Tiromancino: “Con tutti i fuffa guru dei social, serve un punto fermo. Quando con Verdone…”

Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss per parlarci dei suoi nuovi progetti artistici.
L’intervista di Max e Max a Federico Zampaglione.

Abbiamo qui Tiromancino, Federico Zampaglione, benvenuto!

«Buongiorno!»

La tua novità, “Puntofermo“, il tuo nuovo singolo. Ma in uscita hai di tutto, anche un film appena presentato, “The Well”. Ma cominciamo dalla canzone.

«La realtà è che siamo inghiottiti in un gorgo di informazioni. Tu apri i social network e vedi solo fuffa guru, in cui vogliono proporti qualsiasi cosa: come devi mangiare, come ti devi vestire, cosa devi pensare, come devi guadagnare. Quindi, diciamo che in questo delirio in cui ti dicono tutto il contrario di tutto, arrivi a un punto dove tutto ti destabilizza. Che devo fare?»

Quindi c’è bisogno di un punto fermo, giustamente.

«A quel punto quello che ti salva è che tu abbia un punto fermo. Almeno uno, poi se ne hai di più è meglio. Però qualcosa di cui ti puoi fidare, con cui puoi confrontarti in maniera sincera. Non è necessariamente una persona. Nel video noi abbiamo utilizzato il rapporto tra una persona e il suo cane, ad esempio. Torno a casa, mi è successo di tutto, apro la porta, il mio cane mi viene incontro e in quel momento ho la forza di andare avanti e sentirmi bene. Piò essere uno strumento, un libro, un parente, un compagno, una compagna, un figlio. Però l’importante è avere qualcosa che sai che sta lì per te, che ti tiene ancorato un minimo. Perché se no questa è diventata una realtà piena di…»

Fuffa guru! È geniale questa definizione. Tutto e il contrario di tutto, uno dice una cosa, poi un altro dice che è una fake news.

«Dice “non mangiare questa cosa qui perché ti fa malissimo”, ti fanno vedere tutti gli effetti devastanti e mangi un’altra cosa. Nel video successivo c’è un altro fuffa guru che ti dice che appena mangi quello sei morto.»

Allora qual è il tuo punto fermo?

«Ho lavorato tanto sui punti fermi, non sono regalati e scontati. Intanto li devi individuare, quindi capire cosa realmente ti fa stare bene e ti salva da tutto il resto. E poi li devi difendere. Una passione che hai, ad esempio, che diventa il tuo punto fermo, la devi difendere da tutto il resto. Devi trovare il tempo per dedicartici e la cura. Mi viene in mente mia figlia, mio padre, che è un punto fermo della mia vita.»

Forse non tutti sanno che il padre di Federico Zampaglione, ex insegnante di storia e filosofia, nonché preside di un liceo, è co-autore di molte delle tue canzoni

«Assolutamente, tra cui Amore impossibile

Punto fermo della tua carriera.

«Lui è il più grande fan e anche il più grande critico. Quando gli faccio sentire una canzone so che se il pezzo passa il suo giudizio, allora ha una possibilità. Se me lo stronca, no.»

Tu usi come riferimento loro?

«Anche mia moglie è terribile. Tu lavori 12 ore in studio, sepolto vivo, sul pezzo. Torni a casa con l’entusiasmo dicendo “senti che bello” e magari “l’ho dedicato a te”. Metti al canzone e certe volte vedi questa sfinge. Quando lei ascolta un pezzo che la emoziona, automaticamente si mette a piangere. Infatti lo chiamo “il pianto della santa”. Se la santa piange vuol dire che è un buon pezzo. A volte, invece, rimane con quest’espressione indecifrabile e io, silenziosamente, faccio sparire le canzone.»

Tu hai un nomignolo tra gli addetti ai lavori, ti chiamano “hitman”. Ogni canzone che fai, e ne hai tantissime, puntualmente diventa un successo. Anche grazie a tua moglie, che magari si commuove.

«Ma altre volte li stronca, poi mi metto a piangere io! Però, sì, faccio sentire molto le canzoni per capire. Alla fine alla gente lo leggi in faccia se il pezzi li ha convinti. Non è che faccio tutte hit perché ho la mano fatata, molto spesso scrivo anche ca*ate. Però, informandomi e vedendo le reazioni delle persone, quando il pezzo non arriva, non esce e non ve lo faccio sentire.»

Quindi c’è un cassettino con quelle stroncate?

«A voglia! Altro che un cassetto, è un armadio.»

Tu sei un cantante, poeta, scrittore e regista.

«Mah, scrittore molto meno, più regista. Semmai sceneggiatore.»

Dal tuo libro hai comunque tratto un film.

«Che era Morrison. Adesso c’è The Well, il nuovo film che sta girando i festival di tutto il mondo e in Italia arriverà d’estate. È un horror, io faccio horror.»

A noi piace molto.

«E uno dice: ma com’è possibile? Dottor Jekyll e Mister Hyde. È possibile perché è una passione che avevo da ragazzino che mi sono portato dietro. Non avrei mai pensato che a un certo punto della mia vita sarei finito a fare regista di horror. Invece è stato così.»

Hai anche vinto dei premi, non è che ti sei improvvisato. Hai qualche film di riferimento che guardavi da ragazzino?

«Tantissimi. Ma guarda, la passione è nata addirittura nel tunnel degli orrori. Quando avevo cinque anni mio padre mi aveva portato nel Luneur, al luna park, dove c’era questo tunnel degli orrori pieno di cose spaventose, piene di streghe, mostri. Chiesi a mio padre cosa fosse quel tunnel e lui mi disse “vieni vieni!” Mi mise su sto trenino e partimmo dentro al tunnel. Una volta uscito ero terrorizzato ma allo stesso tempo affascinato. Lì nacque la passione. A Natale mi facevo regalare le action figure degli zombie, mummie, i film di Dario Argento, Mario Bava, Lucio Fulci. Sono cresciuto con questo genere, è quasi un caso che sia diventato prima un musicista.»

Quando arriverà un Oscar, perché prima o poi arriverà, devi prometterci che saluterai Radio Kiss Kiss.

«Un Oscar per l’horror è difficile.»

È vero, un genere molto celebrato ma poco premiato. Prima parlavamo delle canzoni: quando scrivi una canzone per un film, pensi prima alla canzone o al film?

«Un episodio è stato quello di Due destini, con Ferzan Özpetek. Lì no, il pezzo lo avevamo già nell’album. Ci chiamarono per dirci che la canzone era stata messa in un film. Ricordo che quando andai alla prima del film, aspettavo e mi chiedevo “Ma dove sta? Forse l’avranno levata”. Invece partì sui titoli di coda e fu un’emozione incredibile. In quel caso o in altri è successo che abbiano preso il pezzo, anche Virzì con La descrizione di un attimo. Un’altra volta Verdone mi aveva chiesto una canzone con un tema preciso.»

Hai accettato subito?

«Be’, certo. “Pronto, so’ Carlo, senti Federì, me devi fa’ un favore, me devi mette’ sta canzone, qui non si capisce più niente” [imita la voce di Carlo verdone, ndr] Come fai a non fargliela?»

Questo è vero, se chiama Carlo tutti sull’attenti.

«Tra l’altro Carlo è il miglior medico generalista che c’è. Se lo chiami e dici che hai qualcosa che non va dopo un secondo ti fa la diagnosi.»

Prima hai parlato di tua figlia Linda, che è adolescente. Ti ha mai chiamato boomer?

«Sì. “Papà ma tu sei un boomer” e tu rimani così. Ma devo dire che piano piano questa cosa stiamo tentando di abbatterla. Certo, l’adolescenza, per una ragazzina… Per fortuna hanno inventato quest’applicazione con cui controlli dov’è. Almeno le dici “tu stai su quella piazza, io sto tutta la sera lì”! [ride, ndr] È un’età complessa; da fine estate è tornata dalle vacanze con al mamma e sembrava una donnina. Mi bacchetta che è una meraviglia.»

E ancora non ha portato il fidanzatino!

«Forse lo preferirei! Altrimenti esce con le amiche e non sai mai che fanno.»

Ci sarà anche un tour no?

«Sì, tutta l’estate. È la parte in cui ci divertiamo di più. Ormai c’è un repertorio di tante canzoni che la gente ama.»

Grazie a Federico Zampaglione, Tiromancino!

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