Il talento che ha preferito lo studio al Manchester City: la storia di Willhoft-King

A 19 anni Han Willhoft-King ha lasciato il Manchester City per iscriversi a Oxford, scegliendo di allontanarsi dal calcio professionistico e ripensare il proprio futuro.

A 19 anni ha deciso di scambiare il pallone con i libri, rinunciando a una carriera che sembrava già tracciata nel calcio d’élite. La storia di Han Willhoft-King è quella di un talento inglese cresciuto nei vivai migliori, arrivato a un passo dal grande salto e poi capace di fermarsi, guardarsi dentro e scegliere una strada diversa.

Nato a Londra nel 2006, Willhoft-King ha mosso i primi passi nella prestigiosa academy del Tottenham Hotspur, dove era considerato uno dei profili più interessanti della sua generazione. Centrocampista offensivo, tecnico e intelligente, ha indossato anche la maglia della nazionale inglese Under 16 e ha avuto l’opportunità di allenarsi con la prima squadra degli Spurs ai tempi di Antonio Conte. Un percorso che per molti sarebbe stato solo l’inizio.

Le prime crepe arrivano con gli infortuni. Una lesione importante alla fine della stagione 2021-22 ne condiziona la crescita, seguita da altri stop che rallentano la continuità nei due anni successivi. In quel periodo, mentre il fisico fatica a rispondere, prende forma un’idea alternativa: provare a coniugare calcio e studi universitari negli Stati Uniti. UCLA e Harvard mostrano interesse, prospettando un futuro in cui sport e formazione possano procedere insieme.

Il piano sembra delineato, ma viene improvvisamente stravolto. Dopo un breve passaggio nel FC Cincinnati 2, squadra della MLS Next Pro, arriva la chiamata che cambia tutto: il Manchester City. Un contratto annuale con opzione di rinnovo, l’ingresso nel mondo di Guardiola, l’allenamento quotidiano accanto ai migliori giocatori del pianeta. Willhoft-King accetta, consapevole che dire no sarebbe quasi impossibile.

È proprio lì, però, che emergono i dubbi più profondi. Il livello è altissimo, l’ambiente totalizzante, la pressione costante. Allenarsi con campioni come De Bruyne e Haaland è un privilegio, ma anche una prova mentale difficile da sostenere. Il giovane inglese racconta di non riuscire a godersi quell’esperienza, di sentirsi schiacciato dalle aspettative e da una routine che lascia poco spazio ad altro. Il calcio, in quel contesto, smette di essere una passione e diventa un peso.

A fare la differenza è anche la sua formazione familiare. Figlio di un ex professore universitario di filosofia e di un’architetta, Willhoft-King ha sempre avuto una forte attrazione per lo studio. Così, al termine di una lunga riflessione, arriva la scelta più inattesa: lasciare il calcio professionistico e iscriversi a Giurisprudenza al Brasenose College, parte dell’Università di Oxford.

Non è una fuga né una resa, ma un cambio di prospettiva. Willhoft-King non rinnega il calcio, che continua a praticare a livello universitario, senza il peso dei grandi club e dei riflettori. Semplicemente, decide di investire su un progetto di vita più ampio, consapevole che una carriera sportiva è breve e incerta, mentre la formazione può offrire orizzonti diversi e duraturi.

Oggi guarda con serenità al futuro, in attesa anche del tradizionale Varsity Match contro Cambridge, simbolo di un calcio vissuto con passione ma senza ossessione. La sua storia resta un’eccezione in un sistema che spinge a scegliere tutto e subito, ma dimostra che, anche nel mondo ipercompetitivo del pallone, fermarsi a 19 anni può essere un atto di coraggio.

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