e sto facendo la stessa vita di Matteo Messina Denaro in questo momento, più o meno.»

Abbandonato a te stesso! Arriveremo anche a questo argomento. Ma voglio aprire questa chiacchierata ricordando che dal 9 gennaio sei su Rai 3 alle 20:20 con “Caro marziano“. Possiamo definirla una serie antologica?

«Sì, può essere anche definita una serie. Effettivamente è la seconda stagione di Caro Marziano

Con tutte storie diverse che tu racconti al pubblico.

«Esattamente.»

E come scegli le storie da raccontare? Visto che sono così diverse tra loro e così ricercate.

«Tendenzialmente mi devono incuriosire, se non mi incuriosiscono mi annoio e la pigrizia prende il sopravvento.»

Ma ti arrivano degli input esterni o sei tu a fare la ricerca?

«Sì sì. Diciamo che ora i social mi danno molti spunti rispetto alla prima stagione, che era nel 2016-2017. Però, ad esempio, l’architetto che mi sta rifacendo casa mi ha raccontato la storia di una ragazza che aveva organizzato il matrimonio col suo fidanzato a sua insaputa. È una storia nata all’improvviso e l’ho fatta. Può davvero essere qualunque cosa, l’idea può venire da chiunque.»

Quindi tu aspetti qualcosa che accenda la tua curiosità e nel momento in cui succede decidi di raccontarla. Può essere un suggerimento ai nostri ascoltatori, se avete una bella storia scrivete a Pif.

«Se è una storia simile, molto volentieri!»

“Caro Marziano” nasce per raccontare il presente a chi verrà dal futuro. Ma se dovessi immaginare il futuro, soprattutto nel tuo campo, quello del cinema, delle serie, della narrazione televisiva, come lo immagini?

«Diciamo che per un po’ la gente non tornerà al cinema, succederà qualcosa che la farà tornare, come è sempre stato. Spero di essere artisticamente attivo, perché il mio sogno era fare cinema, quindi film al cinema e non nelle piattaforme.»

Ti capita mai di andare al cinema a vedere un tuo film “in borghese” per vedere le facce degli spettatori?

«No, mi vergognerei tanto. Lo faccio quando faccio le presentazioni, magari rimango in fondo per vedere la reazione, e non è sempre piacevole. Non mi posso scordare che La mafia uccide solo d’estate a Palermo, un film che grazie al cielo è andato bene. Quando c’era la scena finale con le foto delle persone ammazzate, un finale commovente, c’era uno in ultima fila con le gambe accavallate con il cellulare in mano che ogni tanto alzava lo sguardo, guardava una lapide, poi si rimetteva a mandare messaggi dal cellulare. Penso sia la cosa peggiore che possa succedere a un autore cinematografico. È un lavoro democratico, se uno vuole mandarti a quel paese ha il diritto di farlo. Magari se devi mandare messaggi non andare al cinema, ecco.»

Sono d’accordo con te. Ma visto che l’hai citato ed è uno dei tuoi film che preferisco, “La mafia uccide solo d’estate”, che ricordiamo è diventato anche una serie, torniamo all’argomento iniziale, cioè la grande vittoria della giustizia italiana con l’arresto di Messina Denaro. Tu hai commentato dicendo che il cerchio si è chiuso ma Cosa Nostra non è finita.

«Quello nessuno l’ha pensato. Matteo Messina Denaro era il più giovane di quella mafia stragista di Totò Riina. Quindi, la sua cattura chiude davvero un cerchio, suona strano, ma si può dire che lo stato italiano ha battuto la mafia di Totò Riina. Secondo me sarebbe stato grave se fosse morto senza essere stato arrestato. Dal punto di vista simbolico, è un messaggio forte sia per i buoni che per i cattivi.»

Tu hai nuovi progetti nel cassetto su questa tematica?

«In realtà, dopo La mafia uccide solo d’estate e In guerra per amore ho detto “basta mafia”. Ma la verità è che è un’ossessione, non dico che farò solo quello, ma forse è giusto che ne parli.»

Pif, nel tuo ultimo romanzo racconti la disperata ricerca d’amore di un povero idiota, però attraverso la tecnologia.

«Nel libro c’è una tecnologia che ha la pretesa di essere più ambiziosa di un semplice Tinder. Ti dà il nome e il cognome delle tue anime gemelle. La mia teoria è che le anime gemelle siano più di una, su otto miliardi di persone pensare che l’anima gemella sia solo una è un po’ ingenuo. La crisi del protagonista, il povero idiota, è che ci sia un’app che ti dà il nome di sette anime gemelle, quindi lui va in giro per il mondo a capire quale sia l’anima gemella. La realtà è che la tecnologia può fare tanto ma non può fare tutto, tu devi metterci la tua anima.»

Mi ricorda molto “Black Mirror” tutto questo. A questo punto arrivo al domandone finale: le tre serie più belle di sempre secondo Pif.

«Durante il covid la mia compagna mi aveva costretto a vedere Breaking Bad. Non la avevo mai vista, lo so che per molti è una bestemmia, è l’abc. Ti dico una cosa controcorrente da “nerd dei nerd”. Me ne vengono in mente due. Friends, che potrei vedere all’infinito. Su Instagram non so quanti account seguo che postano pezzettini di puntate, e praticamente mi sto rivedendo tutta la serie a pezzettini. Poi Starsky e Hutch, in dvd perché nelle piattaforme ancora non c’è. In versione italiana però, perché quando quando la guardavo da ragazzo era doppiata. Peraltro, se la vedi in inglese sono meno cazzoni. La terza è quella della donna avvocato che insegna criminologia.»

“Le regole del delitto perfetto”.

«Esatto. Devo dire che dalla seconda stagione migliora. Poi mi piace anche Prison Break

Pif, ti ringrazio per essere stato con noi e ci vediamo su Rai 3 con “Caro Marziano”.

«Sì, dopo Blob, è un orario un po’ così, 20:15, 20:20. Ciao a presto!»

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