Khaby Lame: “A scuola dicevano ai figli di non giocare con me”

In una recente intervista, Khaby Lame si è aperto raccontando vari aspetti della sua vecchia e nuova vita.
Il creator più famoso al mondo si è raccontato in un’intervista del Corriere della Sera.

Conosciamo bene Khaby Lame. Nel giro di pochi anni, il ragazzo di Chivasso ha conquistato i social network collezionando più di 200 milioni di follower tra TikTok (dov’è il più seguito in assoluto) e Instagram. In una recente intervista, Khaby Lame ha raccontato il suo presente da star del web, ma anche i suoi sogni e il suo passato.

L’idea di fare il creator risale al 2020, all’epoca del primo lockdown. Khaby Lame aveva da poco perso il lavoro ed era impossibilitato a trovarne uno nuovo. Dall’età di 17 anni, il ragazzo oggi fresco di cittadinanza italiana è stato nel mondo del lavoro come muratore e magazziniere. Durante la pandemia, però, il tempo libero è stato ovviamente tanto, da lì è iniziata l’operazione di riscatto dopo il lavoro perso: Khaby ha iniziato a fare ciò che ha sempre sognato, cioè creare.

Il sogno di Khaby è quello di diventare attore e vincere un Oscar, ma nel privato chi è? “Un nerd che gioca a Fifa. Un appassionato di anime che per imparare l’inglese guarda i cartoni animati. Un musulmano che non beve e non fuma, che sa i versetti del Corano (imparati in Senegal) e prega cinque volte al giorno” – risponde lui.

Per il creator, una delle esperienze più incredibili è stato andare negli Stati Uniti: “c’era il cinese, il peruviano, la tailandese, l’afroamericana e c’ero io. Ho detto “wow, ma siamo tutti qui, c’è il mondo intero é […] Ovunque, mi dicevano “I know you” dalle macchine. Anche lì non posso girare.” – ha raccontato Lame. Il suo incontro più bello, tuttavia, non è stato quello con Snoop Dogg, avvenuto in quell’occasione, bensì quello con Leo Messi e in seconda battuta quello con Usain Bolt.

Il tiktoker si è poi espresso sulla sua vita nuova, che ha definito “magnifica”. Anche se la fama ha portato le ovvie complicazioni nel girare per strada da solo, dall’altra non gli ha sottratto l’umiltà: “non avrei problemi a tornare ad aiutare in fabbrica”

Sul suo passato, infine, spuntano alcuni dettagli non di certo felici sulla giovinezza passata a scuola: “Mi fa strano quando mi contattano i compagni di classe che non mi hanno mai calcolato. Quando andavo a scuola stavo sempre sulle mie perché non ero visto bene dai genitori, ero quello delle case popolari, un possibile delinquente. Ricordo che gli adulti dicevano proprio non giocate con lui.”

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