Clementino: «Non ho bisogno di macchiare la mia musica per avere successo»

Clementino è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss per presentare il suo nuovo album "Black Pulcinella".

Clementino è stato ospite negli studi di Radio Kiss Kiss per presentare il suo nuovo album “Black Pulcinella“.

Dal rap, alla tv, al cinema, Clementino è stato definito il Will Smith di Cimitile…
«Io non mi sono definito niente, io non mi sono mai definito.»

È uscito il nuovo album “Black Pulcinella”. Hanno detto che hai svelato il tuo lato oscuro.
«Non è vero…»

Poiché hanno detto che tu sei il Will Smith di Cimitile, non è che se sbagliamo qualcosa ci tiri un ceffone?
«No, ma assolutamente. Poi secondo me quel movimento fatto da Will Smith è sbagliato perché io sono contro ogni forma di violenza. Però Will, sei un rapper, quello ha fatto la battuta, prendi il microfono e fagli una rima, finisce là!»

E il tuo Chris Rock chi sarebbe stato?
«Non lo so, anche perché non ho modo di dare uno schiaffo a qualcuno così, a meno che qualcuno non offenda la mamma. Lo do con la musica, quella è l’unica forma di violenza, la violenza con le rime, con le martellate. Poi io ho appena finito di leggere il libro di Will Smith, un autobiografia pazzesca. L’ho letta prima dello schiaffo, è una leggenda, nell’ultimo capitolo dice che gli manca solo lanciarsi da un aereo con il paracadute. Il libro chiude proprio con un fumetto di Will Smith che si lancia col paracadute. E infatti pensavo “wow, Will Smith, quante cose ha fatto”. Il tempo di accendere la tv e… pam! Lo schiaffone.»

Tutti noi conosciamo la figura di Pulcinella, però non conosciamo il Black Pulcinella. Com’è?
«“Black Pulcinella” nasce da “black” che è la musica afroamericana e “Pulcinella”, la maschera di Napoli. Mettendo insieme le due cose è nato questo titolo, che volevo già usare per gli album dieci anni fa, perché quando mi chiedevano “Clementino, che genere fai?” rispondevo “Black Pulcinella”: un unione tra musica afroamericana e Neapolitan Power.»

In un’intervista tu hai citato Jep Gambardella de La Grande Bellezza, dicendo che non hai più voglia di fare cose che non ti va di fare. Ci sembra di capire, ascoltando questo album, che sei tornato alle origini. È un Clementino diverso?
«Sono tornato sicuramente alle origini perché “Black Pulcinella” è molto Clementino il freestyler, però proiettato nel 2022. Sarebbe stato un po’ noioso portare dei beat anni ’90 e chiuderla lì. Invece, ho creato con i produttori delle basi che ricordano il Boom Bap anni ’90 della West Coast di Los Angeles però proiettate qui nel 2022. Tant’è vero che tutte le collaborazioni dell’album sono con artisti più giovani di me. Ormai non sono più Clementino, ma zio Clemente.»

Invece il singolo ATM?
«”ATM” è stata una trovata pazzesca, perché molte volte ti sforzi a fare il singolo che per forza deve piacere a tutti, che per forza deve passare di qua e di là… e poi arrivi a “ATM”, che funziona più di ogni altra cosa. Tant’è vero che molti l’hanno paragonata a “cos cos cos”. Ora ovunque vai trovi ATM, la sigla del bancomat, o anche i trasporti a Milano. Mi stanno mandando le foto di tutti gli ATM.»

E come mai hai scelto questa assonanza?
«Il mio caro amico di Nola diceva sempre il tormentone della comitiva che era “atm”, cioè “fratm” abbreviato. Io gli ho detto “fratello, qua dobbiamo farci una canzone”. L’ho messo su un beat fatto la LDO che ricorda proprio il Boom Bap di Snoop Dogg e della West Coast degli anni ’90, e sono riuscito a tornare con il comedy rap, l’ironic rap. Sono ironico. Nel video ho cercato di imitare Colapesce e Dimartino, Gué Pequeno, Sfera Ebbasta, Achille Lauro, Tha Supreme, Elio e le Storie Tese. Ho cercato di imitare gli altri rapper.»

Qual è stata l’imitazione migliore?
«La migliore è stata Gemitaiz, perché siamo uguali già normalmente. Se mi metti il tatuaggio in fronte sono identico a lui. Mi ha anche scritto un messaggio “li mortacci tua, sei uguale a me”. Delicatissimo. Questo sono io, questa è la mia vera evoluzione, non è che Clementino a 40 anni si mette a imitare quelli che fanno la trap. Questo sono io, infatti tutti mi hanno detto che in questo brano sono il vero io»

Nel brano parli di “muccusielli”, cioè ragazzetti, bulletti.
«Non ne parlo solo per il rap ma in generale per la musica, tutto questo trend di apparire per forza, di mostrare. Io credo che l’essenziale sia la musica, a prescindere dai like, dal macchinone, dalla collana, la musica è la parte importante, ho scritto una cosa per dire “ragazzi, state attenti, perché va a finire che per un anno siete al top e poi nessuno vi pensa più per vent’anni”. La musica è la cosa importante.»

Ultimamente, voi artisti state tornando a far musica per dire qualcosa senza badare al successo. Si segue la linea per cui si fa musica per far musica?
«Lo vediamo anche dal ritorno di Fabri Fibra, Marracash, Noyz Narcos. Tutti i veterani fanno valere la street credibility. La mia versione commerciale è la tv, il cinema, Made in Sud e The Voice. Non ho bisogno di macchiare la mia musica per fare successo.»

Infatti sei un po’ come Fiorello, lo showman dei rapper.
«Per anni ho voluto accontentare tutti. Perché devo farmi il fegato marcio? Ho trovato la risposta facendo la musica che più mi piace, che è anche la musica che piace di più ai miei fan. Per quanto possa spremermi per fare una canzone a tavolino, comunque quando vado a Milano mi chiedono “Cos cos cos” o “Clementino spacca e’ vetrine”. Se mantieni la tua identità nessuno ti può dire nulla.»

L’ultimo film in cui ti abbiamo visto è “Il Materiale Emotivo” di Sergio Castellitto. Quest’estate uscirà qualcos’altro?
«Come film uscirà “Lamborghini”, che è la vita di Ferruccio Lamborghini, inventore dell’auto. Io faccio Mario l’operaio, volevano l’accento napoletano. Poi uscirà “Uomini da marciapiede”, un film super comico con Antonio Albanese, Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, Francesco Pannofino. Poi uscirà il documentario di Trudie Styler, moglie di Sting, che ha fatto un documentario per Netflix su Napoli, io faccio il giullare, il menestrello che racconta in rima la storia di Napoli dalle origini ai giorni nostri. Ho dovuto fare una tesi per questo ruolo.»

Dato che fai tv, cinema, musica. Ma il teatro?
«Teatro in realtà non ho progetti. Ne ho fatto tanto, ma non ho progetti adesso a teatro. Mi piacerebbe fare degli spettacoli adattando i film per il teatro. Mi piacerebbe fare una versione di “Bronson”, il film interpretato da Tom Hardy, che racconta la vita di Charles Bronson, un detenuto che ha dato fastidio alle carceri tanto che è stato trasferito almeno 20 volte. È un film molto bello, quasi comico se ci pensi, perché lui come personaggio è comico. Mi piacerebbe portarlo a teatro, magari tra cinque o sei anni, mai dire mai.»

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