L’industria musicale porta in tribunale l’intelligenza artificiale

Alcune delle principali case discografiche mondiali hanno fatto causa contro due start up che producevano canzoni e musica con l’AI generativa

Oggi in Good Morning Kiss Kiss abbiamo parlato con Alessandro Longo, esperto tech, a proposito dell’Intelligenza Artificiale e delle cause legali intentate dall’industria musicale.

Stamattina stiamo parlando delle conseguenze che ha l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella vita reale, la quale è regolamentata da leggi del passato. Insomma, i nodi stanno venendo al pettine ed è il mondo della musica ad avere aperto le danze. Per parlarne abbiamo in diretta con noi l’esperto tech Alessandro Longo. Buongiorno Alessandro!

Buongiorno!

L’Intelligenza Artificiale ci ha creato delle domande per te. La prima è sul perché fanno causa le major musicali e quali sarebbero le violazioni?

Queste sono le prime cause contro i sistemi di Intelligenza Artificiale che creano musica con un prompt. Tu scrivi il prompt ‘voglio una musica country con la voce che ricorda questo cantante’ ed esce la musica. Questo per le più grandi case discografiche al mondo è un furto perché tali sistemi di Intelligenza Artificiale possono dare questo servizio in quanto hanno ingerito tutto il patrimonio della musica mondiale coperto da diritti d’autore. L’hanno assimilato e poi grazie a questa ingestione in massa e automatica possono fare qualcosa che è derivativa di ciò che hanno ingerito. Non si tratta di creazione secondo i discografici. Io sono d’accordo con loro perché c’è una grande differenza tra la macchina che riproduce qualcosa che può anche modificare e sembrare originale e un essere umano che nella musica ci mette tutto quello che è. La sua anima, la sua esperienza, il suo vissuto che sono molto di più rispetto a tutto quello che abbiamo ascoltato fino a quel momento. Dire che la macchina è come l’essere umano è una bestialità.

Però cerchiamo anche di vedere i pro di questa cosa. Per esempio, molte persone si potrebbero avvicinare a certi artisti e generi musicali che altrimenti non avrebbero mai contemplato.

In effetti, si. Anche le case discografiche dicono ‘Noi non vogliamo il blocco di questa tecnologia’, così come non hanno voluto il blocco dello streaming che ha permesso l’avvicinamento di tantissime persone alla musica perché per la prima volta nella storia si è potuto legalmente ascoltare la musica e scoprire nuovi artisti. Questo è quello che vorrebbero le case discografiche, ma anche tutti gli artisti. Far si che il loro lavoro sia riconosciuto e venga pagato. Questi sistemi possono essere uno strumento per creare, per aiutare altri artisti ad avere degli spunti.

Aiutare si, sostituire no. È lì il problema.

Si, appunto.

Dal tuo punto di vista, queste due cause intentate dalla Recording Industry Association of America (RIAA) andranno avanti oppure no?

Sono molto fondate. Le case discografiche hanno una lunghissima storia e capacità di far valere i propri diritti. Hanno una potenza enorme. Sono riuscite anche a bloccare la pirateria musicale. Poi qui ci sono delle basi di diritto molto forti. È abbastanza facile riconoscere se qualcosa è un plagio. È molto più facile qui rispetto ad altri ambiti dove l’intelligenza artificiale sta provando a sostituire l’autore di libri o qualcosa del genere.

Vedremo come andrà a finire. Grazie Alessandro. Grazie davvero.

Grazie. Kiss kiss a tutti.

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