Fumo di sigaretta, causa l’80% dei tumori al polmone e il 30% di ogni altra neoplasia

Il fumo di sigaretta crea danni enormi all'organismo. Ce ne parla il Dott. Cesare Gridelli dell'Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino.

Se qualcuno avesse ancora avuto qualche dubbio sul ruolo che il fumo di sigaretta gioca nel causare un tumore del polmone, a mettere le cose in chiaro ci ha pensato uno dei maggiori esperti del campo: Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia all’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino. Intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss in occasione del consueto appuntamento radiofonico del sabato che il network editoriale PreSa dedica ai temi della salute e alla prevenzione, Gridelli ha spiegato che «l’80% dei casi di tumore del polmone sono legati al fumo di sigaretta». Ma non è tutto, l’esperto ha anche chiarito che il fumo di sigaretta è il principale responsabile del 30% di tutti gli altri tumori. Ad esempio quelli del distretto “testa – collo”, ma anche del pancreas, del cavo orale, della vescica e del rene. «Il fumo causa enormi danni – ha proseguito – e un terzo dei tumori è legato proprio a questi danni».

A rendere centrale questo allarme sono i dati più recenti, che descrivono un aumento del tabagismo, soprattutto nei giovani. Ed è proprio per questo che le campagne d’informazione sono fondamentali. «La Campania è purtroppo maglia nera per incidenza del fumo, anche nei giovanissimi – spiega Gridelli con un livello medio di “abitudini a rischio” molto alto. Ridurre il tabagismo è essenziale, dobbiamo andare nelle scuole per trasmettere un messaggio chiaro sui rischi che si corrono».

Unica nota positiva è quella che arriva dalla ricerca, che oggi ha reso disponibili nuove terapie per queste neoplasie. «Le cose sono molto migliorate – conclude l’oncologo – abbiamo molte più guarigioni grazie all’uso combinato della chirurgia e delle terapie mediche. Le nuove terapie sono quelle biologiche, a bersaglio molecolare, o l’immunoterapia. Tutto questo ha migliorato i dati di sopravvivenza, ma la chiave resta la prevenzione primaria e secondaria». Un tasto dolente è purtroppo quello dell’assistenza ai pazienti e ai caregiver. Benché per la parte ospedaliera si è a buon punto, c’è ancora molto da fare sul territorio.

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