Drusilla Foer: «Il diverso da noi è un dono»

L'artista Drusilla Foer si è raccontata ai microfoni di Radio Kiss Kiss nel programma "Fuori Tutto" con Pippo Pelo.

L’artista Drusilla Foer è stata ospite di Radio Kiss Kiss nel programma “Fuori Tutto” con Pippo Pelo.

Cosa ti trasmette la città di Napoli?
«Quando sono a Napoli sono sempre felice. Ho sempre amato Napoli, questa esuberanza e attitudine alla rappresentazione. Avete questa “nuance” di teatralità attraversata da amarezza e drammaticità e non esiste comicità né allegria se non scorre un po’ di dramma e di dolore. Città meravigliosa e ci sono sempre stata bene.»

L’Italia è un Paese con un insieme di comicità diverse?
«È proprio la ricchezza dell’Italia. Non solo nella comicità, ma nella letteratura, nel teatro, nella musica e nel cibo. Non c’è nessuna nazione al mondo che ha la nostra quantità di eccezionalità. Siamo un popolo fortunato, siamo pieni d’arte, siamo stati educati alla bellezza. L’Italia è una nazione capace di accogliere, siamo di indole accoglienti ed è una cosa che mi inorgoglisce molto.»

Anche Drusilla è un insieme complesso?
«Assorbo da tutto, ho avuto una vita randagia, ho viaggiato molto. Ho sviluppato un’attitudine a rubare con gli occhi, ad ascoltare, ad annusare, a bere, a mangiare, a danzare in terre diverse. Ho preso tanto da ogni luogo in cui ho vissuto.»

Ascoltare è importante, giusto?
«Sì, certo. Bisogna accogliere il dubbio, l’inaspettato, bisogna accogliere ciò che è altro da noi con grande allegria perché è solo un dono. Si mette in discussione ciò che si è. L’ascolto di ciò che accade dentro di noi è fondamentale per ascoltare ciò che è altro.»

Cosa diresti a chi vuole incantare gli altri?
«L’unica cosa per sedurre ed incantare gli altri credo che sia lasciarsi incantare. Io mi lascio incantare dalle parole, da un paio di occhi, dalle mani, dalla voce. Se ci si fa incantare, si diventa incantevoli. »

Cosa ti piace del vintage?
«Forse mi fa sentire un po’ meno a mio agio nella contemporaneità. Ho una grande devozione per la memoria. È la memoria che fa stanziare dentro di noi il valore delle esperienze, io della memoria m’innamoro. E qualche volta ho difficoltà a lasciarla andare, anche se ogni tanto una ripulita va fatta.»

Chi ti ha fatto il regalo più bello?
«Il regalo più bello della mia vita? Il mio ultimo amore mi ha regalato il suo amore e anche un anello di brillanti di sua madre che ancora non ho venduto, è la mia pensione.»

Ci parli del tuo spettacolo “Eleganzissima”?
«”Eleganzissima” è uno spettacolo che amo molto, nato un po’ di anni fa. C’è una parte narrativa che precede una parte cantata. Lo spettacolo racconta un po’ di me, di quello che penso, di quello che sento e delle mie esperienze.»

A Sanremo abbiamo sentito che accennavi una canzone…
«La canzone di Sanremo non esiste. Non so se si può dirlo, Amadeus doveva interrompere prima. Ho messo due parole lì, così, avrò detto “amore mio” e una roba così. Cantare forse è la cosa che più mi vitalizza, fin da quando ero bambina. Canto di tutto.»

Pensi che ci sono dei muri in Italia che riusciremo ad abbattere?
«Secondo me, nel mondo delle favole, mi piacerebbe che non servissero questi muri, che non servissero le giornate “contro”. Mi piacerebbe che tutti i giorni contenessero questi temi importanti. Oggi va già un po’ meglio. Diamo alla società il tempo di mettere a fuoco quali sono i dolori di questa società, che produce verso se stessa. Io sono fiduciosa che andrà meglio. E ho fiducia nell’educazione scolastica, nell’educazione affettiva. Credo si debba investire sulle nuove generazioni. Purtroppo abbiamo restituito loro un mondo piuttosto livido, addolorato e complicato. Spero si investa nel non ignorare l’ignoranza.»

Ci fai qualche esempio di quello che per te è l’unicità?
«L’unicità è un risultato, è una caccia alla vita ed una caccia al tesoro. L’importanza è il percorso che si fa per arrivare al tesoro quindi l’accumulare esperienze. Credo ci siano molte persone che siano uniche. Papa Francesco, per esempio, può piacere o non piacere, ma sicuramente è unico. Ha detto cose importanti. Come uniche sono anche le persone come la mia fornaia, che lavora 10 ore al giorno per far frequentare l’università ai suoi figli.»

Hai detto che ti piace Lady Gaga ma non Madonna. Come mai?
«Madonna è carina, poveretta, ma io sono ancora di quella generazione che subisce il fascino del talento. Credo che lei sia stata un fenomeno che ha solo amplificato delle cose che c’erano già. Il valore di Madonna è che ha rappresentato qualcosa per molti, per tante persone.»

Cosa vorresti ancora migliorare di te?
«Io credo di essere molto leale, in ciò che racconto, in come mi muovo, in come canto. Mi piacerebbe una ulteriore iniezione di onestà intellettuale, senza il desiderio di piacere. Mi manca una sferzata di cose che non so. La funzione di un artista è quello di mostrare il proprio punto di vista. Se il proprio punto di vista non si alimenta, non si è degli artisti.»

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