Edoardo Leo: «”Power of Rome”, omaggio alla mia città»

Edoardo Leo è intervenuto a Radio Kiss Kiss per presentare il suo ultimo lavoro, "Power of Rome", film evento nei cinema per tre giorni.

A Radio Kiss Kiss è intervenuto Edoardo Leo, per presentare il film “Power of Rome” che lo vede protagonista.

«Tengo molto a questo progetto perché è un omaggio alla mia città e alla sua storia, ma è interessante anche per chi non è di Roma e per chi non ne conosce la storia. Nel film “Power of Rome” io faccio me stesso che interpreta Giulio Cesare, ma ad un certo punto, smetto di fare Giulio Cesare e giro per la mia città cercando di riscoprirla. Si tratta di un film evento che esce oggi e sarà nelle sale per tre giorni, fino al 21 aprile. Sono molto orgoglioso di averlo fatto.»

Il 21 aprile Roma compie 2775 anni ed Edoardo Leo ne compie 50. Cosa significa Roma per te, che sei nato il suo stesso giorno?
«Ognuno ha un rapporto stretto con la propria città. In questa città ci vivo, ci lavoro, ci sono nato e cerco di fare ciò che posso per renderla bella con il mio mestiere. Io confesso, da romano Doc, che non ero mai stato in alcuni posti che ho visto, tra cui la Domus Aurea e l’interno del Colosseo.»

C’è un’altra città che ti dà vibrazioni come fa la tua Roma?
«Più di una città. Anche se molto diverse, ci sono città che mi hanno entusiasmato. Napoli è una di queste. Ogni volta che sono a Napoli mi guardo intorno ed è una continua scoperta. E c’è anche Venezia. Dovremmo cercare di essere un po’ più orgogliosi delle cose che abbiamo e trattarle un po’ meglio, averne cura. Siamo molto bravi a dimostrare amore a parole e meno nei fatti. Io ad un certo punto mi sono chiesto cosa potevo fare per la mia città e mi sono impegnato con il mio lavoro. I problemi delle città restano, ma è dove posiamo lo sguardo che noi cambiamo le cose. Va bene parlare di ciò che non funziona, ma dobbiamo ricordarci che viviamo in uno dei posti più belli del mondo.»

Complimenti per il documentario che hai fatto su Gigi Proietti, lavoro stupendo.
«Grazie. Io ho speso tanti anni della mia vita accanto a Gigi e confesso che è un documentario che non avrei voluto fare, pur di averlo ancora qui con noi. Avevo iniziato a fare un documentario su uno dei suoi spettacoli, poi è successo quello che nessuno si augurava e ho preso questo onere/onore di cercare di raccontare la sua vita. L’ondata di affetto per questo lavoro mi ha travolto e non me lo aspettavo. Gigi non amava la parola “maestro” perché vedeva il suo lavoro come una cosa ancora in divenire. Resta un esempio irraggiungibile di professionalità. Ho riscoperto un autore che pensavo di conoscere molto bene. Gigi Proietti non è stato un comico, ma un grande intellettuale, un uomo di una profondità incredibile.»

Hai detto più volte che, se non avessi fatto l’attore avresti fatto il professore. Ma di cosa?
«Io ho una laurea in Lettere e avrei voluto fare l’insegnante di italiano nei licei. In realtà, ho sublimato questa aspirazione, perché nello spettacolo che faccio, “Ti racconto una storia”, ho in scena delle lavagne ed è sostanzialmente una lezione divertente su come si raccontano le storie. Quindi ho mischiato le due cose e faccio una lezione-spettacolo. Il mio professore di italiano è stato il mio primo eroe, perché vedevo una persona che faceva il suo lavoro amandolo. Pensate che mi sono diplomato con il minimo e laureato con il massimo dei voti. Ancora oggi mi porto dietro la passione per la letteratura e per la poesia grazie all’esempio di quell’uomo.»

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