Leo Gassmann: “La mia esibizione di ieri è da 6 e mezzo, anche 7”

Leo Gassmann è stato ospite nei nostri studi sanremesi, parlandoci della sua esibizione al Festival e dei suoi progetti futuri.
Leo Gassmann è stato ospite in Dedikiss – speciale Sanremo.

Un ragazzo educato e con la testa sulle spalle, almeno così dicono tutti, anche I Cugini di Campagna: “Sono dolcissimi, sono persone meravigliose oltre che grandi artisti, ieri hanno fatto una grande esibizione.” Però, confessa Leo Gassmann “ho tanti difetti, non sono perfetto, ma cerco di essere la versione migliore di me stesso.”

Il figlio d’arte ha rivisto la sua esibizione di Terzo Cuore di ieri sera all’Ariston? “Sì, sono il primo fan del Festival di Sanremo, è un onore, bellissimo essere qua. Ho rivisto la mia esibizione, mi darei un 6 e mezzo, anche 7, si può fare molto meglio. Ma era la prima volta, è normale che ci fosse un po’ di emozione, però tutto sommato è andata bene, sono felice. Mi sono divertito tanto.”

Il brano per Sanremo 2023 è scritto con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. “Siamo grandi amici, per me Riccardo è un grande amico, è come un fratello maggiore, mi ha insegnato tantissime cose e me ne insegna ogni giorno” – ha rivelato Leo Gassmann.

Qualche consiglio da papà Alessandro? “In realtà mi ha soltanto detto di essere me stesso. Lui ha cercato di legarsi poco al mio nome. Poi, gli piace fare il tifo, mi ha detto che è fiero di me. Lo stesso ha fatto mia madre. I miei ne capiscono di musica ma ascoltano musica diversa, mio padre mi faceva ascoltare Jamiroquai, Joe Cocker, il soul, il funcky, ha dei gusti particolari.”

La canzone sanremese di Leo Gassmann è Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi: “A livello di testo e di idee, rimane un capolavoro. Anche Salirò di Daniele Silvestri.”

Infine, ci sono novità sul tour e sull’album: “Il tour lo stiamo mettendo giù, spero di poter suonare il più possibile. L’album esce il 24 febbraio, si intitola La strada per la carta, è un concept album costruito intorno al concetto di fiaba. Ci ho lavorato per tre anni, c’è una parte della mia vita lì dentro.”

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