Space economy: ci salverà lo spazio, anche in economia

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Sta per essere prodotto in Italia il primo prototipo di “robot liquido” che si chiama Cogitor e si ispira al funzionamento delle cellule.

Sarà realizzato con un finanziamento dell’Unione europea di 3,5 milioni di euro ed avrà un sistema di elaborazione dei dati che usa le molecole come transistor. Una nuova specie di macchine, che va sotto il nome di “robotica liquida”, per esplorare l’inesplorabile, come giacimenti sotterranei, asteroidi o pianeti gassosi. Futuristico ma attuale, è una versione un po’ meno evoluta del T-1000 della serie Terminator che, fatto di una lega di metallo liquido, poteva cambiare la sua forma trasformandosi in qualsiasi oggetto o persona. Ma quello era un robot prodotto della fantasia cinematografica, Cogitor è realtà. 

Quello che corrisponde oggi perfettamente al racconto del film è però la nostra dipendenza dall’informatica ed in particolare dal digitale; si spera la realtà non superi la fantasia perché in Terminator le macchine finiscono con il fare una terribile guerra all’uomo.

Intanto noi, nella realtà, una guerra la stiamo già combattendo da due anni con la pandemia da Covid ed anche questa era stata già raccontata in qualche disaster movie. Tuttavia è estate e molti di noi in questi giorni si godono ancora le meritate vacanze, pertanto meglio non pensare adesso agli scenari apocalittici che ormai da due anni a questa parte ci vengono prospettati. Il tema della pandemia è un tema serio e per quanto riguarda quello che succederà in autunno, se ci sarà o meno una quarta ondata, non è facile prevederlo. 

Intanto però i segnali per l’economia ed il nostro Paese sono incoraggianti. L’Italia cresce ad un ritmo che non si vedeva da almeno 20 anni ed il premio Nobel Stiglitz ha recentemente dichiarato che la crescita della nostra economia può essere forte e duratura. Il percorso da seguire per l’Italia è chiaro e passa attraverso l’adeguato utilizzo dei fondi del Recovery plan nella direzione della transizione digitale e soprattutto ecologica per valorizzare le nostre risorse culturali ed ambientali.

Ma per quelli più pessimisti sull’epidemia e le sue varianti si aprono nuovi scenari al di fuori dei confini terrestri. Perché mentre aumentano quelli che vanno a piedi tra laghi, colline e montagne per scoprire i meandri dei nostri boschi (lo slow tourism è una grande tendenza), una parte del mondo alza gli occhi al cielo e guarda all’insù verso Marte. Se tutto dovesse andare male, tra un po’, potremmo sempre cambiare pianeta come nel cinema succede ormai da anni con tanti film e saghe da Star trek in poi.

La Space economy, infatti, non è fantasia anche se sembra al confine con l’immaginazione: essa rappresenta una serie di settori produttivi che hanno a che fare con lo “spazio” ma che sono anche molto “vicini” a noi. L’economia spaziale riguarda la produzione delle infrastrutture spaziali “abilitanti” (Upstream) – come ad esempio satelliti, missili e stazioni spaziali – ma comprende pure la realizzazione di tanti prodotti e servizi “abilitati” (Downstream) per la vita di tutti i giorni sulla terra; televisioni, previsioni meteo, sistemi GPS per i navigatori per es. funzionano grazie all’attività dei satelliti. A questo va aggiunta la frontiera del turismo spaziale (che a breve non sarà appannaggio di pochi miliardari) cui si aggiunge l’edilizia spaziale perché in un futuro, non troppo lontano, colonizzeremo altri pianeti e si costruiranno case ed interi quartieri nello spazio. Sembra fantascienza ma non lo è, e la Space economy vale già centinaia di miliardi di euro. Anche l’Italia fa parte della partita ed esiste già un Piano strategico per la Space Economy per la definizione della nostra politica nazionale nel settore spaziale. 

Lo scorso sabato abbiamo approfondito l’argomento con Luca Iovine e Raoul nella rubrica “Economia per tutti”. 

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