Che pericoli si corrono durante una gara di ciclismo?

Durante la Parigi-Roubaix di ciclismo, una spettatrice ha tentato di far cadere l'olandese Van der Poel, fortunatamente senza successo.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di ciclismo con Davide Cassani, dirigente sportivo, commentatore ed ex ciclista su strada.

Buongiorno Davide! Intanto ti ringraziamo perché da CT hai portato a casa due mondiali e gli europei; hai fatto tanto bene al ciclismo.

«Buongiorno! Grazie, troppo gentili.»

Qual è il peggior incubo per un ciclista professionista, soprattutto se è in gara, qual è? L’olio, il gruppone, il ghiaccio, il deficiente a bordo strada.

«Solitamente il corridore non ha paura del tifoso a bordo strada. Nel 99% dei casi trovi persone appassionate e rispettose che sanno dove devono stare. Purtroppo ci sono dei maleducati e incoscienti, persone che non si rendono conto che con il loro modo di fare possono davvero mettere a repentaglio la salute dei corridori. Com’è successo alla Parigi-Roubaix con questa spettatrice che non si sa per quale motivo ha lanciato quel cappellino tra le ruote di Van der Poel. Fortunatamente andava talmente veloce…»

A che velocità andava in quel momento?

«Dai 40 ai 45 all’ora. Perché era in un tratto di pavé. La media, nei 250 kilometri, è stata quasi di 48 orari, compresi i 50 kilometri di pavé. Significa che sul tratto in asfalto andava sempre almeno a 50 kilometri orari.»

Pazzesco! Ma la storia che i ciclisti su strada sono gli unici che, a parte il caschetto, non hanno protezioni. Eppure le velocità sono ragguardevoli. Non c’è mai stata un’iniziativa a proposito?

«Sai, il problema è che tu devi pedalare. Non è che puoi proteggerti come un pilota della Moto Gp. In effetti, bisogna cercare di creare una commissione per capire se si può fare qualcosa. L’altro giorno, nella discesa andavano a 70 kilometri orari e alcuni hanno rischiato di farsi veramente male.»

Una curiosità: almeno una volta ti sarà capitato qualcosa con qualcuno a lato strada?

«Mi è capitata una cosa molto sgradevole. Ero al Giro d’Italia del 1991 e avevo la febbre a 39. Era l’ultima tappa, a Milano, e mi sono ritirato perché un gruppo di persone mi denigrava. Mi prendevano in giro perché ero l’ultimo staccato e da solo. Mi sono sentito veramente mortificato.»

I deficienti non mancano mai. Ma esistono ancora le transenne con i piedini sporgenti?

«Qualche volta sì. Attenzione, gli organizzatori hanno cambiato radicalmente i modi di proteggere i corridori.»

Grazie!

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