Madame: l’omaggio da brividi a Lucio Dalla (VIDEO)

A Bologna, Madame ha cantato un'emozionante cover acustica di "Cara", canzone dell'indimenticabile Lucio Dalla.

Si è tenuto ieri, in occasione del compleanno di Lucio Dalla, un concerto commemorativo nella sua Bologna, e anche Madame si è unita all’evento. L’esibizione della cantante vicentina è avvenuta a margine dell’evento “Ciao”, che ha voluto promuovere le forme innovative di musica e creatività. Tra i premi assegnati ci sono questi: i Pinguini Tattici Nucleari per la carriera, Daniela Pes e Calcutta a pari merito nella categoria artista, Dardust come producer e Brunori Sas per la colonna sonora.

Anche Madame ha ricevuto un premio prestigioso nella categoria canzone con Il bene nel male. A margine di questa premiazione, Madame ha anche cantato la splendida Cara di Lucio Dalla.

CARA – TESTO

Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
Dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
Vuoi andare a dormire

Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
Sposta la bottiglia e lasciami guardare
Se di tanti capelli, ci si può fidare

Conosco un posto nel mio cuore
Dove tira sempre il vento
Per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
Non c’è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
E debbo stare attento a non cadere nel vino
O finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino
Uoh, uoh, uh, deh

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
Che non ti vede nessuno
Ma per uno come me, poveretto
Che voleva prenderti per mano e cascare dentro a un letto
Che pena, che nostalgia
Non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia
Almeno non ti avessi incontrato
Io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
E con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
Se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
Ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
Come se andare lontano fosse uguale a morire
E non c’è niente di strano ma non posso venire

Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
Ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
Se non fossi uscito fuori per provare anch’io a volare
E la notte cominciava a gelare la mia pelle
Una notte madre che cercava di contare le sue stelle
Io lì sotto ero uno sputo e ho detto, “Olé, sono perduto”

La notte sta morendo
Ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
Ma per uno come me l’ho già detto
Che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto

Lontano si ferma un treno
Ma che bella mattina, il cielo è sereno
Buonanotte, anima mia
Adesso spengo la luce e così sia

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