Tony Effe: “Mio padre di dava 150 euro come paghetta, ma erano pochi”

Tony Effe è sulla bocca di tutti in queste settimane, soprattutto per la canzone lanciata con Gaia, Sesso e Samba, che sta spopolando sulle piattaforme streaming e in radio.

Il rapper ha però fatto discutere per la sua ultima intervista, nella quale ha parlato a cuore aperto della sua adolescenza, ma a differenza da altri colleghi, non ha sofferto la povertà o la violenza che spesso si subisce nelle periferie.

Tony Effe è cresciuto in uno dei quartieri più esclusivi di Roma ed ha cominciato ad interessarsi alla musica sui banchi di scuola insieme ad altri tre compagni con i quali ha poi formato la Dark Polo Gang. Ad animarlo agli inizi, però, sono sempre stati i soldi.

Nell’intervista Tony Effe specifica di non avere mai avuto problemi economici da ragazzo, ma non è d’accordo sulla parola benestante: “Quando stavo al liceo mio padre mi dava 150 euro a settimana di paghetta. Per me erano pochi a 17 anni. Già fumavo, avevo il motorino, se volevo uscire con qualche ragazza… Io ero un povero del centro”.

L’interlocutore ha quindi sottolineato come la sua non fosse una rivalsa economica, ma per il cantante invece è proprio così in quanto non abitava nelle case popolari, ma andava a casa di compagni che avevano la piscina a Capalbio.

Inoltre, andava a scuola con ragazzi che a 14 anni avevano già il motorino e questo lo faceva molto soffrire. Tony Effe continua dicendo che ha sempre avuto una fissa per i soldi che negli anni sono arrivati, tanto da potersi permettere un orologio da 100.000 euro acquistato da poco.

L’artista romano conclude dicendo che oggi ha imparato a dare maggiore valore alle cose: “Se devo fare un regalo a un amico preferisco fargli un viaggio che un paio di scarpe. Le esperienze sono più importanti delle cose materiali”. 

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