Phil Collins, nato il 30 gennaio 1951 a Chiswick, sobborgo di Londra, compie oggi 75 anni. Con una carriera che spazia dai Genesis alla sua attività da solista, ha venduto oltre 150 milioni di copie in tutto il mondo. Nonostante i problemi di salute che lo hanno costretto al ritiro nel 2022, Collins rimane una figura iconica nella storia della musica.
Un’eredità più forte dei limiti fisici
Dopo il ritiro, Collins ha parlato apertamente della fatica quotidiana e dell’impossibilità di suonare come un tempo. Ma la sua musica non si è mai fermata: continua a vivere tra radio, film, serie televisive, stadi e playlist di generazioni diverse, senza distinzione tra vinile, cd o streaming. Il suo lascito resta vivo e riconoscibile fin dalle prime note.
Le origini: il prodigio della batteria
Per capire l’importanza di Phil Collins bisogna partire dalla sua prima identità musicale: quella di batterista straordinario. Entrato nei Genesis nel 1970, portò tecnica, precisione e un senso del ritmo quasi chirurgico. Nei capolavori del periodo progressive, come Selling England by the Pound e The Lamb Lies Down on Broadway, fu il motore nascosto di strutture complesse, cambi di tempo e architetture sonore ambiziose.
Da batterista a frontman dei Genesis
Dopo l’addio di Peter Gabriel nel 1975, Collins assunse anche il ruolo di cantante principale. Una scelta rischiosa che si rivelò vincente: A Trick of the Tail dimostrò che i Genesis non solo erano sopravvissuti, ma stavano cambiando pelle. Con lui al centro della scena, il gruppo si avvicinò a un suono più accessibile senza rinunciare alla solidità musicale, fino a conquistare il mondo con Invisible Touch nel 1986, numero uno negli Stati Uniti.
Il trionfo solista
Parallelamente, Phil Collins aveva già iniziato una carriera solista destinata a segnare un’epoca. Face Value (1981) fu un debutto clamoroso, trainato da “In the Air Tonight” e dal suo leggendario colpo di batteria, uno dei più iconici della storia della musica pop. Da lì in poi arrivarono album di enorme successo come Hello, I Must Be Going!, No Jacket Required e …But Seriously, accompagnati da singoli diventati inni planetari: “Against All Odds”, “Sussudio”, “One More Night”, “Another Day in Paradise”.
Numeri, premi e influenza
I numeri raccontano una carriera fuori scala: oltre 100 milioni di dischi venduti tra Genesis e percorso solista, sette Grammy Awards, un Oscar per “You’ll Be in My Heart” (colonna sonora di Tarzan). Ma Collins non è stato solo un collezionista di hit: ha contribuito a definire il suono degli anni Ottanta, rendendo popolare il celebre gated reverb sulla batteria e dimostrando di saper attraversare generi diversi senza perdere identità.
Collaborazioni e momenti storici
Instancabile collaboratore, ha lavorato con artisti come Eric Clapton, Robert Plant, Philip Bailey e Frida degli ABBA. Memorabile la sua partecipazione al Live Aid del 1985, quando suonò a Londra e poi a Filadelfia nello stesso giorno grazie al Concorde, trasformando persino il jet lag in parte dello spettacolo.
Fragile nel corpo, indistruttibile nella cultura pop
Oggi Phil Collins appare fisicamente fragile, ma culturalmente solidissimo. Non può più sedersi dietro una batteria, eppure la sua influenza continua a ispirare musicisti e produttori. I Genesis restano una delle band britanniche più importanti di sempre, mentre la sua carriera solista è tra le più fortunate della storia del pop.
Forse il suo più grande merito è stato questo: essere virtuoso senza freddezza, popolare senza banalità, emotivo senza scivolare del tutto nella retorica. Phil Collins non ha solo accompagnato il ritmo di un’epoca: ne ha scritto la colonna sonora. E questo, anche da seduto, pesa molto più di qualsiasi problema alla schiena.
