Serie A 2022-2023 cala il sipario, o quasi

Il bilancio del campionato appena conclusosi. Tutto definito per le prossime coppe europee. Manca soltanto lo spareggio.

Alla fine ha vinto chi ha meritato, il Napoli, stracciando il campionato più di quanto non dica la classifica. Senza il fisiologico calo accusato a metà aprile, lenito dalla mancanza di un vero e proprio competitor per lo scudetto -il vantaggio sulla seconda era ampiamente in doppia cifra- e il naturale appagamento giunto a titolo conquistato -il 4 maggio, con cinque giornate di anticipo- la squadra di Spalletti avrebbe ritoccato diversi record. Quello dei punti realizzati non è riuscito a migliorarlo, neppure guardando a sé stesso (90 contro i 91 del Napoli di Sarri, stagione 2017-18) ma una sfilza di primati li ha comunque ottenuti.

Nell’ordine: miglior attacco (77 goal realizzati), miglior difesa (solo 28 goal subiti), migliore differenza reti (+49), maggior numero di vittorie (28), maggior numero di vittorie in casa (14, come l’Inter) e maggior numero di vittorie in trasferta (14). Il tutto impreziosito dalla conquista del titolo di capocannoniere da parte di Osimhen (26 reti) e di Kvaratskhelia migliore assistman e poi anche Mvp della serie A 2022-23.

Alle spalle degli azzurri, il vuoto. La Lazio di Sarri (toh, ancora lui) seconda a sedici lunghezze di distanza, ma capace di mettersi dietro squadre costruite con ben altri budget e aspettative, spremendo il massimo da una rosa non giovanissima e colmando, con una precisa fisionomia di gioco, le evidenti lacune in termini di organico. Poi, la Juventus: terza sul campo e settima in classifica dopo la penalizzazione per la vicenda delle plusvalenze fittizie. I bianconeri avrebbero chiuso a quota 72, conquistando anche la qualificazione alla prossima Champions League, il minimo sindacale tuttavia per un club con un monte ingaggi lordo da 160 milioni di euro. Ma la stagione, al netto degli infortuni e tutto il resto (coppe incluse) è stata un disastro e la rivoluzione societaria, dettata dalle vicissitudini giudiziarie, si presenta ora come un’occasione da sfruttare per provare a tornare in linea di galleggiamento.

Al terzo posto chiude l’Inter attesa da una sorprendente finale di Champions, e molti dei giudizi sulla stagione dei nerazzurri sono legati alla gara di sabato 10 con il Manchester City a Istanbul. La conquista della Coppa Italia è stata però un ottimo ricostituente, facendo pendere la bilancia dalla parte di Simone Inzaghi nonostante un campionato altalenante e al di sotto delle previsioni. Peggio ha fatto il Milan che, da campione d’Italia in carica, salva soltanto la qualificazione alla Champions. Il repulisti dell’area tecnica, Pioli escluso, segna l’avvio del nuovo corso, ispirato più al moneyball -lo scouting su base matematica che la proprietà americana ha utilizzato con buoni risultati al Tolosa- che ad una tradizionale campagna acquisti, l’ultima peraltro negativa come non mai (Origi, Adli, De Ketelaere, Vranckx, Thiaw).

Atalanta e Roma spuntano la qualificazione all’Europa League, la Dea confermando il suo dna di squadra brillante, capace di scovare talenti da fare crescere e poi eventualmente da piazzare (Scalvini, Hojlund, Lookman), la squadra giallorossa arrivando a giocarsi ai rigori una finale europea, la seconda consecutiva. Mourinho, la garanzia migliore sotto il profilo dei risultati. Bisognerà che a Trigoria lo accontentino, almeno in qualcuna delle sue richieste di carattere tecnico e organizzativo, se vogliono farlo restare.

Anche la Fiorentina ha trovato in Europa, ambito Conference, un’opportunità. Coglierla o meno, a questo punto, fa poca differenza. Il dopo, invece, sarà molto importante. Vincenzo Italiano è seguito da club di spessore. Dovesse andare via il tecnico, bisognerebbe ricominciare da capo e la piazza certamente ne risentirebbe.

Bologna, Torino e Monza sono le squadre che hanno provato a insidiare le posizioni di rincalzo. I rossoblu affidandosi alla verve di Thiago Motta (sostituire Mihajlovic nel cuore dei tifosi non era facile), i granata contando sulla ritrovata identità assicuratale da Juric, i brianzoli da matricola terribile lanciando in panchina il giovane Palladino dopo l’iniziale parentesi Stroppa.

Udinese, Sassuolo, Empoli e Salernitana salve con pochi patemi, il Lecce soffrendo un po’ di più. Sampdoria e Cremonese retrocesse, ma con storie diverse: i grigiorossi divertendosi, fino ad un certo punto, e godendosi comunque un anno tra i grandi, il club blucerchiato riuscendo almeno ad evitare il fallimento per ripartire il prossimo anno dalla serie B con rinnovate ambizioni. Resta da capire chi le accompagnerà tra i cadetti. Domenica sera, a Reggio Emilia, lo spareggio salvezza tra Spezia e Verona.

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