Federico Zampaglione: “Giro film horror perché è una porta sul buio”

Federico Zampaglione è stato ospite su Radio Kiss Kiss. Ci ha parlato soprattutto dell'horror e del suo modo di pensarlo da regista.
Sabato 28 ottobre, il regista e leader dei Tiromancino Federico Zampaglione è stato ospite con Lucilla in Stasera… che serie!
Federico Zampaglione

La casa delle serie tv ospita un fantastico cantautore, e non solo, anche regista e sceneggiatore. È con noi Federico Zampaglione!

«Buongiorno!»

Allora, Halloween si avvicina, quindi abbiamo pensato di disturbarti perché ti sei dedicato molto a questo genere.

«Mi sono dedicato e sono un fan. Al di là del fare certe cose, c’è l’amore per un certo genere. Fin da piccolo, quando mio padre mi portò nel tunnel degli orrori. Avevo scoperto un mondo, con streghe e cose spaventose. Da lì si è sviluppata la passione anche verso il cinema di genere dei grandi maestri italiani, l’horror e il giallo all’italiana: Dario Argento ma ancora di più Mario Bava, un maestro e precursore.»

Intanto per una serata horror consigliamo due tuoi film, “Shadow” e “Tulpa – Perdizioni Mortali”. A proposito di “Shadow“, ho letto che è ispirato a qualcosa che ti è successo, confermi questa notizia?

«Per fortuna solo la prima parte del film, che poi diventa spaventoso e violento, quella è stata fantasia. Però, con la mia ex compagna del tempo, Claudia Gerini, avevo preso delle biciclette, avevamo fatto una passeggiata in una pineta. A un certo punto, eravamo a pochi metri di distanza, mi giro dietro una curva e lei non c’era più. Aveva avuto problemi alla catena quindi si era fermata poco prima. Non vedendola più, avevo avuto molta paura. Da lì sono tornato a casa con questa idea, ho pensato “questo è l’inizio di una storia”. Nel film, chiaramente, non la ritrovi, devi andarla a cercare. La grande tensione che ho vissuto per qualche momento è stata l’input. Ovviamente dentro il film c’è dell’altro. Lo considero il mio horror più centrato.»

È stato considerato una rinascita dell’horror italiano, ha avuto un successo incredibile.

«Sì. Dopo, per anni, non ho fatto cinema, poi ho fatto “Morrison” due anni fa che è completamente un altro genere.»

Ora di cosa ti stai occupando? Stai scrivendo qualche film?

«Sì, sto lavorando su due film. Uno è un progetto internazionale, in inglese, più horror, con delle sfumature quasi gotiche. L’altro è un thriller/horror più urbano in italiano, con una storia ambientata a Bologna. Sono due film in piena lavorazione. Inizierò a girare uno dei due progetti a inizio 2023.»

A questo punto, ti chiedo quali film consiglieresti, anche tra i grandi classici, per la serata di Halloween?

«Beh, consiglierei, per chi non l’avesse visto, proprio il primo Halloween. Poi anche un film che si chiama Rec, di due registi spagnoli. Sostanzialmente è uno zombie movie, fatto con lo spirito documentaristico. Ti fa fare dei salti dalla sedia! Per chi ama il mondo delle case infestate, è bello The Conjuring. Un consiglio per gli “estremisti”: Martyrs. Questo è solo per gli amanti duri e puri del genere, con molto stomaco e una soglia di orrore alta. È un film disturbante, ma è uno degli horror moderni più potenti e strazianti che siano usciti.»

Una curiosità quasi marzulliana. Si dice sempre che le menti che si dedicano all’horror abbiano una genialità che si avvicina alla follia, vedi Stephen King o Dario Argento. Tu che ci sei immerso, cosa ne pensi?

«L’horror è una porta sul buio, ed è qualcosa che fa parte dell’essere umano. La paura, lo spavento, il panico, l’angoscia, sono tutti i sentimenti che appartengono a chiunque. La differenza è se voler aprire o no questa porta. Io non ti nascondo che mentre sto scrivendo dei film, la sera faccio degli incubi, che diventano molto vividi. Sono molto reali, ma ti permettono di andare a raccontare un mondo in cui convivi con questi personaggi e quella paura.»

È uno “sporcarsi le mani”, no? Provare quelle emozioni, quella paura, per poi trasferirla al pubblico. È questo il concetto?

«Ti immedesimi, crei un protagonista che viene messo a confronto con una minaccia di vario genere.»

Allargando un po’ il discorso, trasferendoci in qualsiasi genere e nelle serie tv, arriviamo al tuo podio delle serie più belle di sempre.

«Ti posso dire tre cose che mi vengono in mente. Sicuramente, rimanendo in tema horror, cito The Walking Dead, serie di enorme successo. Poi metterei Squid Game, molto interessante. Va detto che il cinema e l’horror orientali sono molto efficaci, sono bravissimi sotto molte aspetti. Poi, visto che se ne sta parlando tanto, ho visto Dahmer. Mi è piaciuta, ho apprezzato il discorso sul far capire come questo ragazzo è arrivato a diventare quello che è diventato. Parliamo di un serial killer che viene spesso citato come il più efferato di sempre.»

Federico, sai che proprio per questo motivo molte persone hanno commentato dicendo che certi tipi di storie andrebbero lasciate cadere nell’oblio e non raccontate. Tu che ne pensi?

«La storia non è fatta solo di cose piacevoli, ma anche di efferatezza, ingiustizie, sangue e povertà. Seguendo questo ragionamento, si dovrebbero cancellare tutti gli eventi negativi dai libri di storia. Ma non sarebbe più storia, ma sarebbe una narrativa a senso unico del bello e del buono. È stata una polemica sempre presente: “perché realizzare i film horror? Non c’è già abbastanza orrore nella realtà?” La realtà non è questa però. Uno non si mette a fare il serial killer perché guarda un horror. Se no si metterebbe anche a fare il cowboy, l’astronauta, il broker. Nella realtà, le persone non diventano tutto quello che vedono nel film. Alla fine si può semplicemente non guardarlo.»

Grazie mille a Federico Zampaglione! Grazie di essere stato con noi!

«Buon Halloween, un abbraccio!»

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