Marracash a Kiss Kiss: “Il rap è protagonista di una rivoluzione culturale”

Intervistato ai nostri microfoni, Marracash ha parlato del suo tour, di rap, di social e del suo modo di pensare la musica e l'arte.
I nostri Marco e Raf sono stati al Palapartenope per intervistare uno dei più grandi artisti italiani del momento, Marracash.
Riascolta qui l’intervista integrale di Marco e Raf a Marracash.

Siamo qui al Palapartenope con un artista da record: 36 dischi d’oro, 75 dischi di platino, nel 2022 ha vinto la Targa Tenco per il miglior album con “Noi, Loro, Gli Altri”, è stato il primo rapper a cantare all’Arena di Verona, è qui con noi Marracash!

«Ciao ragazzi, grazie per la presentazione!»

Marra, sold out ovunque, la gente ti aspetta, cosa aspettarsi dal tuo concerto? C’è qualche sorpresa?

«Le sorprese è bello se restano sorprese. Mi piacciono, anche il disco è uscito a sorpresa. Secondo me quando ti godi un’opera senza sapere niente è bello. Nell’epoca dei social netwrok è sempre più difficile avere una sorpresa. Il live, come ha scritto qualcuno in qualche recensione, è la somma delle mie anime: è un live vario, con diversi momenti, trascinanti, emozionanti, ma anche che fanno muovere. Grazie al lavoro dello show designer e al fatto che c’è una band dietro, questo live dà una tridimensionalità alle canzoni più impattante.»

L’emozione che ti resta dopo il concerto te la porti dietro tutta la vita.

«Io delle emozioni ho fatto il mio mestiere. Nel tempo ho capito che voglio esprimere il mio lato emotivo, che è quello che consolida il mio rapporto con il pubblico, e che lo rende amore.»

Tu hai rappato nel 2020 “meriterei il premio Tenco per il fottuto talento che tengo” e quest’anno hai vinto il Premio Tenco. Poi nella canzone “Loro” dici “sono al quinto platino e so che non è l’ultimo”, e “Persona” ha vinto il suo sesto disco di platino. Nel 2023 cosa ci dobbiamo aspettare da Marracash e cosa vuole Marracash?

«Guarda, io faccio queste mie premonizioni alla Marra-damus ma le faccio solo nelle canzoni. Solo lì ho questi momenti di lettura del futuro, quindi nei miei prossimi pezzi ci saranno alcuni spoiler sul 2023 e 2024. Ne ho fatti anche alcuni brutti, non sono sempre positivi.»

Nonostante questa grande consapevolezza del tuo talento, tieni i piedi per terra, e anche il piano terra in un appartamento a Barona. È vero?

«Non vivo più lì da un po’. Vibo sempre in Barona, ci sono ancora i miei genitori, ma non vivo più in quell’appartamento da diversi anni.»

Però sei rimasto affezionato alla zona.

«Sì, ci sono cresciuto e rimane per me il terzo genitore. Mi ha cresciuto.»

Tu sei un rapper di strada che ha vinto il Premio Tenco e il primo nel suo genere a calcare l’Arena di Verona. Grazie anche ai tuoi testi, la tua musica, sembra che il rap abbia quasi preso il posto di quel cantutorato impegnato degli anni ’60 e ’70?

«Allora, questa è una domanda che mi viene fatta spesso. Per me il rap è sempre stato cantautorato, perché cantautorato di per sé vuol dire scrivere e cantare le proprie canzoni. Forse questa cosa è arrivata alla critica, al pubblico, all’establishment, sono 15 anni che il rap fa del cantautorato, fa della critica sociale, ed è stato protagonista come movimento di una rivoluzione culturale in Italia.»

Sempre per citare le tue canzoni: “era meglio quando non c’erano i social”. Prima li hai citati, ma parlando dei lati negativi, ricordiamo quella tendenza stupida ad esempio di fare il coro “Marra portaci a …” e tu sei stato uno dei primi che lo ha interrotto.

«Sì, e mi sembra sia finito. È stata una viralità estiva, quest’estate c’era in tutti i concerti. Veramente una cosa stupida, è strano ogni tanto quello che succede. Secondo me sono cose che non hanno nemmeno a che fare molto con i social, i social le diffondono. Mi ricordo quand’ero piccolo, avevo 15 anni, c’era l’usanza di urlare “Valerio!” i più vecchi se ne ricorderanno. Non si sapeva il perché, ma pare ci fosse un gruppo di ragazzi che cercavano questo Valerio e che la cosa fosse diventata virale prima che ci fossero i social. Quindi in qualsiasi raduno di piazza, parchetto, concerto, la gente gridava “Valerio”»

In un certo senso la viralità c’è sempre stata, poi magari i social hanno favorito.

«Cambia il mezzo con cui si veicola.»

Ci sono anche lati positivi legati ai social? Anche legati alla scena rap ovviamente.

«I social network abbattono la distanza tra pubblico e artista, sono una sorta di ufficio stampa. Se vengono usati bene, permettono all’artista di mettersi in evidenza. Può essere un bel palcoscenico, poi serve anche tutto il resto. Può essere un modo per farsi conoscere.»

C’è qualcuno che hai notato sui social?

«Mi capita spesso di trovare cose interessanti sui social. È un mezzo alla fine, poi ovviamente ci sono i problemi di dipendenza legati all’abuso. Dipende da come lo usi, ma ci sono anche cose interessanti.»

Tu sei il king del rap. Immaginiamo un trono con tre sedute con te, Fabri Fibra e Guè. Ti senti di aggiungere qualcun altro?

«Non amo molto i podi e queste cose. Faccio sempre fatica a scegliere tra tanti. Ci sono dei rapper che mi piacciono, poi magari ognuno copre ruoli diversi. Salmo è sicuramente un rapper top level, Sfera Ebbasta è bravo in quello che fa, ci sono emergenti molto bravi come Baby Gang e Lazza. C’è della gente molto in gamba.»

Grazie mille per essere stato con noi e in bocca al lupo, Kiss Kiss a te!

«Kiss Kiss a tutti.»

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