Roberto Saviano: “Più c’è possibilità di avere informazioni, maggiore è il rischio di avere fake news”

Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss per presentare il suo nuovo romanzo: "Solo è il coraggio".

Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss per presentare il suo nuovo romanzo: “Solo è il coraggio”.

Abbiamo parlato di coraggio, anticipaci qualcosa
“Ho deciso di scrivere un romanzo su Giovanni Falcone, per questo l’ho intitolato “Solo è il coraggio” ed in copertina – lo dico esplicitamente – “Giovanni Falcone, il romanzo”, perché la scrittura narrativa può avere questa alchimia, unica, non passa solo l’informazione ma fa essere la lettrice, il lettore lì, nel momento in cui Falcone prende le scelte, mentre sta provando quello che, emozionalmente, accade. E’ un racconto che parte da un’esplosione a Corleone e che si chiude con l’esplosione di Capaci ed in questo romanzo ci metto tutto: il maestro di Falcone, Rocco Chinnici, ci metto come l’alleanza tra di loro, cioè tra uomini che decidono attraverso il diritto di combattere il potere criminale sia innanzitutto un’amicizia, perché anzitutto si volevano bene. Può sembrare qualcosa di secondario, invece era prioritario, quando Chinnici arriva a gestire l’ufficio istruzione ci arriva dopo che hanno ammazzato Cesare Terranova e lui sente la responsabilità enorme, sente che deve agire nel migliore dei modi perché chi per realizzare quell’ufficio è caduto e quindi ci cadrà anche lui, una specie di staffetta di sangue.”

La forza e il coraggio di Falcone nasce anche da li, da cosa vivevano.
“Loro vivevano in questa costante attesa ed attenzione non erano uomini votati al martirio, il romanzo spesso pone al centro la loro voglia di vivere, che adoravano il mare, abbronzarsi. Stiamo parlando di persone che vogliono combattere il crimine per realizzare una realtà più felice, non hanno nessuna vocazione nè al martirio nè alla rinuncia, tutt’altro.”

Hai detto una parola tecnica: non sono stati uccisi ma sono “caduti”, un termine utilizzato generalmente per la guerra. In questi anni cos’è cambiato secondo te?
“Perché era una guerra. Molto è cambiato, va detto un dettaglio che nessuno ricorda mai: i morti di mafie, ‘Ndrangheta, della Camorra, di Cosa Nostra, della Mafia Garganica. Tutte queste insieme superano di gran lunga tutti i morti venuti in Europa nel dopoguerra, per esempio del terrorismo basco, del terrorismo rosso e nero in Germania, in Italia, in Irlanda nel Nord. E’ una vera e propria guerra, eppure è percepita come una questione marginale, locale e che riguarda bande. Ma anche se fosse soltanto vista così la quantità di sangue è immensa: se pensate che adesso che per la prima volta nel Nord Irlanda ha vinto un partito erede dell’IRA che però ha deposto le armi ed è una notizia mondiale. Guardate che qui quando si chiude un processo o avvengono i domicili è tornata a restare localmente la cosa invece è gigantesca. Perché dico che qualcosa è cambiato, beh innanzitutto Cosa Nostra non si rende conto che mediaticamente la sintassi comunicativa su di sé stava cambiando, quando ammazzano Chinnici, quando ammazzano Livatino, quando uccidono Ciaccio Montalto, le notizie arrivavano al telegiornale ma innanzitutto era una delle notizie: “Ucciso giudice in Sicilia” per esempio, oppure “Ammazzato in Calabria” e fine. C’erano anche delle risposte importanti dei giornalisti che scrivevano inchieste, iniziano ad esserci delle manifestazioni ma tutto durava pochissimo, qualche giorno e loro lo mettevano in conto come un “Vabbè un paio di giorni di rumore, poi tutto torna ordinario.” E così loro vanno ad organizzare l’attentato a Falcone, certo ci sarà un po’ di rumore e poi rientra e abbiamo capitalizzato la paura; invece l’intero mondo chiede una risposta, cioè la società civile inizia ad occuparsi di questa storia e le cose cambiano per sempre. Cioè inizia ad essere il tema criminale, un tema di dibattito nazionale ed internazionale, la luce si accende e quindi le cose iniziano a cambiare.”

Il giornalismo. Come giudichi il mondo attuale dell’informazione?
“Beh ovviamente il giornalismo non può essere valutato in una dimensione, ma esistono moltissime declinazioni di giornalismo. Esiste una parte del giornalismo attento, un giornalismo coraggioso, prudente, analitico, ce n’è un altro invece codardo, sensazionalistico, superficiale, banale. E poi c’è tanta furbizia, c’è la volontà di generare in qualche modo più sensazione che conoscenza, anche questo in realtà è indotto laddove conta la quantità di flusso e quindi arrivare prima ed allora non è più importante se la notizia è vera o se ti fa ragionare, importa se la spari grossa. Dipende appunto dall’obbiettivo, se invece l’obbiettivo è fidelizzare il lettore o l’ascoltatore, dare fiducia, allora non ti importa più arrivare prima ma se invece devi fare tantissimi click, tantissimo flusso l’obbiettivo è mettere la bandierina e per farlo perdi tutta una serie di mediazioni, di possibilità di conoscenza che fanno portare a casa diciamo quasi sempre informazione superficiale e sensazionalistica, perché l’obbiettivo è fare flusso.”

Le fake news.
“E’ incredibile perché è il momento dell’umanità in cui di più c’è informazione, c’è accessibilità all’informazione, quindi l’umanità non ha mai avuto così tanta luce sui fatti ma quello che è successo è incredibile, per certi versi imprevedibile tranne che per pochi analisti che lo avevano previsto è che quando c’è un inondazione la prima cosa che manca è l’acqua potabile, ed è esattamente quello che è accaduto cioè l’informazione sta morendo per quantità di informazione.”

Parlando ti è caduto un biglietto della metropolitana, ci siamo accorti che è nuovo e ce l’hai come se fosse un santino. Dietro c’è una storia bellissima, parlacene.
“Ieri ho presentato per l’appunto il romanzo “Solo il coraggio” ai Quartieri Spagnoli ed ho fatto il firma copie; una ragazza mi ha allungato un biglietto della metropolitana dicendomi “Lo userai”. E’ stato un bellissimo regalo e non è un pensiero scontato e poi è gravido di futuro: “Sarai libero, tornerai a Napoli.”

La scorta. Da quanto sei sotto scorta Roberto? Una o due cose positive della scorta”
“Da 16 anni. Allora sai cosa, che è difficile beccare la cosa positiva in quanto le cose positive che ho vissuto diciamo dall’essere diventato scrittore non me le ha date la scorta però provare quello che con la scorta ho avuto, innanzitutto il rapporto con i miei carabinieri diventato negli anni più forte e che da un lato cercano e devono proteggere il corpo però quando vedono che sei sotto assedio psicologico poi ti sono vicini anche da quel punto di vista. Questo è sicuramente qualcosa che ho avuto dall’essere sotto protezione, poi probabilmente sono cose che ho imparato e impari tantissimo cioè quanto sia prezioso poter decidere della propria vita all’ultimo momento.”

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